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Fame nel mondo, una battaglia persa? PDF Stampa E-mail

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di Enzo Nucci - 7 ottobre 2008
Il crollo delle borse nel mondo provocherà un ulteriore aggravamento delle condizioni di vita per i 923 milioni di persone che attualmente soffrono la fame nel mondo.






Tra il 2005 ed il 2007 si è registrato il grande salto in avanti di quanti patiscono la malnutrizione cronica: 75 milioni in più concentrati nei paesi in via di sviluppo.
Ad aggravare la crisi alimentare c’è il vertiginoso aumento a livello globale dei prezzi del cibo, del petrolio (che grava sul trasporto e la distribuzione) e dei fertilizzanti. E troppo spesso tutto questo si combina con la siccità ed i conflitti armati che fanno letteralmente impazzire i costi degli alimenti.
La Fao parla di un aumento di 24 milioni di persone nell’Africa Subsahariana, 41 milioni in Asia e nell’area del Pacifico, 6 milioni in America latina e Carabi e 4 milioni nel vicino Oriente e Nordafrica.
Nel solo Corno d’ Africa la malnutrizione cronica coinvolge 14 milioni di persone. In Etiopia, Somalia, Gibuti ed Eritrea è oramai un fenomeno endemico, mentre si sta diffondendo in alcune aree di Kenya, Sudan e Uganda.
Nell’ultimo anno il cibo è aumentato del 50% in Uganda, dell’80% in Kenya, dell’ 88% a Gibuti, del 152% in Etiopia e addirittura del 365% in Somalia.
La situazione è insostenibile se si pensa che la gente fatica a mettere insieme un dollaro al giorno necessario per la sopravvivenza minima.
In Etiopia ci sono 4 milioni e 600 mila persone che necessitano degli aiuti alimentari ma la cifra è destinata a toccare quota 10 milioni nel marzo 2009 se non ci sarà un intervento di emergenza del costo di 460 milioni di dollari. Il governo etiope è tutto proteso in questo momento a fornire l’immagine esterna di un paese proiettato nel futuro, con un ragguardevole indice di crescita. Qui la situazione è drammatica. Secondo la Fao, il paese sta vivendo la più grave crisi umanitaria dal 1984. eppure dal 2004 al 2007 ci sono stati raccolti abbondanti con una crescita addirittura del 10%. Ma la siccità alternata a piogge e inondazioni ha fatto saltare il ciclo di semina e raccolto.
Gli organismi internazionali (come il Programma Alimentare Mondiale) sono stati costretti per mancanza di fondi a ridurre la quantità di cibo da distribuire: dai 15 chili di sorgo a persona di tre mesi fa, oggi se ne consegnano appena 10. Un quantitativo insufficiente a sfamare anche un bambino di pochi anni.
Nel reportage che andrà in onda stasera 6 ottobre nel Tg 1 della notte (all’interno della rubrica “XXI Secolo”), si parla della situazione nella regione centrale di Oromiya, dove l’emergenza è più forte. Il paesaggio è splendido. La terra sembra molto fertile ma è solo apparenza. Qui infatti per tre mesi all’anno cresce solo foraggio per animali. Impossibile piantare altro. La stagione secca si alterna a inondazioni e piogge, impedendo così la regolare crescita di qualsiasi seme.
La chiamano la “green poverty”, la povertà verde. Gli abitanti della zona sopravvivono contendendo agli animali questa erba priva degli elementi nutritivi necessari. Segue poi da ottobre a giugno la stagione secca che è una maledizione anche per gli animali perché non cresce più neanche il foraggio ed il bestiame muore.
Oltre i necessari aiuti umanitari, la Fao sta cercando di mettre in piedi aiuti a medio e lungo termine per assicurare (attraverso tecniche semplici e poco costose) l’irrigazione delle terre, fertilizzanti e semi in maggior quantità e più ricchi.
La guerra contro la fame nel mondo vede ancora una volta sconfitti i più poveri.
Ridurre il numero degli affamati nel mondo di 500 milioni entro il 2015 per rispettare il primo degli Obiettivi del Millennio oggi appare sempre più una sfida enorme. Ma siamo ancora lontani da un vero impegno delle grandi potenze.
Se si svuotassero gli arsenali per riempire i granai...


Tratto da: http://www.articolo21.info
 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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