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La Trattativa

La trattativa - 11° parte - Mafia allo stadio


“Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia”.


E’ stata la prima reazione della mafia all’approvazione definitiva del 41bis avvenuta solo tre giorni prima. Domenica 22 dicembre, sugli spalti dello stadio “Renzo Barbera” di Palermo, nella curva solitamente occupata dagli ultrà “indipendenti” che non appartengono, cioè, ad alcuna organizzazione di tifosi, è comparso lo striscione diretto al Presidente del Consiglio. Solo per tre minuti, il tempo necessario ai poliziotti per rimuoverlo, e per suscitare l’immediata reazione mediatica.
“Esporre una scritta come quella - dice il pm della Dda Roberto Piscitello che si è occupato proprio delle infiltrazioni mafiose nella vecchia società calcistica - significa che il consenso di Cosa Nostra a Palermo non è stato scalfito. Dimostrare davanti a migliaia di persone un attacco di questo genere alle istituzioni è preoccupante”.
Per il questore Francesco Cirillo “si tratta di un episodio tutto da chiarire, cercheremo di capire chi ha voluto mandare un segnale sul 41 bis e perché”.
Di “fatto inquietante” parla Carlo Vizzini, senatore di Forza Italia, componente della commissione antimafia. “E’ una faccenda serissima - dice -, da ricondurre a quella scia di minacce iniziata col proclama di Bagarella. La platealità dimostra la disperazione di chi subisce le conseguenze del carcere duro. Berlusconi - conclude - ha a cuore la Sicilia e si è battuto per il 41 bis. Sarebbe gravissimo che le persone che hanno affisso lo striscione non venissero identificate”.
Anche Giuseppe Lumia, capogruppo Ds in commissione antimafia ha lanciato l’allarme: “il clima è gravissimo, chi ha acceso delle aspettative adesso rischia di creare una reazione che la nostra democrazia deve essere pronta a sconfiggere per tempo e senza aspettare il ritorno alla violenza mafiosa”.
Una voce decisamente fuori dal coro è quella di Marco Pannella: “Io rivendico l’onore di essere considerato uno del 41 bis,  perché se il 41 bis è strumento di tortura, che il Parlamento repubblicano, unanimemente e con poche eccezioni, stabilisce dover essere uno strumento permanente nella nostra realtà, io sono uno del 41 bis”.
Sulla questione si è espresso anche il Premier in persona in occasione della sua contestata visita a Catania. Sollecitato dalla domanda di un giornalista a spiegato che “il 41 bis è un provvedimento che contiene una filosofia illiberale ma necessario: la gente ha diritto a non avere paura e quindi lo abbiamo adottato in modo che permanga fino alla fine della legislatura”.
Come dire, poi si vedrà... intanto ci chiediamo se sia un caso che il messaggio sia stato lanciato proprio durante la partita tra il Palermo e l’Ascoli, visto, che come noto, il boss dei boss Totò Riina è rinchiuso al 41 bis nel carcere del capoluogo marchigiano. A.P.


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