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Processo Capaci bis

Capaci bis: la parola agli imputati Madonia e Tutino

tutino madoniadi Francesca Mondin
Al processo Capaci bis oggi hanno parlato gli imputati, dopo aver sentito come teste il comandante della capitaneria di porto di Ponticello la Corte di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, ha ascoltato il boss di Resuttana Salvatore Madonia detto "Salvino", condannato in via definitiva a più ergastoli per associazione mafiosa, omicidi e altri traffici criminali e Vittorio Tutino, uomo di fiducia dei Graviano, già condannato per associazione mafiosa e per aver preso parte ad omicidi o attentati.
Una testimonianza soppesata nel linguaggio quella di Madonia, accusato di essere stato tra i mandanti della strage che tolse la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il boss durante l'interrogatorio ha evitato accuratamente di utilizzare la parola mafia o Cosa nostra e di fronte alla domanda del pm Luciani se, a prescindere dalle sentenze di altri processi, avesse mai fatto parte dell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra, Madonia ha risposto: "Ci sono sentenze, il mio no vale poco... spetta alla corte decidere o non decidere". 

A molte altre domande l'imputato ha risposto con lunghe introduzioni contro le dichiarazioni fatte dai pentiti Brusca Giovanni e Nino Giuffrè, i due collaboratori di giustizia che hanno messo a fuoco il ruolo di Madonia nelle stragi del '92. Nelle loro dichiarazioni Giuffrè e Brusca hanno parlato di una riunione dei vertici di Cosa nostra palermitana che Riina convocò per gli auguri di Natale tra novembre e dicembre '91 a Palermo a cui avrebbe partecipato anche Salvatore Madonia. In quell'occasione secondo i pentiti venne deciso il progetto di attacco allo Stato. Brusca ha raccontato che "l’oggetto del discorso va ad interessare uomini politici e uomini della magistratura, Falcone e Borsellino. Ma nell’elenco non c’era solo il Lima, c’erano altri personaggi politici". Secondo l'accusa Madonia non solo avrebbe dato il proprio assenso alla strategia stragista ma avrebbe anche messo a disposizione logistica e picciotti. Il boss di Resuttana oggi ha allontanato da sè ogni accusa negando il proprio coinvolgimento a riunioni e affari di Cosa Nostra così come ha negato di aver mai conosciuto Brusca e Giuffrè al di fuori dal carcere o dei processi.
Restano però poco chiare alcune dinamiche spiegate stamani da Madonia.  Infatti se come ha dichiarato oggi in aula, non c'entrava nulla con il traffico di droga dei Galatolo  è poco chiaro come mai un amico di due boss del loro calibro si sia rivolto proprio a lui per risolvere dei problemi :"Per un certo periodo sono stato costretto  ad andare in Venezuela per alcuni mesi nel '88 o '89, sono stato incaricato da Joe Cuffaro, amico dei Galatolo, mi venne a cercare per dei problemi di pagamento, per una questione di droga e io sono entrato in questa situazione, si rivolgono a me perchè pensavano che li potessi aiutare… ma io non c'entravo nulla sul traffico di droga". Risulta difficile anche pensare che Madonia con un solo obbligo di firma si diede alla latitanza a dicembre del 1987 solamente perchè giovane "Ero un ragazzo non avevo voglia di rispettare gli ordini" ha risposta alle domande del pm Luciani.

Tutino: "Graviano è persona meritevole"
Giuseppe Graviano "era e ritengo che sia una persona meritevole che necessitava aiuto e per quello che potevo lo aiutavo". Vittorio Tutino, imputato al secondo  processo sulla strage di Capaci non ha battuto ciglio in aula. Dopo aver negato con fermezza ogni appartenente a qualsiasi associazione mafiosa, ha conferma con orgoglio la sua vicinanza ai fratelli Graviano, tra i più sanguinari boss mafiosi sostenitori della strategia stragista di Riina e mandanti dell'omicidio di Padre Pino Puglisi. Tutino pur ritenendosi estraneo alla mafia non ha avuto problemi a raccontare il suo supporto a Giuseppe Graviano durante la latitanza: "Mi limitavo a fare la spesa lo accompagnavo a fare shopping… guidavo io, sapevo che era latitante". Alla domanda sul perchè un boss come Graviano si sarebbe rivolto a lui per una faccenda così delicata l'imputato ha risposto: "Non me lo hanno mai spiegato, io sono sempre stato Vittorio e quando ho potuto aiutare un compagno l'ho fatto". Addirittura Tutino ha raccontato che si dedicò "a curare gli investimenti  di Filippo Graviano sul settore dell'edilizia".
Tutino è accusato di aver fatto da battistrada nella staffetta che trasportava l'esplosivo da casa di Gaspare Spatuzza al motel Agip. Sebbene in aula abbia confermato di conoscere Gaspare Spatuzza e di aver avuto un legame quasi di "fratellanza" con l'ex "picciotto" di Brancaccio ha negato ogni suo coinvolgimento riguardo quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia. Secondo le dichiarazioni di Spatuzza assieme ad altri mafiosi di Brancaccio e Corso dei Mille (Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello) ricevettero da un certo Cosimo alcuni residuati bellici della seconda guerra mondiale recuperati in mare e provvidero ad aprire gli ordigni e a estrarre l’esplosivo, che venne consegnato al boss Giuseppe Graviano per essere utilizzato nella strage di Capaci.

Poichè nel corso dei rispettivi esami dibattimentali sono emerse contraddizioni tra le dichiarazioni degli imputati e dei collaboratori di giustizia la Corte d'Assise di Caltanisseta ha ammesso il confronto di Madonia Salvatore con  Brusca Giovanni e Giuffrè Antonino e il confronto tra Tutino VIttorio e Spatuzza Gaspare. I confronti si svolgeranno presso l'aula bunker di Firenze i prossimi 8 e 9 gennaio.

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