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Processo Capaci bis

Capaci bis, Calogero Ganci: “Mio padre non mi parlò di soggetti esterni per la strage”

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Capaci bis, Calogero Ganci: “Mio padre non mi parlò di soggetti esterni per la strage”
di AMDuemila - 27 novembre 2014
“Mio padre non mi parlò mai di soggetti esterni a Cosa nostra nella preparazione della strage. La scelta del luogo fu fatta da lui, Cancemi e Biondino”. A dirlo è il collaboratore di giustizia Calogero Ganci, figlio del capomandamento della Noce, Raffaele Ganci, che nello svolgimento della strage di Capaci ha avuto un ruolo di pedinamento dell’autista del giudice Falcone in quel 23 maggio del 1992. L’ex boss, che aveva già partecipato all'assassinio del generale Dalla Chiesa, del dottor Cassarà e dell'ex sindaco Inzalaco ha raccontato che “quando venni coinvolto nel progetto già erano stati fatti diversi appostamenti per studiare le abitudini di Falcone. Stavamo più attenti in prossimità dei fine settimana da venerdì a sabato. Il giorno della strage seguii l’autista fino all’aeroporto. Avevo preso l’autostrada per errore e poi mi sbrigai a tornare a Palermo perché c’era il rischio di essere coinvolto nel caos dell’attentato”. Ganci ha confermato che “il voler uccidere Falcone e Borsellino si sapeva da tempo. C’erano progetti. Ricordo che una volta si era pensato di utilizzare un fucile di precisione per colpire Falcone nei pressi di casa sua. Erano nostri nemici da sempre. Mio padre però non mi ha mai parlato di una data in cui fu presa la decisione definitiva. Chi si occupò di preparare il congegno esplosivo di Capaci? Mio padre, quando ci incontrammo in un processo, mi disse che era stato Pietro Rampulla. Io non l’ho mai visto ma ricordo che si diceva che quel “coso” funzionava. Il figlio di Raffaele Ganci ha anche raccontato che il padre era critico nei confronti di Brusca “che per questo attentato anziché affidarsi al solito gruppo aveva coinvolto anche altre persone come Santino Di Matteo, il Bagarella ed altri. C’era gente che non conoscevamo bene e poteva essere uno sbaglio. Il Biondino rispose che fu Brusca a portarli e che non si poteva fare niente. Successivamente pure mio padre criticò Brusca perché c’era troppa frenesia. Quando parlammo delle stragi del 1993 e io chiesi quel che stesse accadendo lui allargò le braccia. Posso dire che mio padre era la “marionetta” di Riina e non lo avrebbe mai tradito. Lo stesso la famiglia Biondino o Madonia avrebbero dato la vita per lui”.

 

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