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Saviano: pentito a Pm, mai parlato di attentato PDF Stampa E-mail

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15 ottobre 2008
Napoli.
  Non ha mai parlato né è a conoscenza di un piano del clan dei Casalesi per attentare alla vita dello scrittore Roberto Saviano. Queste, in sintesi, le dichiarazioni rese dal pentito della camorra Carmine Schiavone che è stato interrogato oggi dal procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti...



e dal pm della Dda Antonio Ardituro.
Carmine Schiavone, cugino del capo dei Casalesi Francesco Schiavone detto Sandokan, è diventato collaboratore di giustizia agli inizi degli anni Novanta. Le sue rivelazioni hanno determinato condanne, tra cui numerosi ergastoli, inflitte a boss e gregari della potente cosca attiva nel Casertano. Vive in una località protetta da tempo con una nuova identità. Il pentito è stato interrogato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia in una località segreta, probabilmente una caserma dei carabinieri o della polizia. Secondo fonti giudiziarie, Schiavone "ha smentito categoricamente" sia di essere a conoscenza del piano dei Casalesi per eliminare Saviano sia di aver mai parlato di tale progetto.

ANSA



La replica dell'autore di "Gomorra": non poteva dire altro. E a Matrix spunta un fax di "Sandokan" contro lo scrittore


NAPOLI - Marcia indietro: il pentito della camorra Carmine Schiavone non ha mai parlato né è a conoscenza di un piano del clan dei Casalesi per uccidere lo scrittore Roberto Saviano e la sua scorta. Schiavone è stato interrogato mercoeldì dal procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti e dal pm della Dda Antonio Ardituro.

SEGNALAZIONE - Schiavone, secondo una relazione di servizio fatta da addetti alla sicurezza e poi trasmessa alla Dda di Napoli, era l'autore della segnalazione del progetto di attentato ai danni di Saviano. La procura di Napoli prosegue gli indagini per accertare le modalità della diffusione della segnalazione.

SAVIANO: «NON POTEVA FARE ALTRO» - Saviano ringrazia il funzionario di polizia che, con la sua nota sui progetti di morte dei Casalesi nei suoi confronti, «ha permesso alla Procura e a me di sapere tutto questo». Quanto al fatto che il pentito Schiavone oggi ha ritrattato dicendo di non avere mai parlato del fatto che i Casalesi volessero uccidere entro dicembre Saviano e la sua scorta, per lo scrittore non c’è da fidarsi: «E’ ovvio che un pentito - ha detto in collegamento con il Tg5 dagli studi di Matrix - difficilmente ammette di avere ancora rapporti con la criminalità organizzata. Schiavone si è pentito all’inizio degli anni ’90 - ha aggiunto Saviano - io all’epoca avevo 15 anni. E’ difficile che ammetta i rapporti con i clan, non poteva dire altro».

SPUNTA UN FAX DI SCHIAVONE
- Intanto sempre nel corso di Matrix si scopre che il leader dei casalesi, Sandro Schiavone, detto «Sandokan» detenuto nel carcere di Opera in regime di 41 bis avrebbe inviato un fax al suo avvocato in cui, senza mai nominarlo, minaccia Roberto Saviano.
Il fax sarebbe stato spedito l'11 settembre scorso ad uno degli avvocati di Sandokan e contiene alcune righe su Saviano che aveva da poco concluso un intervento al Festival della Letteratura di Mantova. «Questo grande romanziere - sarebbe il testo del fax inviato da Sandonkan - che fa il portavoce di chissà chi deve smettere di fare illazioni calunniose false su di me non solo in conferenza stampa, ma poi riportate sul giornale Repubblica che lo leggono milioni di persone, accostandomi a signori che non ho mai conosciuto».

SCHIFANI: «NON LASCI ITALIA» - In precedenza il presidente del Senato, Renato Schifani, aveva espresso a Saviano «solidarietà personale, unitamente a quella di tutti i senatori. Chi si batte per la legalità, non sarà mai abbandonato dalle istituzioni.Saviano non resterà solo. È un esempio per tutti. La gente perbene, tutta l'Italia onesta è con lui. Per questo mi auguro che non lasci il nostro Paese. Roberto Saviano è un patrimonio di legalità». Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha affermato che Saviano «ha la solidarietà di tutti noi». Il gruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Roma ha chiesto il conferimento della cittadinanza onoraria di Roma allo scrittore anticamorra.

FINI: «SAREBBE UN GIORNO TRISTE» - Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha espresso in una nota il suo rammarico. «Ho appreso con amarezza e sconcerto l'annuncio di Roberto Saviano di voler lasciare il nostro Paese perché stanco di una vita blindata. Sarebbe un giorno triste per l'Italia se un giovane e coraggioso scrittore, simbolo dell'impegno civile contro la camorra, fosse costretto ad abbandonarla per ricostruirsi una vita lontano. Mi auguro - conclude Fini - che intorno a Saviano continui a stringersi, in modo sempre più intenso, l'abbraccio solidale dell'intero Paese. Con tale auspicio esprimo a Roberto Saviano la mia più sentita vicinanza personale, unitamente a quella di tutti i deputati.»

LETTURA INTEGRALE GOMORRA- Mercoledì è iniziata la lettura integrale del libro di Saviano, Gomorra, all'interno del programma di Radio3 Fahrenheit, condotto da Marino Sinibaldi.


15 ottobre 2008
Tratto da: Corriere della sera online
 
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