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Salvatore Boemi: 'Reggio non è mai stata con noi' | Salvatore Boemi: 'Reggio non è mai stata con noi' |
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di Angela Chirico e Antonio Aprile - 11 ottobre 2008 Dott. Boemi, si parla spesso della necessità di una modifica della legislazione antimafia ma quali sono effettivamente gli strumenti in mano ai magistrati e dove si inceppa la macchina della giustizia? «Non è facile rispondere. Dalla morte di Falcone a oggi è stata una continua lotta, si è fatto un passo in avanti e due indietro. Distinguiamo le problematiche strutturali da quelle processuali. La magistratura, l’antimafia nel suo complesso, sono sempre stati penalizzati dal fatto che il nostro è un paese perennemente in crisi economica. Il dottore Gratteri si lamenta perché le sue macchine non hanno benzina, il Procuratore Pignatone si rende conto che la Procura distrettuale non è un ufficio sicuro, eppure non accade niente. Io dico che sulle tematiche strutturali bisogna mettere proprio una pietra tombale sopra e lavorare, accettare queste condizioni e andare avanti senza piangersi addosso. Ci manca un po’ di tutto, però questo è nella logica delle cose. Allo stesso modo mancò tutto a Palermo negli anni successivi al maxi uno, quando dopo avere costruito una splendida aula bunker non si fece un passo in avanti. Poi ci sono i problemi processuali e questi sono drammatici veramente perché nessuno ne parla, né tantomeno l’informazione che in Italia è drogata dai poteri forti. Oggi le indagini si svolgono all’80% su intercettazioni perchè nessuno collabora con la magistratura. Checché si parli di una svolta, le denunce sono sempre troppo poche. La gente non si fida, non parla. Ha scelto il patto con la mafia, tanto una “tassa” in più si può anche pagare. Stiamo andando verso un tracollo giudiziario inquietante, nel silenzio colpevole di tutti, perché nel momento in cui ci verranno vietate le intercettazioni, ci saranno ristrette le possibilità di captare». Ci fa un esempio? «L’ultima inchiesta sui Piromalli di Gioia Tauro, che si basa non su intercettazioni normali ma su captazioni carcerarie. Nell’assenza di voci processuali è diventato prova addirittura ciò che si dice durante i colloqui. Dopo questa inchiesta si è giunti a un punto di non ritorno, ci sono già famiglie mafiose che non vogliono neppure fare i colloqui. A noi magistrati antimafia, molto più della benzina o dei fotocopiatori, mancano la voci processuali e senza di queste i processi non si potranno fare». Lo diceva anche il Procuratore nazionale Piero Grasso che senza intercettazioni o nuove confessioni lo stesso fascicolo su Nino Scopelliti non si potrà riaprire… «Guardi, il processo Scopelliti io l’ho vissuto direttamente. Dall’ottobre del 1993 trovai un fascicolo aperto già ben istruito dai colleghi della Procura di Reggio. Fu uno dei primi processi che noi portammo avanti. Il caso Scopelliti per ciò che ha rappresentato, e mi lasci dire che solo i reggini ne capiscono l’importanza, è stato il centro perenne di tutta un’attività antimafia del nostro ufficio. Un caso emblematico che non passerà mai in secondaria importanza. Fu l’ultimo omicidio della guerra di mafia. Dopo, a Reggio, non si sparò più mentre prima, per sei anni e nel disinteresse delle istituzioni nazionali, qui raccoglievamo un morto al giorno. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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