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Processo Depistaggio via d'Amelio

Depistaggio via d'Amelio, dal 3 dicembre saranno sentiti i primi testi

via damelio sentenzadi Aaron Pettinari
Acquisiti agli atti la conferenza stampa Tinebra-Boccassini ed il video su sparizione dell’Agenda Rossa

Da ieri il processo sul depistaggio di via d'Amelio ha ufficialmente preso il via. Il collegio del tribunale di Caltanissetta, presieduto da Francesco D'Arrigo, ha accolto tutte le richieste di costituzione di parte civile avanzate la scorsa udienza. Così avanzate dai ministeri dell'Interno e della Giustizia, dei figli di Rita Borsellino (sorella del magistrato ucciso), degli eredi di Salvatore Profeta (uno dei soggetti condannati ingiustamente ed oggi deceduto), di Antonino Vullo, agente di scorta sopravvissuto all'attentato del 19 luglio 1992, e del Comune di Palermo.
Imputati sono l'ex ispettore di polizia Fabrizio Mattei, ora in pensione, Mario Bo, ex funzionario e oggi dirigente della polizia a Gorizia (non presente in aula), e Michele Ribaudo, agente di polizia, che nel '92, dopo le stragi di Capaci e via d'Amelio, fecero parte del cosiddetto gruppo investigativo "Falcone Borsellino" come stretti collaboratori di Arnaldo La Barbera (morto nel 2002 e considerato l'ispiratore del depistaggio sulle indagini della strage di via d'Amelio, dove nel '92 furono assassinati il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della scorta). Contro di loro l'accusa è di calunnia aggravata dall'avere favorito Cosa nostra.
Alla scorsa udienza la difesa dell'ispettore Mario Bo aveva nuovamente presentato eccezione di competenza territoriale chiedendo il trasferimento degli atti al Tribunale di Firenze in quanto, a loro parere, il primo reato di calunnia è stato compiuto a Pianosa, in provincia di Livorno, il 24 giugno 1994 (data del primo verbale del falso pentito Vincenzo Scarantino) ma, così come aveva fatto il Gip, il giudice ha respinto questa eccezione.
Successivamente le parti hanno rappresentato la richiesta di ammissione testi. Per l'accusa in aula era presente il pm Stefano Luciani che ha presentato un'articolata lista testimoniale.
Così saranno sentiti i collaboratori di giustizia Nino Giuffré, Giovanni Brusca, Francesco Di Carlo, Gaspare Spatuzza, Vito Galatolo, Francesco Onorato, Mario Santo Di Matteo, Ciro Vara e Gaspare Mutolo "al fine di provare in special modo le circostanze indicate nella contestata aggravante per poter dimostrare che gli elementi delle condotte compiute dagli odierni imputati si inseriscono in un più ampio quadro che, ad avviso del pm, riguarda una convergenza di interessi nell'esecuzione e nella progettazione delle azioni di esecuzione della strage di via d'Amelio tra appartenenti dell'organizzazione criminale Cosa nostra ed ulteriori ambienti di carattere istituzionale". Ovviamente saranno anche ascoltati i falsi pentiti Candura, Scarantino ed Andriotta, ovvero "gli strumenti attraverso i quali si è operato il depistaggio della strage di via d'Amelio". Un depistaggio che nella prospettabile del pm "ha avuto inizio ancor prima del settembre del 1992. In quel mese si costruisce la falsa verità in ordine alla fase esecutiva della strage, attraverso la finta collaborazione di Salvatore Candura, poi proseguita nel settembre 1993 con la collaborazione falsa di Andriotta e poi con la roboante falsa collaborazione di Scarantino, preceduta e accompagnata da una serie di comportamenti contestati agli imputati". Luciani ha anche chiesto di sentire Lucia Borsellino, la figlia del magistrato che dovrà riferire in particolare riguardo l'incontro avuto con Arnaldo La Barbera dove a quest'ultimo fu fatta presente l'assenza dell'agenda rossa dall'interno della borsa. E rispetto alla sparizione dell'agenda rossa che Borsellino soleva avere con sé e in cui annotava circostanze particolari della sua vita saranno anche citati come testi Andrea Ruggeri, Ayala, Arcangioli, Pino Arlacchi, Luigi Rossi e Calogero Germanà.
Ancora saranno approfondite le vicende di San Bartolomeo a Mare, dove furono compiute aggressioni nei confronti di Scarantino e saranno chiamati Rosalia Basile (ex moglie di Scarantino), i poliziotti appartenenti al gruppo Falcone e Borsellino, il giornalista Angelo Mangano, che raccolse in un'intervista la prima ritrattazione di Scarantino. Saranno chiamati a deporre la moglie di Mario Santo Di Matteo, Francesca Castellese, il professor Guidotto, Vincenzo Pipino, Gioacchino Genchi ed i magistrati Giordano, Boccassini, Cardella, Palma, Petralia, Saieva e Di Matteo che a vario titolo hanno partecipato ad indagini e processi sulla strage di via d'Amelio.
All'udienza di ieri, su richiesta del legale di Salvatore Borsellino e dei nipoti di Adele Borsellino, Fabio Repici, sono state acquisite le immagini del giorno della strage di via d'Amelio, raccolte in un piccolo documentario presentato lo scorso luglio, con una ricostruzione dei movimenti che hanno riguardato la borsa di Paolo Borsellino, così come l'audio ed il video della conferenza stampa sugli sviluppi delle indagini sulla strage di via d’Amelio, nella data del 19 luglio 1994, a due anni esatti dall’eccidio, tenuta dal Procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra e da Ilda Boccassini. Il processo, in base al calendario proposto dal Presidente, avrà ritmi serrati con tre udienze settimanali anche per permettere una maggior celerità del dibattimento. Si inizierà il prossimo 3 dicembre.

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