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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Colombia: cocaina, Usa, diminuita produzione e qualita'
Colombia: cocaina, Usa, diminuita produzione e qualita' PDF Stampa E-mail

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11 ottobre 2008
Bogota'
. La distruzione delle piantagioni illegali di coca in Colombia ha comportato una riduzione della produzione di droga rispetto al 2001, e una diminuzione della sua qualità. Lo ha dichiarato oggi il direttore dell'Ufficio della politica nazionale del controllo della droga degli Stati Uniti, John Walters. In una conferenza stampa a Bogotà, il funzionario statunitense...


conosciuto anche come 'Zar antidroga' - ha dichiarato che "nonostante la produzione di cocaina nel 2007 sia rimasta pari a quella dell'anno precedente (600 tonnellate), é scesa del 24% rispetto al 2001, anno in cui se ne produssero 900 tonnellate". Un successo, secondo Walters, risultato dello "sradicamento manuale delle piante di coca, della fumigazione e dei continui sequestri che hanno permesso di rendere meno produttive le piantagioni". Azioni che, hanno inoltre comportato una diminuzione della purezza della polvere bianca e l'aumento dei suoi prezzi, passati in un anno in loco da 97 dollari al grammo (circa 70 euro) a 139. La conferenza stampa si è conclusa ricordando come i successi ottenuti in Colombia nella lotta al narcotraffico siano risultato della collaborazione con la Casa Bianca, che ha già stretto rapporti di cooperazione anche con Perù e Messico. Infine Walters ha esortato Bolivia e Venezuela a "riconsiderare i propri rapporti con la comunità internazionale" in tema di lotta al narcotraffico. Secondo le autorità statunitensi, fra l'altro, il passaggio di cocaina colombiana attraverso il territorio venezuelano è quadruplicato dal 2004, raggiungendo le 282 tonnellate annue. La Colombia è il primo produttore mondiale di cocaina, seguita da Perù e Bolivia.

ANSA
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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