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Cipsi: razzismo a Pordenone PDF Stampa E-mail

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9 ottobre 2008
Roma.
La Lega Nord contesta la mostra ''Persone - Africa'' in piazza a Pordenone. Cipsi e chiama l'Africa: ''se questo non e' razzismo''





Guido Barbera, presidente del Cipsi - coordinamento di 46 associazioni di cooperazione internazionale - ed Eugenio Melandri, coordinatore dell'associazione "Chiama l'Africa" , organizzatori dell'evento "Persone-Africa" a Pordenone, hanno dichiarato: "Desta davvero meraviglia la presa di posizione del Capogruppo della Lega Nord alla Regione del Friuli Venezia Giulia, signor Danilo Narduzzi. Il signore in questione definisce questa esposizione come una pagliacciata chiede conto al Comune delle spese sostenute per la sua realizzazione e preannuncia una contro-manifestazione, minacciando, fra l'altro, di fare una contro-mostra con le foto delle donne stuprate e dei bambini violentati dagli immigrati. In questi razzismo-web1.jpggiorni si discute molto nel nostro paese su fatti incresciosi e drammatici che manifestano l'emergere di forme di intolleranza e di razzismo. A noi pare che sia compito dei politici, soprattutto se hanno responsabilità di governo, prendere posizioni e inviare messaggi che propongano la convivenza cordiale fra tutte le persone, al di là delle differenze. Posizioni come quella espressa dal Capogruppo della Lega Nord alla Regione Friuli Venezia Giulia spingono invece all'intolleranza, portano alla divisione, tendono a giustificare anche atteggiamenti estremi che rasentano il razzismo. Che c'entrano 70 figure di persone, che vivono in Africa, che lavorano o studiano, che hanno una loro identità e che si propongono simbolicamente agli italiani per dialogare con loro in quanto persone, con la sicurezza, i clandestini, gli stupri e le violenze?
Speriamo vivamente che la presa di posizione del Capogruppo della Lega Nord nasca dalla non conoscenza del messaggio che l'evento "Persone" vuole portare nelle nostre piazze. Se invece è un attacco agli organizzatori della manifestazione e al Comune che l'ha patrocinata, soltanto perché riempie le piazze di sagome di persone africane e nere, allora la cosa sarebbe molto più grave. Si tratterebbe di razzismo bello e buono. Favorito per di più da una persona e da una forza politica che ha un ruolo istituzionale di grande rilievo sia nella Regione del Friuli Venezia Giulia, sia nel governo del paese.
L'evento contestato è una mostra particolare dal titolo significativo: "PERSONE. Africa, società civile, cambiamento". Si tratta di una iniziativa che è stata organizzata dal Cipsi e dall'Associazione "Chiama l'Africa". Dallo scorso mese di aprile viaggia per l'Italia. Si tratta di una settantina di sagome di africani, ad altezza d'uomo, che vengono posizionate nelle piazze. Esse rappresentano delle persone reali, con nome e carta di identità, che vogliono parlare ai cittadini con la loro stessa presenza. Una comunicazione visiva che, nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, vuole mettere in evidenza che il continente africano è fatto innanzitutto di persone, non soltanto di problemi e di drammi. Per dire che quando ci rapportiamo con questa gente, che vive, che lavora, che ha progetti, che vuole comunicare la propria storia e la propria cultura, siamo innanzitutto di fronte a delle persone. Questo concetto viene espresso molto chiaramente nei monoliti che accompagnano la presenza di questi africani nelle nostre piazze.
Barbera e Melandri continuano: "Per quanto riguarda le violenze sui minori e sulle donne si dovrebbe forse guardare di più a casa nostra. Infatti, secondo i dati, queste violenze avvengono in maggior parte dentro le mura domestiche. "Che c'entra la questione dei clandestini con la presenza nelle piazze italiane di sagome di persone che vivono e lavorano in Africa e che, attraverso questa esposizione, chiedono che si instaurino rapporti nuovi e più umani tra italiani, europei ed africani?". E ancora: "Siamo ormai diventati così materialisti da pensare che l'unica cosa che debbono fare gli enti locali siano solo le strade o l'illuminazione?". "O non è proprio di un Comune favorire anche il dialogo, la conoscenza e la stima reciproca tra "persone" di diverse storie e culture?". Viene in mente la frase del vangelo: "l'uomo non vive di sono pane". Una città non vive solo di marciapiedi o di opere pubbliche, ma anche della concordia tra i cittadini, della capacità di accoglienza e di integrazione, del dialogo tra le persone".
 
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