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Fabio Repici: ''Parmaliana ucciso due volte'' PDF Stampa E-mail

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7 ottobre 2008

Il legale ricorda le battaglie per la legalità del docente suicida e svela alcuni passi della sua ultima lettera




“Spero che non cali il silenzio perché sarebbe come mettere una pietra sul suo cadavere. Ma vedo che sono cominciate già strane manovre. Leggo sui giornali di persone che criticano Adolfo e difendono il decreto di rinvio a giudizio della Procura di Barcellona. Sarebbe come ucciderlo due volte”. I toni accorati e l’appello a tenere i riflettori accesi sul suicidio del docente universitario Adolfo Parmaliana sono dell’avvocato Fabio Repici. Non era il suo legale ma un amico che aveva seguito ed affiancato tutte le battaglie in favore della legalità dell’ex segretario dei DS di Terme Vigliatore. Un legame forte che ha lasciato un vuoto immenso nel legale, protagonista di aspre lotte nelle aule di giustizia contro i cosiddetti poteri forti. Quei poteri che spesso non lasciano scampo a chi canta fuori dal coro, a chi antepone gli interessi della comunità a quelli personali o di casta: “Il suicidio è stata l’ultima clamorosa denuncia di Adolfo –dice l’avvocato Repici- un gesto estremo mirato a scoperchiare il pentolone del malaffare di Terme Vigliatore e le coperture giudiziarie contro le quali si era sempre battuto. Probabilmente ha pensato che ormai solo così poteva far parlare di sé visto che le sue denunce ormai non sortivano più nessun effetto. Ha lasciato, come ultima testimonianza, una lettera di quattro pagine che parte proprio dal recente rinvio a giudizio per diffamazione ai danni di un amministratore del comune di Terme Vigliatore. Uno di quelli che faceva parte dell’amministrazione che lui era riuscita a far sciogliere per infiltrazioni mafiose. All’epoca aveva affisso sui muri del paese un manifesto in cui inneggiava a quella sentenza e per questo è stato ora rinviato a giudizio. Adolfo, inoltre, si battè contro una lottizzazione illegittima da parte di una società di cui era socio un politico di Terme Vigliatore ed anche per questo era stato denunciato. Accanto alla lettera lasciata ai familiari è stato trovato proprio il decreto di citazione ed un articolo di stampa in cui si parla del suo rinvio a giudizio. Lui lo definiva una rappresaglia ed il suo gesto va interpretato come una manifestazione di rabbia contro quei giudici così celeri nel rinviarlo a giudizio ma non altrettanto tempestivi nell’affrontare situazioni contro le quali Adolfo si era battuto”.
- A cosa si riferisce in particolare?

“Beh, c’era un’informativa dei Carabinieri della Compagnia di Barcellona, denominata Tsunami. Vi erano finiti dentro nomi eccellenti della magistratura e delle forze dell’ordine. Adolfo Parmaliana aveva contribuito a far nomi e raccontare fatti precisi. Il fascicolo naturalmente finì per competenza alla Procura di Reggio Calabria ma sono passati anni e non se n’è saputo più niente. Non ne ho la certezza ma sono quasi sicuro che l’inchiesta sia stata archiviata”.

- Anche lei pensa, dunque, che il professor Parmaliana si sia suicidato a Patti, lanciandosi da un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo, per far si che l’inchiesta finisse sul tavolo dei giudici pattesi?

“Sicuramente si. Lui aveva avuto più di un contrasto con la magistratura barcellonese e non si fidava molto di alcuni giudici. Però il suo intento è riuscito solo in parte. La lettera scritta ai familiari ed acquisita dai Carabinieri, per competenza è stata consegnata alla Procura di Barcellona. Per quanto ne so anche in questa missiva Parmaliana lancia accuse precise ad esponenti della magistratura”.

- In realtà Parmaliana negli ultimi tempi si sentiva isolato anche all’interno della sua area politica. Lui stesso aveva denunciato più volte esponenti dei DS della sua zona.

“Non c’è alcun dubbio su questo. L’unico punto di riferimento politico era rimasto l’onorevole Lumia. Era lui che lo affiancava e lo sosteneva in tutte le sue azioni per la ricerca della verità e della giustizia. Avevo sentito Adolfo il giorno precedente al suicidio. Mi ha detto che aveva fatto vedere a Lumia il decreto di rinvio a giudizio ed aveva concordato con lui alcune iniziative. Gli aveva appena inviato una mail in cui ricostruiva tutta la vicenda che lo riguardava e ripeteva che gli era rimasto solo il sostegno di Lumia. In effetti quasi tutta l’area politica a lui vicina lo aveva emarginato perché era uno che non scendeva a compromessi e che tirava dritto per la sua strada. Adesso mi dicono che a Terme Vigliatore le stesse persone che lo hanno avversato fingono dolore e dispiacere per la sua morte. Era prevedibile,purtroppo”.

In effetti a meno di una settimana dal tragico gesto del professor Parmaliana sembra che una cappa di silenzio sia scesa sulla vicenda. Molti ex compagni di partito, la segreteria regionale del PD (Parmaliana però non aveva aderito al partito), tanti esponenti della società civile hanno brillato per assenza in questi giorni: “Ecco perché dicevo che c’è il rischio di ucciderlo due volte –rincara la dose Repici- addirittura sento dire in giro che Adolfo era depresso, che aveva problemi psichici, che non ragionava più. Sono tutte menzogne per infangare il suo nome e dare una spiegazione impossibile al suo gesto.Purtroppo la verità è che un clima morale pestilenziale si è impadronito delle istituzioni nell’area barcellonese. E se qualcuno deve addirittura lanciarsi da un viadotto dell’autostrada per far valere le proprie ragioni allora c’è davvero da preoccuparsi”

Tratto da: http://www.tempostretto.it



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