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L'autodifesa di Mannino al processo PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi – 11 ottobre 2008
Palermo.
L’ex ministro della Dc Calogero Mannino attualmente senatore dell’Udc ha rilasciato per più di un’ora dichiarazioni spontanee davanti alla seconda sezione della Corte d’appello di Palermo che lo sta processando per concorso esterno in associazione mafiosa.



<<La mia storia personale, sin da ragazzo, è una storia che mi ha portato a non accettare soprusi. Ho respirato aria di libertà e sono stato sempre convinto che la Sicilia dovesse liberarsi dai tanti mali che l'affliggono, tra i quali, sicuramente, c'é la mafia. Ecco perché non ho nulla da rimproverarmi>>. E’ uno dei passaggi dell' autodifesa che l'ex ministro ha tracciato dopo un lunghissimo excursus storico della sua vita politica, ribadendo costantemente il suo "impegno antimafia". Mannino si è soffermato sulla lettura dell'omicidio Mattarella, come delitto voluto da Cosa nostra, ha parlato del contrasto con l'ex sindaco democristiano Vito Ciancimino, poi condannato per mafia. <<Era necessario – ha detto l’ex Ministro - lottare contro i cinanciminiani e io lo feci fin dal congresso del 1983 della Democrazia cristiana, quando Vito Ciancimino poteva contare su 54 mila tessere>>. Inoltre ha riferito: <<Nell'82 fui relatore a un convegno e dissi che, se la Dc avesse perduto un punto per la lotta alla mafia, quel punto non era perso>>. Mannino ha concluso il suo intervento confermando di essere stato lui ad invitare ad un convegno della Dc, nel 1982, il magistrato Rocco Chinnici. Questi sarebbero - a detta dell'imputato - alcuni dei segni tangibili della sua battaglia contro la mafia. Al termine delle dichiarazioni spontanee ha preso la parola l'avvocato Salvo Riela, legale dell'imputato, che ha proseguito con un’arringa che è durata più di sei ore.
Calogero Mannino venne assolto in primo grado dal Tribunale di Palermo poi in appello il giudizio è stato ribaltato con una sentenza che lo ha condannato a cinque anni e quattro mesi. Nel 2005 la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado. Il 19 settembre 2008 il pg Vittorio Teresi aveva chiesto per l’imputato la condanna a 8 anni di reclusione perché colpevole per i fatti avvenuti dal 1981 in poi e l'assoluzione per i fatti avvenuti prima di quell'anno.
L'udienza è stata rinviata al 22 ottobre per la replica delle parti.
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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