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Il ritorno di Carnevale PDF Stampa E-mail

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di Nicola Tranfaglia - 15 ottobre 2008
Gli italiani non ricordano più chi sia il dottor Corrado Carnevale, tuttora presidente di sezione della Cassazione, e noto alle cronache giornalistiche negli anni novanta e duemila per aver detto di Giovanni Falcone, il giudice ucciso dalla mafia con il tritolo a Capaci con la moglie e la sua scorta, che era «un cretino indegno di essere rispettato anche da morto»

.
Quasi nessuno ricorderà che Carnevale nel 1993 venne indagato per concorso esterno alla mafia e condannato dalla Corte di Appello di Palermo il 29 giugno 2001 a sei anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale lungo l’arco della pena. Ma un anno dopo la Cassazione ribaltò completamente la condanna e il 30 ottobre 2002 lo assolse senza rinvio ad altro giudice «perché il fatto non sussiste». L’anno dopo, nel 2003, grazie a una leggina ad personam votata dal centro destra al potere, Carnevale - malgrado fosse andato nel frattempo in pensione per limiti di età - venne ripescato a 75 anni e reintegrato nel suo posto di presidente di sezione della Cassazione. E, in base a quella legge, potrà restare in servizio fino a 80 anni a titolo, per così dire, di risarcimento del processo subito.
Ma questo risultato, già di per sé discutibile dal punto di vista costituzionale e di garanzia per i cittadini, non basta né a Carnevale né a Berlusconi.
Così ora, su proposta di un senatore del Pdl come Luigi Compagna, figlio dell’indimenticabile Francesco Compagna, leader del Pri e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Spadolini, ma ormai lontano dalle idee del padre, la maggioranza di destra che ci governa sta per approvare una nuova legge ad personam che consentirà a Carnevale di diventare primo presidente della Corte di Cassazione, cioè il magistrato più alto per grado e per funzioni, della repubblica.
Con l’abrogazione dell’articolo 36 del decreto legislativo 2006, modificato dalla legge 30 luglio 2007 approvata dal governo Prodi, in pratica la legge sulla giustizia dell’on. Mastella (che aboliva la riforma Castelli che non poneva limiti di età per i magistrati) al dottor Carnevale si consente di ottenere oltre i 75 anni incarichi di vertice.
Sicchè, all’uscita di scena dell’attuale Presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, nel 2010, Carnevale sarà il magistrato più anziano e potrà, a 80 anni, diventare il prossimo Presidente, restando in carica fino agli 83 anni.
Anzi è certo che lo diventi, visto l’interesse del governo mostrato da questa seconda legge ad personam e le sue note opinioni sulla lotta alla mafia.
Del resto Carnevale era già noto negli anni novanta come “l’ammazzasentenze” giacchè numerosi erano stati i processi di mafia annullati dalla Suprema Corte quando era titolare della Prima Sezione e giudicava gran parte dei processi più importanti che venivano da ogni parte d’Italia e in particolare da Roma (come il processo alla banda della Magliana) e dalla Sicilia.
Ed è noto che Giovanni Falcone, come l’intero pool antimafia di Chinnici e di Caponnetto, avessero constatato più volte che la sua presidenza della Prima Sezione produceva invariabilmente sentenze assolutorie nei confronti di imputati mafiosi.
Da questo punto di vista, la scelta dell’attuale governo Berlusconi è particolarmente grave sia perché contrasta anche in astratto con i progetti di riforma della giustizia del ministro Alfano che continua a parlare in pubblico di rinnovamento e ringiovanimento degli uffici giudiziari e poi si fa sostenitore di un Presidente di 80 anni, sia perché è così chiaro ed evidente il legame tra le idee e i giudizi espressi da Carnevale su Falcone e la lotta alla mafia e lo speciale favore che gli si accorda.
Arriva questa legge pro-Carnevale dopo il lodo Alfano sull’immunità delle quattro alte cariche dello Stato che salva Berlusconi, Fini e Schifani, oltre al Capo dello Stato, da ogni processo durante la carica e il lodo Consolo che vuol estendere l’immunità ai ministri, e in particolare al ministro Matteoli imputato di favoreggiamento a Livorno.
Se il governo, in questa nuova legislatura, non limita le leggi ad personam al presidente del Consiglio ma le estende addirittura a tutti i suoi amici e sodali c’è il rischio che non solo la costituzione repubblicana ma tutto l’ordinamento legislativo entri in fibrillazione e adotti regole contrarie ai principi generali a vantaggio dell’una o dell’altra persona o gruppo sociale.
E, in questo modo, la democrazia repubblicana è destinata a lasciare il posto a una sorta di agglomerato populista e clientelare legato ai destini di una persona sola e di chi gli è vicino.
E tutto questo soltanto grazie a una maggioranza parlamentare, sia pure estesa? A me pare che questo non sia proprio accettabile per chi ha a cuore lo spirito di una moderna democrazia.

tratto da: L'UNITA' 15 OTTOBRE 2008




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