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Non basta una generica solidarieta'. Carovana Antimafia il 5 a Mondragone PDF Stampa E-mail

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di Roberto Morrione - 15 ottobre 2008
“Rivoglio indietro la mia vita: lascio l’Italia”. Il desolato annuncio di Roberto Saviano dopo l’ennesima minaccia di un imminente attentato

contro di lui e la sua scorta, indipendentemente dagli accertamenti su come e dove è nata l’ennesima rivelazione nella galassia dei pentiti, suona come una pesante sconfitta, non solo dello Stato.
Dunque i clan dei “casalesi”, colpiti più volte con gli arresti e le confische dei beni, con i capi storici nell’isolamento dell’ergastolo o braccati nella latitanza, non mollano la presa sul territorio, cercano di rispondere colpo su colpo, di riaffermare l’estensione del controllo e della vendetta.
E hanno a bersaglio ancora una volta coloro che con la denuncia quotidiana o l’analisi più approfondita – determinante nel caso dell’autore di “Gomorra”- hanno aperto spiragli di verità nella nebulosa del potere che avvolge e copre gli interessi criminali. Nella stessa direzione, infatti, vanno le reiterate minacce a cronisti di prima linea, come Rosaria Capacchione, che ha subito pochi giorni fa un’emblematica incursione in casa, mentre i magistrati sottolineano l’allargarsi di minacce alla vita degli investigatori che lavorano sulla strada, in silenzio, ora per ora. Sulla vicenda è intervenuto il Capo dello Stato, la solidarietà a Saviano si è allargata, ma l’amaro  sapore dominante è il sapore di una sconfitta. Può esistere nel nostro sfortunato Paese la concreta ipotesi di una “fatwa” come quella che colpì anni fa lo scrittore Salman Rushdie da parte del terrorismo islamico, costringendolo all’esilio? Un giovane scrittore che vive della “parola”, o giornalisti che svolgono  senza compromessi il loro mestiere, possono essere lasciati soli di fronte a una piccola minoranza di violenti che sull’onda della corruzione, del profitto illegale, di ramificate coperture politiche, amministrative ed affaristiche, nella sostanziale indifferenza dei media e quindi dell’opinione pubblica, continuano ad allargare negli anni un potere di vita e di morte?
Una risposta positiva sarebbe davvero allucinante e la sola ipotesi solleva pesantissimi interrogativi sulle responsabilità di chi ha in mano le scelte e le sorti dello Stato, ma anche le chiavi della conoscenza e della capacità di mobilitazione dei cittadini. Non basta una generica solidarietà, ma occorrono  leggi, volontà di colpire il cuore del sistema illegale, di illuminare con le inchieste e di fare pulizia con atti politici all’interno dei palazzi del potere, a partire dalle contiguità nei partiti e nelle amministrazioni regionali e locali. La parola “sicurezza”, sulla quale si sono decise le sorti delle elezioni, che alimenta nel Paese la grande paura del diverso e l’incertezza sul futuro, deve sbarrare la strada alla “fatwa” delle mafie, estirpandone le amplissime radici.
La Carovana Antimafia partita da Roma verso il Meridione e verso il Nord. Nel pomeriggio del 5 Novembre farà tappa proprio sulla Domiziana, a Mondragone, dove i clan dei “casalesi” alimentano uno dei regni della corruzione, degli appalti manovrati, del racket, dei traffici di rifiuti tossici, in una rete di contiguità che è già costata la vita a chi cercava di collaborare con la Giustizia. Essere quel giorno a Mondragone, al fianco di Libera e della Carovana Antimafia, sarà un primo, concreto no alla “fatwa”,  la scelta di restare al fianco di Roberto e di Rosaria, non solo per un imperativo morale e perché non si arrendano, ma perché la loro vicenda e il loro futuro sono quelli di tutti noi.
Tratto da: articolo21.info
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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