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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow ''Prostituta a 13 anni per pagarmi la coca''
''Prostituta a 13 anni per pagarmi la coca'' PDF Stampa E-mail
Indice articolo
''Prostituta a 13 anni per pagarmi la coca''
Mio figlio si droga? ''Non ci credo''

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di Massimo Numa -11 Ottobre 2008
Francesca ha appena compiuto 15 anni. E’ tossicodipendente da almeno due. Una notte di qualche mese fa è finita in overdose. I medici del pronto soccorso hanno segnalato il caso al Tribunale civile. Indagine breve. Famiglia disastrata alle spalle e un’infanzia-adolescenza da film dell’orrore. Il primo passo verso l’inferno, perché di questo si tratta, è comune a moltissimi come lei: l’alcol. Dall’alcol alle droghe leggere (che spesso non lo sono più, per il principio attivo sempre più alto), l’ecstasy, quindi la cocaina e l’eroina.


Le dosi non doveva neppure pagarle: i pusher marocchini dei Murazzi gliele regalavano in cambio di prestazioni sessuali. Se la passavano da uno all’altro, usandola come un oggetto, una cosa da deridere e profondamente disprezzare. Un vita infame, che alla fine ti presenta il conto: malattie infettive, l’overdose, anni distrutti. Oggi Francesca è in una comunità segreta di Enzo B. Persa nelle campagne, lontana dagli spacciatori. E’ arrivata che era uno straccio. Denutrita, in condizioni psico-fisiche disastrose. La osserviamo mentre corre vie con le sue amiche, seguita da una psicologa e dagli operatori. Vanno a fare la spesa per la comunità, è una bella ragazza. Il passato, forse, ormai alle spalle. «Uscirò, finirò gli studi e avrò un lavoro - spiega - quello che è successo non lo dimenticherò mai e serve per cambiare». La parola chiave è rehab, riabilitazione, che, da quando Amy Winehouse, una che di droghe ne capisce, ne ha fatto persino una canzone. Negli occhi di Francesca non c’è più traccia delle notti finite su una panchina di un parco, come un cane randagio o costretta in qualche soffitta di Porta Palazzo. E’ nata a Torino, qui ha fatto le medie. La sua famiglia è disastrata sì, ma non poi così tanto. Forse, alla fine del percorso di recupero, potrebbe anche riaccoglierla.
«Ho iniziato senza accorgermene, andavo ai Murazzi o in altri posti, dove c’era tanta gente, ragazzi più grandi, non saprei nemmeno dire quando è cominciata, poi andavo in giro da sola, notte e giorno. Anche a Tossic Park, alla fine. Tornavo a casa sempre più raramente».
E adesso? «Mi sto ricostruendo, un pezzettino dopo l’altro». Le ragazzine sono la maggioranza. Droga in cambio di sesso, anche quando i genitori sono professionisti danarosi, anche quando in casa c’è la servitù che - nel periodo più buio - ti accompagna dai pusher per comprare la dose di cocaina. Adele è una sua coetanea. Anche lei, prima, l’alcol e poi il fumo, le pastiglie e la droga pesante. Le varianti sono poche, in queste storie. «Mi hanno drogata in discoteca, me l’hanno offerta, non ho detto di no». I genitori, gente perbene e rispettabilissima, se n’è accorta con un drammatico ritardo. «Sin che non hai la dipendenza fisica, vivi quasi una vita normale, poi non ce la fai più e mi hanno scoperto».
Il più giovane ospite di Enzo B. è entrato in comunità a 12 anni. Una storia completamente diversa da quella di Francesca o di Adele. Suo padre è un tossico da sempre. Nato a contatto con l’eroina, ovvio che ne diventasse schiavo. Siringhe e lacci fanno parte del suo dna. All’inizio, neanche riusciva a immaginare che esistesse una vita diversa da quella del tossico. L’eroina in cambio di furti o trasporti di stupefacente per conto del racket. Poi gli agenti di una pattuglia della polizia hanno preso a cuore il suo caso. E lo hanno salvato.
Il responsabile della comunità di Enzo B., Vito Romito, difende i suoi ragazzi come può. «Questa non è una prigione, gli ospiti ci vengono affidati su disposizione del tribunale civile o della procura dei minori. Quando escono dalla struttura per una gita o per fare la spesa, come oggi, e vogliono fuggire, noi non possiamo impedirlo. Questi adolescenti non sono detenuti, anche se hanno commesso reati».
Quanti strappati al racket? «Il 70 per cento, che è, credo, un grande risultato. Resta una profonda amarezza per gli altri. A volte telefonano, chiedono aiuto. “Vienimi a prendere, ti prego”, mi dicono. A volte è troppo tardi».

Tratto da: LA STAMPA



 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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