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Turisti pedofili in America Latina, il terzo mercato criminale con narco e armi PDF Stampa E-mail

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di Gennaro Carotenuto - 3 ottobre 2008
Sono italiani, soprattutto del Nord, ma anche nordeuropei di tutti i paesi, statunitensi e giapponesi. Ogni anno almeno tre milioni di persone rispettate e insospettabili a casa loro, partono da paesi ricchi per trasformarsi in mostri appena svoltano l’angolo.





Approfittano della povertà e si sentono e quasi sempre sono impuniti. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo un turista su cinque al mondo cerca sesso a pagamento e un sesto di questi, tra quelli che arrivano in America latina o nei Caraibi, ha un obbiettivo preciso: stuprare un bambino.
L’America latina offre paradisi naturali, cultura, musica, ma ci sono milioni di turisti che cercano altro. Bambine intorno agli 8 anni e maschietti di più o meno 12, sono i più ricercati. Ovviamente sono poveri, perché la prostituzione infantile come il lavoro minorile, hanno una diretta relazione con la povertà nella quale continua a vivere una parte importante della popolazione del continente.

Gli stupratori di bambini spendono, e rappresentano un mercato criminale floridissimo. Il turismo a quel fine è infatti al terzo posto dopo il narcotraffico e il traffico dei armi come affare per la criminalità procurando guadagni per miliardi di dollari l’anno. Se fino al decennio scorso la prima destinazione degli stupratori di bambini era soprattutto il nord del Brasile, dove secondo il “Correio Braziliense” un bambino stuprato viene pagato poco più di un Euro, il crollo verticale dell’economia messicana dopo il disastro del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti del 1994, ha reso il paese nordamericano la prima destinazione del turismo pedofilo.

E’ difficile orientarsi tra i numeri. Al mondo almeno due milioni di bambini è costretto a prostituirsi, due terzi dei quali sono bambine ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 150 milioni di bambine e 73 di bambini avrebbero subito violenze sessuali. Nonostante i numeri in Asia siano maggiori, circa un quarto delle vittime è latinoamericano (in America latina vivono 40 milioni di bambini in stato di abbandono o semiabbandono) e circa 100.000 ogni anno sarebbero nei vari paesi i bambini sequestrati dalle loro famiglie, ridotti in schiavitù e trasferiti nelle capitali turistiche per essere fatti prostituire. Nel nord dell’Argentina, si calcola che il 90% dei bambini che spariscono siano sequestrati per destinarli al mercato della pedofilia nella capitale. Nella sola Buenos Aires sarebbero costretti a prostituirsi almeno 5.000 bambine e bambini.

Per le bambine i bambini costretti alla prostituzione le conseguenze sono nefaste. Quasi sempre sono avviati o obbligati al consumo di droga e oltre al degrado psicologico e sociale al quale sono sottoposti sono esposti a violenze che vanno oltre quelle sessuali, gravidanze nel caso delle bambine e l’esposizione ad ogni tipo di malattie a trasmissione sessuale, a partire dall’AIDS.
L’UNICEF e l’Organizzazione mondiale del lavoro mettono in diretta relazione il turismo sessuale con il “sequestro di minori” e la “pornografia infantile” e vengono associati a legislazioni permissive e ad alto livello di corruzione. E se poche migliaia di bambini vengono sottratti ogni anno al loro destino l’impunità è la cifra degli stupratori che dal Nord del mondo scendono al Sud.
Quelli denunciati ogni anno sono poche centinaia ma solo pochissimi vengono effettivamente condannati. Tra questi per la prima volta, nel marzo del 2007, è stato condannato un italiano, il veronese (il veneto sarebbe la prima regione di provenienza degli stupratori di bambini italiani) Giorgio Sampec, di 56 anni. Si vantava di aver stuprato 400 tra bambini e bambine in Thailandia. E’ stato condannato dal tribunale di Milano a 14 anni di reclusione. Uno su tre milioni.

Tratto da: www.gennarocarotenuto.it
 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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