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Lodo Alfano, alcune riflessioni | Lodo Alfano, alcune riflessioni |
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di Nicola Tranfaglia - 3 ottobre 2008 Sul presidente della repubblica - Capo dello stato, trattandosi di norma esistente in gran parte delle democrazie parlamentari, non c'è discussione. Ma, sull'estensione della norma ai presidenti delle due camere e perfino al capo dell'esecutivo le obiezioni sono forti, perché si mette in discussione l'articolo 3 della costituzione repubblicana che sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini italiani di fronte alla legge. Su questo aspetto si ricorda l'abrogazione del lodo Schifani da parte della Corte nella precedente legislatura e ora i dubbi di due sezioni del tribunale di Milano che hanno già sospeso processi in corso contro il presidente del Consiglio inviando alla Corte gli atti per un giudizio incidentale come prevede il nostro ordinamento costituzionale. Ma c'è un altro aspetto inquietante del lodo Alfano ed è costituito dalla possibilità teorica (che potrebbe realizzarsi praticamente) di estensione dall'immunità dal presidente del Consiglio a tutti i ministri e dai presidenti delle Camere a tutti i parlamentari. Dal punto di vista giuridico formale, non c'è dubbio che, in un caso come nell'altro, è difficile negare la possibilità di questa estensione e la tentazione è forte giacchè, in tutti e due i casi, è difficile negare che il presidente del Consiglio sia prima di tutto ministro della repubblica, come che i presidenti delle Camere siano, a tutti gli effetti, deputati e senatori. E' vero, quindi, che questo determinerebbe conseguenze ancor più estese e pesanti sull'ordinamento giuridico e sulla condizione di disparità di fronte alla legge per i cittadini italiani. Ma si tratterebbe pur sempre di gradi della violazione che avviene in ogni caso per quello che è contenuto nella legge Alfano. Di fronte a una situazione così pericolosa per la nostra costituzione una sola forza politica presente in parlamento, l'Italia dei Valori guidata da Antonio Di Pietro, incomincia nei giorni prossimi a raccogliere le firme necessarie per un refendum abrogativo. L'altro partito presente in parlamento, anzi di gran lunga numericamente, la maggior forza di opposizione, cioè il Partito Democratico di Walter Veltroni, ha dichiarato di non aderire alla battaglia referendaria. In compenso il segretario di Rifondazione comunista Ferrero e Sinistra democratica hanno aderito e l'on. Parisi del PD si è unito a loro, a titolo personale. C'è da chiedersi perché le opposizioni non sono unite in una simile battaglia che corrisponde alle radici di fondo della nostra costituzione e che, se Berlusconi dovesse vincere questa battaglia, significherebbe la fine del binomio libertà ed eguaglianza nella carta fondamentale del nostro Stato. Che cosa frena il Partito democratico e gli impedisce di aderire al referendum? Il timore di perderlo o di non raggiungere il quorum? Ma non è il caso di aderire se si ritiene che la causa sia giusta e decisiva per la battaglia politica e costituzionale? Tratto da: http://www.articolo21.info |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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