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Back Sei qui: Dossier Processo Borsellino quater Borsellino quater: ''Soggetti esterni potrebbero aver agito nella strage di via d'Amelio''

Processo Borsellino quater

Borsellino quater: ''Soggetti esterni potrebbero aver agito nella strage di via d'Amelio''

di Aaron Pettinari
"Trattativa può aver accelerato morte del giudice". Nella requisitoria Pg Sava anticipa la richiesta di conferma delle condanne

Ventisette anni dopo le stragi del 1992, tanto sull'Attentatuni di Capaci quanto su quella di via d'Amelio, la verità non è ancora completa. Ci sono stati processi, sentenze e ancora oggi proseguono le inchieste per far luce su quelle zone d'ombra presenti in entrambi gli eccidi che hanno portato alla morte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi a Caltanissetta è iniziata la requisitoria del Procuratore generale Lia Sava (presente assieme al sostituto Antonino Patti) al processo Borsellino quater. Un Processo importante che in primo grado ha sancito in via definitiva che Vincenzo Scarantino, il cui reato di calunnia è stato prescritto, è stato "indotto" a mentire. Nel corso della requisitoria iniziata questa mattina il Pg ha già fatto intendere che chiederà la conferma della sentenza della Corte d'Assise (ergastolo per i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino; 10 anni ciascuno per i falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta e reato prescritto per Scarantino), ma ha anche evidenziato come "la ricerca della verità" non si è fermata e che vi sono elementi che possono portare all'individuazione di responsabilità esterne attorno alla strage.
"Secondo la procura generale - ha detto oggi la Sava - lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi". Secondo il magistrato "anche qualora si arrivasse ad individuare i soggetti esterni e allorquando sarà fatta luce sull'agenda rossa ciò non farà venir meno le responsabilità degli uomini di Cosa nostra che misero in atto lo scellerato progetto di Riina".
Facendo riferimento ad alcuni atti inerenti la strage di Capaci il Pg ha sottolineato che "sono oggetto di ulteriori approfondimenti". "Questo materiale - ha aggiunto la Sava - costituisce la dimostrazione che senza alcuna remora si sta cercando di battere ogni pista percorribile per far luce sui coni d'ombra". Per il Pg si tratta "di dichiarazioni di sicuro interesse e che consentono allo stato di formulare alcune considerazioni. Il materiale sopra richiamato non incide in alcun modo sulla sentenza della quale oggi vi chiediamo conferma. Deve evidenziarsi che la auspicabile, futura individuazione di responsabilità di soggetti esterni al sodalizio mafioso, che ben potrebbero aver agito prima della strage di via d'Amelio, concorrendo alla relativa esecuzione e determinandone l'accelerazione, e dopo la strage, a realizzare il colossale depistaggio evidenziato nella motivazione della sentenza impugnata, non possono, comunque, scalfire la validità ed efficacia delle argomentazioni logico-giuridiche utilizzate nella sentenza impugnata per ricostruire il profilo di responsabilità in relazione a ciascuno degli imputati di questo processo".

L'accelerazione possibile nella Trattativa
Nel corso della requisitoria il Pg ha dato atto della sentenza di primo grado nel processo trattativa Stato-mafia. Nelle motivazioni della sentenza si individua nel dialogo tra boss e pezzi deviati dello Stato l'elemento che portò all'improvvisa accelerazione che ebbe l'esecuzione del dottore Borsellino. Scrivevano i giudici della Corte d'Assise di Palermo che "l'unico fatto noto di sicura rilevanza, importanza e novità verificatosi in quel periodo per l'organizzazione mafiosa sono stati i segnali di disponibilità al dialogo - ed in sostanza, di cedimento alla tracotanza mafiosa culminata nella strage di Capaci - pervenuti a Salvatore Riina, attraverso Vito Ciancimino, proprio nel periodo immediatamente precedente la strage di via d'Amelio".
Oggi la Sava ha affermato che "non può escludersi che, da un lato, la cosiddetta trattativa, alla quale Paolo Borsellino non poteva che opporsi fermamente, e dall'altra le concomitanti singolari vicende relative al rapporto 'mafia e appalti', possano avere contribuito, anche senza interferenze tra loro, ad indurre Salvatore Riina alla più rapida eliminazione del dottor Borsellino già compiutamente deliberativa". "A parere di questo ufficio - ha poi aggiunto - ed in attesa dell'esito definitivo del processo 'Trattativa', se sarà provato in maniera inconfutabile, che l'accelerazione dell'uccisione del giudice Paolo Borsellino è stata determinata anche dalla sua opposizione ad accordi fra elementi deviati dello Stato e Cosa nostra, avremo, quale conseguenza immediata e diretta, altri elementi utili ed importanti al fine di comporre lo scenario di quella tragica stagione stragista".
"Tocca ai magistrati - ha detto Sava - l'arduo compito di acquisire, a distanza di numerosi anni, ulteriori elementi per la ricostruzione completa della dinamica della strage di via d'Amelio, che presenta ancora oggi, diversi punti drammaticamente irrisolti".
Nella ricostruzione odierna dell'accusa "appare significativo che sia il contesto della cosiddetta trattativa che il contesto del rapporto 'Mafia e appalti' possono essere ricondotti, almeno in astratto, proprio a quegli ambienti malsani (servizi segreti deviati, massoneria, imprenditori collusi a vario titoli con Cosa nostra e con altre organizzazioni di stampo mafioso) nei cui ambiti vennero svolti, secondo la dettagliata ricostruzione logica del capo mandamento di Caccamo Antonino Giuffrè, i 'sondaggi' preliminari in vista dell'eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino".
In particolare il collaboratore di giustizia aveva parlato di vere e proprie "tastate di polso" prima di procedere con gli attentati.

"Trovare chi ha mosso i fili per il colossale depistaggio"
Ovviamente tra le ombre che oscurano la verità della strage di via d'Amelio vi è il depistaggio che è stato perpetrato a partire dai primi attimi del delitto con la sottrazione dell'agenda rossa dalla borsa del giudice. Proseguendo la requisitoria davanti alla corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta, il Pg ha sottolineato l'impegno dei magistrati che "devono continuare a raccogliere prove certe di responsabilità penali che consentano di addivenire a sentenze definitive di condanna per tutti coloro, anche in ipotesi esterni a Cosa nostra, che possono avere concorso, a qualunque titolo, e per qualsivoglia scopo, alla realizzazione della strage di via d'Amelio e che, successivamente ai tragici eventi, possono avere mosso i fili, in maniera da determinare il colossale depistaggio delle relative indagini".
Secondo l'accusa quel che oggi è evidente è che "la ricostruzione 'corale', armonica, offerta a suo tempo dagli ex collaboratori di giustizia nell'ambito dei processi Borsellino uno e bis, era intrisa di menzogne e di dichiarazioni fuorvianti, in particolare quelle dei collaboratori di giustizia che rivestono in questo processo la qualità di imputati del reato di calunnia, i quali, a fronte delle nuove evidenze probatorie, hanno dovuto, loro malgrado ammettere, di avere dichiarato il falso".
All'inizio della requisitoria il Pg ha evidenziato come la ricerca della verità sia doverosa in primo luogo per la famiglia di Paolo Borsellino ed i coniugi di tutti gli uomini della scorta ("Essi hanno il diritto di sapere e di comprendere fino in fondo, come e perché si giunse alla stagione delle stragi, anche al fine di cercare di lenire un dolore mai sopito, ma che addirittura si amplifica di fronte agli assordanti silenzi sia all'interno di Cosa nostra che all'interno di altri e più differenti contesti") ma anche per tutti gli italiani.
"I cittadini - ha detto la Sava - anche i più giovani, quelli che nel 1992 non erano nemmeno nati" hanno "il diritto di interrogarsi e di discutere, in ogni sede, in ordine a quel tragico capitolo della nostra storia, chiedendo a gran voce risposte chiare e coerenti". Per il Procuratore generale nisseno "l'Italia, dunque, ha estremo bisogno di conoscere ogni frammento dei contesti, delle causali, degli autori delle stragi e ciò non solo al fine di meglio comprendere cosa accadde davvero in quegli anni, allorché venne sferrato il più violento degli attacchi alla nostra democrazia".
Per arrivare alla "verità piena" sulla strage di via d'Amelio è necessario il contributo di tutti e nella sua requisitoria il magistrato ha anche auspicato "il contributo di qualche 'pentito' e di qualche irriducibile di Cosa nostra o di altre organizzazioni criminali di stampo mafioso" che "finalmente avvertano oltre che l'obbligo giuridico anche l'imperativo morale di riferire in merito agli spaventevoli buchi neri della strage".
La requisitoria proseguirà venerdì prossimo.

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