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Processo Borsellino quater

Borsellino quater, il legale di Andriotta chiede assoluzione

di AMDuemila
Dichiarazioni spontanee di Pulci: "Non sono un calunniatore"

Il processo Borsellino quater ha dimostrato chiaramente che Vincenzo Scarantino è stato "indotto" a mentire, così come è scritto anche nelle motivazioni della sentenza della Corte d'Assise, con protagonisti anche soggetti appartenenti alla polizia. Partendo anche da questo presupposto l'avvocato del falso pentito Francesco Andriotta, Gianluca Orlando, così come aveva fatto durante il processo di primo grado, è tornato a chiedere l'assoluzione per il suo assistito: "Chiedo l'assoluzione di Francesco Andriotta in quanto non è mai emersa la consapevolezza da parte dello stesso che gli imputati dei primi processi fossero effettivamente innocenti. E' emerso semmai che i suggerimenti erano stati forniti ad Andriotta dai poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino oggi imputati nel processo sul depistaggio della strage di via d'Amelio". Sul banco degli imputati i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino condannati in primo grado all'ergastolo per la strage di via d'Amelio a Palermo, e i falsi pentiti Francesco Andriotta, Calogero Pulci e Vincenzo Scarantino.
La Procura generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, quindi la condanna all'ergastolo per i boss e la condanna a 10 anni per Pulci ed Andriotta, accusati di calunnia. Reato prescritto per Vincenzo Scarantino.
Nel corso della mattina, durante l'udienza di fronte la Corte d'Assise d'Appello, ha anche preso la parola Calogero Pulci, per alcune dichiarazioni spontanee.
"E' un processo che ritengo non mi appartenga. Io non avevo commesso il reato per cui sono stato condannato e mi sono accollato un processo che non mi appartiene" ha detto rivolgendosi alla Corte. "Questo processo mi è costato tanto a livello personale ed economicamente - ha aggiunto - Le trasferte a Roma, che mi hanno visto sempre presente, perché dopo le mie disavventure avevo deciso di cambiare vita e ho il massimo rispetto per l'autorità giudiziaria. Mi sono imbarcato in questo processo - ha continuato Pulci - per fare valere la mia verità. Io ho assistito ai processi e ho sentito cose allucinanti. Gente che si è accusata di omicidi e di stragi e poi ha ritirato tutto. Io non ho mai calunniato nessuno. Io mi devo difendere e non posso sentire dire dalla Procura che sono un criminale. Mi hanno definito l'autista di Madonia. Mi può stare bene perché ero l'uomo di fiducia di Piddu Madonia. Allora per questo ruolo che avevo ricoperto prima di cambiare vita si sono interessate diverse Procure. Avevo perso la mia identità e per questo ho tentato il suicidio. Però una cosa avevo deciso. Che con quella vita passata dovevo chiudere". Pulci ha strenuamente difeso la propria posizione di collaboratore di giustizia: "Inizio a collaborare a fine '99. A marzo 2000 la Dia di Caltanissetta effettua un sequestro di beni sulla base delle mie dichiarazioni di circa 100 miliardi di lire. Ero tra i primi imprenditori della Sicilia con quasi 300 dipendenti ed ero anche persona di fiducia di Madonia e allora ho dato delle indicazioni così precise che nell'arco di pochi mesi la Dia ha proceduto ai sequestri". "Non è facile cambiare pelle dall'oggi al domani ma oggi sono felice di aver cambiato vita - ha sostenuto - Io reati di calunnia non ne ho mai avuto. Il dottore Contrada ha provato a farmi una querela per calunnia. Ho avuto l'assoluzione piena. Io non ho mai calunniato nessuno perché pur non essendo un uomo di diritto ma facendo l'imputato qualche cosa ne capisco. Io nel 2004 avevo una misura di prevenzione di divieto di soggiorno per 5 anni perché ritenuto pericoloso. Nel 2004 quella stessa misura fu revocata dallo stesso Tribunale che riteneva che mi ero ravveduto. Da allora ho seguito un percorso di collaborazione e ancora oggi qualche mese fa sono stato chiamato dalla Procura di Milano e ho dato le mie dichiarazioni. Non ho fatto parte di complotti perché io sono autonomo".

Foto © Imagoeconomica

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