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Processo Borsellino quater

L'agenda rossa entra nel processo “Borsellino quater”

borsellino-valigetta-bigProiettate le immagini in cui l'ufficiale dei carabinieri Arcangioli si allontana con la valigetta del magistrato
di Aaron Pettinari - 10 aprile 2013
Il mistero dell'agenda rossa di Borsellino, il diario sul quale il magistrato annotava riflessioni, pensieri e spunti investigativi, sparita, il 19 luglio del 1992, dopo l'attentato in cui venne ucciso con cinque agenti di polizia, entra nel processo “Borsellino quater”, in cui sono imputati i boss Madonia e Tutino e i falsi pentiti Scarantino, Andriotta e Pulci. I 49 fotogrammi estrapolati dai filmati ripresi da tv, reporter e privati, subito dopo l'esplosione dell'autobomba in via D’Amelio, sono stati proiettati durante l'udienza che si è tenuta ieri innanzi alla Corte d'Assise di Caltanissetta. In quelle immagini, già note da tempo (recuperate grazie ad una segnalazione di ANTIMAFIADuemila), appare l’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, ripreso attorno alle 17.30 di quel tragico pomeriggio, mentre si allontana velocemente dall'auto della vittima con in mano l'inseparabile valigetta di cuoio del giudice in direzione di via Autonomia Siciliana.

La borsa ricomparve nella macchina successivamente, circa un'ora dopo; venne sequestrata e repertata: dentro, però, l'agenda non c'era. Cosa accadde tra le 17.30 e la redazione del verbale di sequestro dei reperti che non fa cenno al documento? Il nodo è tutto qui. Arcangioli ha sempre sostenuto di non avere aperto la borsa e di averla mostrata a Giuseppe Ayala ex collega di Borsellino, nel '92 deputato, tra i primi ad accorrere in via D'Amelio, ed altri magistrati. Ma la versione del militare non ha convinto i magistrati che inizialmente l'hanno indagato per false informazioni. Ayala ha negato di avere ricevuto la borsa dal capitano e ha sostenuto di averla vista nell'auto, di averne parlato con l'ufficiale e di averla consegnata a un altro carabiniere. Di certo c'è che quando la borsa vuota fu ritrovata nella blindata di Borsellino presentava bruciature che prima non c'erano. Nel frattempo la macchina aveva preso fuoco: ciò confermerebbe che la valigia era stata tolta e poi rimessa dentro. Inoltre, nelle immagini si vedeva Arcangioli allontanarsi velocemente dal luogo della strage con la borsa, in una direzione, che secondo gli inquirenti che, su sollecitazione del gip ne chiesero il rinvio a giudizio, non sarebbe giustificata nè dalla presenza di soggetti istituzionali, nè da motivi investigativi. Ma la sentenza di proscioglimento, confermata dalla Cassazione il 17 febbraio del 2009, ha escluso il coinvolgimento dell'ufficiale anche se restano numerosi interrogativi aperti.
Non è chiaro l'atteggiamento dell'ufficiale dei carabinieri in quegli attimi ed altrettanto ambigua è la testimonianza di Giuseppe Ayala che di quel giorno, nel corso degli anni, ha dato più di una versione. L’8 aprile 1998, Ayala fornisce la sua prima versione dei fatti. “Tornai indietro verso la blindata della procura – racconta ai magistrati – anche perché nel frattempo un carabiniere in divisa, quasi certamente un ufficiale, se mal non ricordo aveva aperto lo sportello posteriore sinistro dell’auto”. “Guardammo insieme in particolare verso il sedile posteriore – afferma Ayala – dove notammo tra questo e il sedile anteriore una borsa di cuoio marrone scuro con tracce di bruciacchiatura e tuttavia integra, l’ufficiale tirò fuori la borsa e fece il gesto di consegnarmela. Gli feci presente che non avevo alcuna veste per riceverla e lo invitai pertanto a trattenerla per poi consegnarla ai magistrati della procura di Palermo… Davanti a me la borsa non fu mai aperta… non so poi a chi di fatto sia stata consegnata…”. Il 12 settembre 2005 l’ex pm cambia versione. “Notai – racconta Ayala – che lo sportello posteriore sinistro dell’autovettura (di Paolo Borsellino, ndr) era aperto. Scorsi sul sedile posteriore una borsa di pelle bruciacchiata. Istintivamente la presi, ma mi resi subito conto che non avevo alcun titolo per fare ciò per cui ricordo di averla affidata immediatamente ad un ufficiale dei carabinieri che era a pochi passi. Nell’affidargli la borsa gli spiegai che probabilmente era la borsa appartenente al dottore Borsellino”. […] “Per quanto ricordo la persona a cui consegnai la borsa era un ufficiale dei carabinieri ed era in divisa, perché diversamente non avrei potuto identificarlo come tale. Non riesco a ricordare se si trattasse della formale divisa oppure di una casacca come quelle che vengono adoperate in tali circostanze e comunque […] non conoscevo l’ufficiale in questione”. I magistrati gli mostrano allora la foto del capitano Arcangioli, ma Ayala non lo riconosce. “Non ricordo di aver mai conosciuto, né all’epoca né successivamente il capitano Arcangioli. Non posso escludere ma neanche affermare con certezza che detto ufficiale sia la persona alla quale io affidai la borsa”. L' 8 febbraio 2006 Giuseppe Ayala viene sentito nuovamente dall’autorità giudiziaria. Nel suo nuovo resoconto non è più lui a prelevare la borsa, ma un agente rigorosamente in borghese. “Ebbi modo di vedere una persona in abiti borghesi che non sono in grado di descrivere neanche nell’abbigliamento ma che comunque è certo che non fosse in divisa la quale prelevava dall’autovettura attraverso lo sportello posteriore sinistro una borsa. Io mi trovavo a pochissima distanza dallo sportello e la persona in divisa si volse verso di me e mi consegnò la borsa”. […] “In mia presenza la borsa non fu aperta né vi fu alcuna attività diretta a verificarne il contenuto; tutto l’insieme durò lo spazio di una trentina di secondi, forse un minuto. Non conoscevo, e tuttora non ho mai avuto modo di conoscere né l’ufficiale in divisa né la persona in borghese di cui ho detto. Non lo ho riconosciuto neanche nella fotografia che mi viene mostrata”. Ma le contraddizioni non terminano qui perché in un'intervista del luglio 2009 Ayala torna alla sua secona versione dei fatti, mentre nel luglio 2010 rilascia una nuova dichiarazione: “Ho preso la valigetta (del dott. Borsellino, ndr), ma l’ho consegnata subito ad un ufficiale dei carabinieri che compare in un video mentre si allontana”. E quel carabiniere nel video che si allontana con la valigetta altri non è che Giovanni Arcangioli.
Intanto però resta aperto il filone investigativo sulla scomparsa dell'agenda rossa a carico di ignoti, con il video, trasmesso ieri durante il processo, che è stato fatto visionare a collaboratori di giustizia, testimoni e investigatori con l’obiettivo di dare un nome a tutte le persone presenti in quei momenti sul luogo della strage.

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