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L' ultima spiaggia | L' ultima spiaggia |
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di Federico Rampini - 11 ottobre 2008 E queste sono «solo» perdite su azioni, non includono i crolli obbligazionari, né le bancarotte o le altre insolvenze di debiti. Sotto la pressione dell´onda di panico straripante, i governi e i banchieri centrali tentano da ieri sera di mettere assieme un´iniziativa comune: i mercati europei e asiatici ieri non ci hanno creduto; l´altalena isterica di Wall Street ha alternato la speranza e l´angoscia. Ora per placare il terrore deve uscire una sorpresa dal G7 o dal vertice europeo, un eccezionale sussulto di leadership. Ieri sera il primo incontro del G7 ha preparato una «dichiarazione di principi e di mezzi comuni» con cui le nazioni più ricche intendono arrestare l´epidemia della sfiducia. L´Eurogruppo convocato da Sarkozy potrebbe spingersi fino a un «piano di azione congiunto dei governi e della Banca centrale europea». Tutti sentono che bisogna fare di più, molto di più rispetto all´approccio sostanzialmente nazionale con cui sono state tamponate finora le crisi bancarie. «La risposta fin qui non ha avuto un carattere globale», denunciava ieri il Fondo monetario internazionale. Basteranno le dichiarazioni comuni per cambiare il terribile corso degli avvenimenti? Quali piani possono provocare lunedì un´improvvisa svolta, curare l´angoscia che attanaglia l´economia globale? Ieri sera c´erano tre ipotesi sul tavolo. Primo: un solenne impegno comune degli Stati a evitare fallimenti di banche, e insieme la promessa di una ricapitalizzazione massiccia delle banche con l´uso di fondi pubblici. Secondo: l´annuncio che gli Stati estenderanno la protezione pubblica non soltanto ai depositi dei risparmiatori, ma perfino garantendo i prestiti che gli istituti di credito si fanno tra loro sul mercato interbancario. Terzo: il varo di forme di solidarietà tra paesi che vadano ben oltre la concertazione già attuata fra le banche centrali. Il primo punto sembrava avere più chances di passare al G7 per l´appoggio congiunto di Washington e Londra. Il secondo, cioè l´ombrello di protezione statale esteso all´intero mercato interbancario, potrebbe essere «l´arma nucleare» in grado di colpire l´epicentro strategico della crisi che è il crollo di fiducia tra banche e la paralisi nei flussi di credito: è sostenuto dagli inglesi, ha l´inconveniente dei costi incalcolabili e potenzialmente illimitati. Infine, le solidarietà intergovernative per essere credibili devono poggiare su strumenti nuovi e risorse consistenti: rispunta così l´idea del fondo unico europeo sul modello dei 700 miliardi di dollari del piano Paulson (per ricomprare dalle banche i titoli-spazzatura). Le resistenze verso quel fondo sembrano attenuarsi per la spaventosa violenza della crisi. Resta però il dubbio che non basti, visto che Wall Street ha digerito e dimenticato l´esistenza del fondo Paulson con una lunga serie di cadute. La vigilia di un weekend al cardiopalmo è stata turbata anche dalla dichiarazione a mercati aperti di Berlusconi, sull´ipotesi di chiudere le Borse per «preparare una nuova Bretton Woods», battuta poi rimangiata dall´interessato e smentita perfino dalla Casa Bianca. La conferenza di Bretton Woods in cui vennero ridisegnate le regole dell´economia mondiale durò dal primo al 22 luglio 1944 e forse oggi non basterebbero neppure tre settimane per rifare quell´impresa storica, permessa allora da una leadership americana tanto illuminata quanto unipolare, nonché dalla statura di personaggi come Roosevelt, Churchill e Keynes. La voce della chiusura delle Borse mondiali circolava da giorni nelle sale mercati, ma come un segnale di pura disperazione. Tutti i limiti coercitivi imposti contro la speculazione ribassista sono stati dei clamorosi autogol: erano in vigore quando il Dow Jones perse 777 punti in una sola seduta: finché le grandi piazze finanziarie restano aperte vuol dire che, sia pure a prezzi in caduta libera, c´è ancora chi compra. L´alternativa è molto peggiore. Spezzare la spirale vorticosa dei crolli è diventato sempre più complicato via via che si sovrappongono due paure: alla glaciazione del credito si aggiunge la certezza di una recessione mondiale. Le due malattie si acutizzano a vicenda. Perfino le più costose nazionalizzazioni bancarie hanno effetti tremendamente deludenti: ieri è tornata ad allargarsi a livelli d´allarme la forbice tra i tassi d´interesse sui Bot americani, e i rendimenti che devono offrire sul mercato gli istituti Fannie Mae e Freddie Mac per finanziare i loro mutui. Vuol dire che ormai non basta più neppure la garanzia federale che Washington offre, dopo aver preso il controllo dei due colossi del credito immobiliare. Il ministro del Tesoro britannico, Alistair Darling, ha fatto la diagnosi più realistica: «Abbiamo bisogno di decisioni internazionali subito, o si va al collasso mondiale dei mercati». Il conto alla rovescia è cominciato, ed è maledettamente rapido. Il lunedì mattina si avvicina a grandi passi. Nessuno può permettersi che questo weekend sia una replica dei vacui G4 o Ecofin dei giorni precedenti. Nessuno osa immaginare che cosa accadrebbe alla riapertura dei mercati. Tratto da: LA REPUBBLICA |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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