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Prostituzione Bazar bambini PDF Stampa E-mail
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Prostituzione Bazar bambini
Pagina 2

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di Stefano Piedimonte- 11 ottobre 2008
Napoli.
Loro non lo sanno che mercoledì scorso le prostitute e i trans hanno manifestato in piazza contro il nuovo piano sicurezza. Non sanno chi sia il ministro per le Pari opportunità, e non gliene frega più di tanto. Loro non sanno neanche di essere dei piccoli gigolò, forse, ché a 13 anni certe cose non sono ancora del tutto chiare.




Gli altri, invece, quelli che accostano l'auto al marciapiede offrendo una manciata di euro in cambio della carne più giovane sul mercato, loro lo sanno benissimo. Sanno tutto. Sanno che quello è il corso Meridionale di Napoli, che a pochi metri c'è la Ferrovia, e che se un'auto dei carabinieri li becca con uno di quei bambini slavi sarà difficile spiegare. E non solo ai militari.
Ma sanno anche che sono appena le dieci della sera, che la città pullula ancora di gente, e che nonostante ciò la little Amsterdam
dei pedofili funziona a pieno regime. E' per questo, probabilmente, che non si pongono troppi problemi.
Corso Meridionale, l'orologio segna le 22, ed è già il pienone. Le luci della concessionaria d'auto illuminano i volti dalla pelle scura, le teste ingelatinate e le pettinature strane, le scarpe all'ultima moda. Si trattano bene, i baby-gigolò. Anche perché, giovane o meno giovane, un corpo trasandato non lo vuole nessuno. Quando aprono il portafoglio, questi signori occhialuti coi capelli bianchi pretendono il meglio. E' come andare al ristorante e chiedere i datteri di mare, solo che questi datteri hanno un nome e un cognome, una famiglia, e una vita davanti.
Ma chissenefrega. Sul corso ci sono i bambini, e qualcuno più grandicello. Sul lato opposto invece, una volta svoltato per via Giovanni Porzio, ci sono i nordafricani. Uno col basco in testa e il giubbotto di pelle nera. Col buio che c'è, quasi non si vede. Gli occhi di chi cerca sono abituati al buio, però, e ai colori esotici dei ragazzi che si prestano a tutto. Tra il corso Meridionale, via Porzio, via Padova, via Brindisi, via Nazionale, via Pavia, si snoda il sistema napoletano della prostituzione maschile. Ma è un sistema autoregolato, senza papponi: i soldi entrano puliti (per modo di dire) nelle tasche dei gigolò. I più grandi ci vivono. I più piccoli, che non hanno nessuno da mantenere, li usano per sganciarsi dal bilancio familiare o per comprarsi quel telefonino che il compagno di classe ha ricevuto come regalo per la promozione. La famiglia li lascia fare, a volte addirittura li spinge a battere il marciapiede.
Damien ha 15 anni, una giacca di tuta col cappuccio, dei jeans stinti e un paio di Nike modello «Silver». Non aspetta neanche che uno lo chiami. Vede l'auto girare lentamente l'angolo, e questo gli basta per avvicinarsi al finestrino. «Che fai?», chiede. In realtà vuol sapere cosa vogliamo fare con lui, o piuttosto di lui. Qualche domanda buttata lì, col piglio del curioso che vuole attaccare bottone. Ma lui non ha tempo da perdere, e dopo un paio di domande a vuoto ci manda a quel Nessun protettore
Non ci sono organizzazioni che gestiscono il traffico del sesso I ragazzi lavorano «in proprio» Due ragazzini, apparentemente nordafricani, atttendono clienti in corso Meridionale.
Sono a gruppetti di due o di tre distanziati tra loro da pochi metri Era il giugno del 2006.
L'Italia intera si scandalizzò per il giro di prostituzione infantile scoperto a Napoli.

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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