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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow E Morfeo si svegliò sul Titanic
E Morfeo si svegliò sul Titanic PDF Stampa E-mail

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di Peter Gomez - 12 ottobre 2008
Sarà per lo tsunami finanziario o per la catastrofe economica che in molti assicurano essere alle porte, ma alla fine anche Morfeo Napolitano si sta svegliando. Certo, non lo dice nessuno.

Tutta la stampa, o quasi, ha dedicato solo poche righe ai contenuti dell'intervista rilasciata dal presidente della Repubblica all'Osservatore Romano . I titoli sui giornali sono stati incentrati solo sulla sua richiesta di «regole etiche» per le banche che fa seguito a un'analoga denuncia contro «i guasti di una corrosiva caduta dell'etica nell'economia e nella politica». Ma a ben vedere Napolitano ha detto di più. Ha respinto, definendole «velleitarie» le ipotesi «di riscrittura globale almeno della seconda parte della costituzione». Ha spiegato che sul razzismo c'è poco da scherzare e che «bisogna essere preoccupati perché il diffondersi di paure sproporzionate e irrazionali e anche il perpetuarsi di predicazioni xenofobe» alla lunga finiranno per intaccare l'antico spirito di accoglienza degli italiani. Ha difeso senza tentennamenti la via della democrazia parlamentare. «Credo», ha detto, «che questa scelta vada ribadita, che l'allontanarsi da questa scelta possa condurre fuori strada, e in vicoli cechi». Insomma il presidente è sembrato a un passo dal denunciare i pericoli del rinascente regime berlusconiano.

Vabbè, direte voi, Napolitano parla, ma intanto ha firmato senza tentennamenti il Lodo Alfano, una legge che sancisce la fine del non negoziabile principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. È vero. Ma è altrettanto vero che la libertà e la democrazia non sono dei doni caduti dal cielo. Sono invece dei valori che vanno difesi e (ri)conquistati giorno per giorno dalla collettività. Non si può sempre sperare che qualcuno lo faccia per noi. Quattro anni fa il Lodo Maccanico-Schifani fu alla fine controfirmato e promulgato da Carlo Azelio Ciampi. Poi a cancellarlo ci pensò la Corte Costituzionale. Oggi la scena si ripete. Con una differenza sostanziale: Silvio Berlusconi, al contrario di allora, vive ancora un momento di buona popolarità. Affidarsi alla Consulta non basta. È necessario che anche gli elettori, firmando per il referendum e poi partecipando attivamente alla campagna per la legge uguale per tutti, facciano sentire forte la loro voce. La battaglia è tutt'altro che persa. Nelle scuole, sui luoghi di lavoro, nei comuni messi alle corde dal taglio dell'Ici, ci si sta a poco a poco rendendo conto di quale tipo di Stato sogni questa maggioranza. Insomma anche il Paese si sta risvegliando. C'è solo da sperare che non sia troppo tardi.
Tratto da: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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