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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow 5 milioni e mezzo di bambini vivono sotto la soglia di povertà
5 milioni e mezzo di bambini vivono sotto la soglia di povertà PDF Stampa E-mail

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di Leonardo Clausi-14 ottobre 2008
Londra.130 organizzazioni chiedono al governo laburista di mantenere gli impegni fissati per il 2020: «Occorrono subito tre miliardi, non si può solo sostenere il sistema bancario»


In Gran Bretagna il tasso di povertà infantile (ne fanno parte ufficialmente coloro che vivono con meno di 10 sterline al giorno, (12,50 al cambio di ieri) è notevolmente alto. Si calcola che siano circa 5 milioni e mezzo i bambini che vivono sotto questa soglia (297,000 in Galles, 428,000 in Scozia e 198,000 in Irlanda del Nord) e che in determinate zone del Paese il tasso raggiunga il 98 per cento.
Lo scorso 4 ottobre nella capitale britannica sfilavano gli attivisti della Campaign to End Child Poverty. Più di 10.000 persone hanno percorso il centro della città per ritrovarsi a Trafalgar Square, meta tradizionale del concentramento dei cortei.
La marcia aveva un nome: «Keep the Promise», mantenere le promesse. Nella fattispecie, quella fatta da Brown e dalla sua maggioranza di sradicare per sempre la povertà infantile. Erano presenti anche personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui uno dei protagonisti della popolarissima soap televisiva East Enders, Chris Parker, e la cantante pop Sophie Ellis-Bextor.
Sotto le vestigia del colonialismo britannico, i massicci e poco leggiadri edifici di Canada House e South Africa House, si sono succeduti gli interventi di vari speaker. Uno di loro, Brendan Barber, il segretario delle Trade Unions, ha commentato proprio l’iscrizione sulla facciata di South Africa House: «Good Hope», buone speranze: «Le nostre buone speranze sono che il governo sradichi la povertà infantile entro il 2020».
Era appunto questo il limite datosi del governo laburista e stabilito da Brown durante il recente congresso del partito.
Brown si era personalmente impegnato a combattere una piaga che, disse testualmente, «svilisce la Gran Bretagna» con una serie di misure e di stanziamenti che dovrebbero risolvere il problema entro, appunto, il 2020 e dichiarandoraggiunto l’obiettivo minimo per l’anno corrente, che si proponeva di sottrarre un minimo di 250.000 bambini all’indigenza.
Nei vari interventi nella piazza si è prevedibilmente riflettuto sulla maxi-manovra di salvataggio che l’ex Chancellor of the Exchequer di Tony Blair e ora primo ministro aveva appena precipitosamente varato a soccorso del sistema finanziario. «In un momento in cui il governo sé è dimostrato capace di trovare decine e decine di miliardi per sostenere il sistema bancario e i banchieri, penso sia ora di tirare fuori i tre miliardi che servono a onorare quell’impegno», ha dichiarato Barber.
La Campaign to End Child Poverty è una coalizione di più di 130 organizzazioni, comprendenti Barnardo’s, l’Unicef e la National Society for the Prevention of Cruelty to Children.
Secondo statistiche compilate dalla CtECP, l’area a maggior tasso di indigenza in Inghilterra è quella di Ladywood, un quartiere della città di Birmingham: 28,420 persone nel quartiere vivono sotto la soglia di 12,50 al giorno, circa l’81 per cento del totale.
La povertà infantile, lungi dall’essere un fenomeno circoscritto ai limiti di età, ha ovvie implicazioni sociali a vasto raggio. Parlando alla BBC, l’attivista Hilary Fisher ne ha ricordate alcune: «Un bambino che vive in povertà corre un rischio di mortalità infantile dieci volte superiore alla media e per quegli adulti che hanno vissuto un’infanzia in povertà il rischio di ammalarsi di diabete o bronchite è cinquanta volte superiore».
Tratto da: l'UNITA
 
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