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Spinello di Puglia | Spinello di Puglia |
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Per una vita l'hanno fatta arrivare dall'Albania: nascosta tra i profughi, accatastata nei gommoni con le sigarette, piena zeppa di ammoniaca per darle più peso. Poi hanno scoperto l'alternativa: la coltivazione diretta, meno rischi e grandissimi guadagni. La mafia ha cominciato a produrre in proprio la droga. Marijuana essenzialmente, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia, terre ideali (per clima e storia criminale) alla crescita della pianta. A dimostrare il fenomeno ci sono i numeri dei sequestri degli ultimi 12 mesi, poco meno di due milioni di piante in tutta Italia, il 70 per cento al Sud, e le indagini delle Direzioni nazionali antimafia, da Palermo a Bari. "Cosa nostra ha messo le mani sulle piantagioni", ha raccontato ai magistrati palermitani il pentito di mafia Emanuele Andronico: "Da cento grammi in su l'organizzazione ha un forte controllo del territorio. I grossisti che non sono collegati direttamente alle cosche devono versare un terzo dei profitti alla famiglia competente per territorio". A essere particolarmente preoccupati sono però gli investigatori pugliesi: da sempre Sacra corona unita e mafia barese hanno gestito il commercio della marijuana con la malavita albanese, in Puglia sbarcavano i panetti di droga e da qui venivano smerciati nel resto d'Italia. Oggi però i collegamenti sono più difficili, il contrabbando delle sigarette non esiste più. Così hanno cominciato a fare da soli. E in grande. A fine agosto i carabinieri di Barletta hanno scoperto nelle campagne di Canosa quella che definiscono "la seconda piantagione di marijuana mai rinvenuta in Europa". Dieci serre coltivate a cannabis, 4 mila metri quadri di superficie, piante alte tre metri da due chili ciascuna, un totale di 30 tonnellate. "La droga", dicono dalla Procura di Trani, "avrebbe fruttato al dettaglio circa 75 milioni di euro". A gestire la serra erano due contadini incensurati, padre e figlio, che fino a qualche mese prima curavano piante di pomodori. "Si trattava di professionisti del settore", spiegano i carabinieri. "Avevano pensato a tutto, dall'irrigazione 24 ore su 24, ai filari di pomodoro lasciati accanto alla droga, per nasconderla e soprattutto per confonderne gli odori. Era tutto naturale, erba purissima e per questo dal valore ancora maggiore. L'unica aggiunta esterna era un fertilizzante capace di alzare il Thc, il principio attivo della droga". Secondo gli investigatori i due contadini erano solo un anello della catena criminale: "Stavano per tagliare ed essiccare. A smerciare ci avrebbe pensato sicuramente qualcun altro". Il vivaio di Canosa è la punta dell'iceberg. Solo ad agosto sono state sequestrata 58 mila piante: a Partinico, Palermo, in provincia di Reggio e Crotone, persino a Torino. Rimanendo in Puglia, a Terlizzi, la città di fiori, c'erano decine di serre convertite a droga. Ettari di marijuana piantati anche nel Salento. A Bari, invece, a giugno i carabinieri hanno scoperto un piccolo campo di 'super skunk', erba con un principio attivo del 15 per cento maggiore della cannabis classica, fino a oggi commercializzata solo nei coffee shop di Amsterdam. "La difficoltà di queste indagini", spiega il colonnello dei carabinieri Gianfranco Cavallo, comandante provinciale a Bari al tempo dei sequestri, "nasce dal fatto che la malavita organizzata per la produzione si serve di insospettabili. Come nel caso di Canosa, tentano piccoli agricoltori con tanto denaro. Uno del clan dà le istruzioni sulla piantagione e sulla cura, seguendo indicazioni che è facile trovare su Internet. E il gioco è fatto". Tratto da: espresso |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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