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La Trattativa

La trattativa - 8° parte - L'intervista Luigi Li Gotti

Oltre il 41 bis
di Lorenzo Baldo



L’informativa del Sisde mette in luce le figure di Previti e Dell’Utri come persone nel mirino di Cosa Nostra. Un’analisi inquietante ed esatta, come lei stesso l’ha definita, ma forse non si tratta del 41 bis poiché, infatti, la contropartita potrebbe riguardare accordi di altro tipo e ben più importanti. Quali?
Penso, per esempio, alla revisione dei processi. Il sistema per non ottenere una cosa è proprio chiederla nel modo in cui l’ha chiesta Bagarella, con questa azione pubblica. È evidente, infatti, che di fronte a questa richiesta il mondo politico era quasi obbligato a dare una risposta concorde nel dire “noi non trattiamo”. Allora, visto che non penso che Bagarella – che poi parlava a nome anche degli altri – non abbia fatto questo conto, vuol dire che il discorso non può essere il 41 bis. Piuttosto penso, per esempio, alla proposta di legge presentata da alcuni parlamentari di Forza Italia e da qualcuno della sinistra e riguardante la possibilità della revisione dei processi alla luce del giusto processo, della modifica del 111 della Costituzione. Questo potrebbe essere più importante del 41 bis. Poi penso che l’analisi del prefetto Mori sia molto acuta, da grande ricercatore e analista dei fatti che il mondo conosce, però un parallelismo secco con il ’92 non lo riesco proprio a cogliere, poiché quello era il momento della chiusura dei conti con la classe politica e la strategia fu quella dell’eliminazione dei nemici di Cosa Nostra, come Falcone e Borsellino, e degli ex amici, di chi, cioè, non aveva mantenuto le promesse o non era più in grado di mantenerle: da Lima a Ignazio Salvo. Nel mirino, peraltro, c’erano anche altri uomini politici come Mannino e Vizzini. Si trattò di una fase di chiusura dei conti che coincise con Tangentopoli poiché una classe politica in crisi non poteva più dare risposte. Oggi lo scenario non può essere lo stesso poiché c’è una classe politica nuova, con nuovi interessi, con un business forte all’orizzonte. Penso, allora, che questa sortita di Bagarella sia una schermatura di qualche altra cosa, di un discorso che può produrre, non di un discorso che si chiude, oltre al fatto che, poi, c’è il richiamo ad alcune promesse specifiche non mantenute. C’è spazio anche per il 41 bis, ma non credo che sia soprattutto quello.

È stato anche lanciato un messaggio a Provenzano che sembra proprio voler dire “devi agire e rompere la pax mafiosa”…
Certo, questa è l’interpretazione: “devi agire per scatenare un’offensiva” o “devi agire per ottenere risultati”. Che, poi, non è detto che un’offensiva sia destinata a pagare. Bisogna vedere che cosa c’è sul tappeto della trattativa degli interessi di Cosa Nostra la quale ha sempre pensato al denaro come primo punto e, quindi, agli affari. E affari, anche colossali, se ne potranno fare molti nei prossimi anni, basti pensare a quello che potrebbe diventare il Ponte sullo Stretto. È chiaro, allora, che non può trattarsi soltanto del 41 bis.
C’è il rischio che si apra una nuova stagione di violenza?
Potrebbe esserci una reazione nei confronti di qualche politico premiato che poi non ha dato delle risposte concrete anche se, comunque, non credo che ci sarà questo attacco allo Stato, ostile e nemico, perché penso che ci sia comunque una fascia della politica collusa che ancora può produrre e, quindi, non è arrivato il momento di chiudere i conti. Non ci sono le barricate in questo Paese anche se, poi, quando si vengono a sapere queste cose i cori antimafia sono globalizzati. Tuttavia, finite le azioni estemporanee si ritorna a parlare di aprire conti correnti, di aiutare mafiosi o presunti tali e questo anche da parte di ministri o di ministri junior e, a tal proposito, lo stesso Giornale ha pubblicato un’intercettazione che sicuramente non prova nulla di illecito ma, quanto meno, dimostra un contatto di interessi.

Cosa pensa del fatto che nell’informativa si facciano dei nomi specifici?
In questo rapporto i nomi specifici sono stati fatti molto intelligentemente dal prefetto Mori anche parlando di Dell’Utri e Previti, poiché viene data una lezione al mondo politico che non scatenerebbe nessuna reazione forte dato che si tratta di persone sotto processo. Si tratta, quindi, di un’analisi giusta. Peraltro, i politici parlamentari e gli avvocati, poi, sono quelli e, nel momento in cui c’è un messaggio duro, polemico, nei confronti degli avvocati eletti che hanno posizioni di vertice e non mantengono gli impegni, è facile individuarli.

Potrebbe, però, anche trattarsi di personaggi di medio spessore?
Nel corso del maxiprocesso, mi riferisco al 1986, Cosa Nostra aveva deciso di eliminare alcuni dei propri avvocati per lanciare un segnale all’avvocatura che non era disponibile oppure non era abbastanza aggressiva. Sui nomi, tuttavia, non raggiunsero nessun accordo poiché ogni mafioso tutelò il proprio avvocato e, quindi, fortunatamente non si concluse nulla. Poi, però, ci il grosso problema della richiesta di lettura in aula di tutti gli atti durante la celebrazione del maxiprocesso: si trattava di un milione di pagine e i mafiosi non si accontentarono della lettura formale, ma vollero la lettura effettiva degli atti. Gli avvocati, quindi, sono sempre stati sotto pressione e mi rendo conto che non sono difese facili perché gli uomini di Cosa Nostra pretendono e, ogni tanto, ottengono.

Cosa pensa del segnale che i mafiosi lanciano alla magistratura?
Lo lanciano ma ricevono delle risposte non univoche anche se, oggettivamente, nonostante la magistratura applichi il diritto e la legge, e mai possa dare un aiuto, ci sono state delle pronunzie che aprono le speranze alla revisione. Il discorso sull’annullamento delle condanne per la strage di Capaci, infatti, è un discorso che può facilitare la strada della revisione. Questo perché la magistratura, applicando dei principi innovativi rispetto al passato, indubbiamente senza volere, ha creato delle aspettative ed è un discorso che può continuare. Non c’è più il clima del ’92, del dopo stragi, quando la risposta fu forte, costante e decisa. Oggi, infatti, ci sono dei distinguo, dei momenti di riflessione e di arretramento.

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