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Cento milioni di poveri in più PDF Stampa E-mail

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di Toni Fontana -14 ottobre 2008
LORO I PIÙ poveri erano già «in crisi» da tempo, da anni. Come spiega un’autorevole fonte della Fao «i nuovi 100 milioni di affamati si sommano ad altri 850
milioni di persone che sopravvivono con meno di un dollaro al giorno»

. La crisi che ha sconvolto la finanza mondiale, rischia ora, mentre i governi e le economie occidentali corrono ai ripari, di scaricarsi anche sulle economie più deboli del Sud del pianeta. Parlando a Washington il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick ha esposto dati e soprattutto previsioni a dir poco drammatiche e allarmanti: dall’inizio del 2008 il numero dei poveri del pianeta è aumentato di 100 milioni ed il rischio è che la cifra salga ancora». Vecchi problemi si assommano ai nuovi e formano una miscela espolosiva. In queste settimane, prima della fine di ottobre, alcune economie emergenti potrebbero subire un colpo mortale. Le esportazioni di molti paesi dell’emifero sud stanno subendo un drammatico rallentamento, l’afflusso di capitali sta rallentando e la conseguenza sarà una verticale caduta degli investimenti. «Le onde degli shock finanziari che hanno colpito Usa ed Europa - ha detto il presidente della Banca Mondiale - si riverberanno sull’economia globale e la dura realtà è che i paesi in via di sviluppo si devono preparare ad un crollo dei commerci e negli investimenti». La crisi dunque moltiplicherà l’affanno di economie già in difficoltà. «Molti paesi, soprattutto africani - spiega la fonte della Fao - registrano un calo della produzione agricola dovuta al vertiginoso aumento del costo delle sementi».
Il recente vertice Fao che si è svolto a Roma ha messo in cima alle emergenze tre questioni: l’aumento dei prezzi di riso, farina e sementi, i mutamenti climatici che colpiscono prevalentemente i paesi più deboli, la tendenza ad estendere le produzioni di biocarburanti (ottenuti con mais, soia ed altri prodotti agricoli).
Il vertice è fallito in seguito ai litigi scoppiati, ma alla Fao non si arrendono: «Ora, in presenza di una crisi così grave ed estesa - dice un’autorevole fonte - occorre puntare sull’aiuto ai paesi in via di sviluppo affinchè possano sviluppare le loro economie e soprattutto non dipendano dalle esportazioni». Proprio oggi nel palazzo della Fao inizierà i lavori il Comitato per la sicurezza alimentare che deve indicare le strategie da seguire.
Per affrontare la crisi occorrerebbero 30-40 milioni di dollari, ma i paesi ricchi, impegnati a difendere la loro banche dai fallimenti, non intendono sborsare per i poveri che - come ha detto Zoellick - «rischiano di vedere andare in fumo i propri sforzi di miglioramento della qualità della vita della popolazione se ci sarà un prolungato rallentamento della crescita globale e ad una stretta del credito». E a fare le spese di questo ulteriore aggravamento saranno le «fasce di popolazione più povere e vulnerabili». La Banca Mondiale, non esente da gravi colpe, sta mettendo in campo un gruppo di ministri che dovrà individuare le strategie future. Nel «gruppo esecutivo» saranno reppresentati: Brasile, Cina, India, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica e i paesi del G7. Assime rappresentano il 70% del Pil mondiale e il 62% della produzione di energia.
Tratto da: l'UNITA
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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