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Allarme mammiferi, una specie su quattro rischia l’estinzione per colpa dell’uomo PDF Stampa E-mail

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di Cristiana Pulcinelli -7 ottobre 2008
Ciraca la metà delle specie di mammiferi che popolano la Terra sta conoscendo un declino della popolazione. Questo vuol dire che il numero degli esemplari di molte specie sta lentamente diminuendo. Un quarto di tutti i mammiferi è addirittura a rischio di estinzione, ovvero una specie su quattro potrebbe presto sparire per sempre.





E la cosa peggiore è che le due cause principali di questa catastrofe sono da ricondurre direttamente all’attività dell’uomo: la distruzione dell’habitat degli animali e la caccia.
I dati presentati ieri mattina a Barcellona durante il Congresso annuale dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn) sono drammatici.
Il rapporto da cui sono stati tratti, pubblicato contemporaneamente sulla rivista inglese «Nature», è il più aggiornato e completo fino a questo momento. Mille e settecento ricercatori provenienti da 130 paesi hanno raccolto per 5 anni tutte le informazioni su 5487 specie di mammiferi conosciute. Per tutti, dalla gigantesca balena blu al pipistrello grande come un insetto che vive in Thailandia, si è analizzata la distribuzione sul pianeta e lo stato di salute della popolazione. Quello che i ricercatori hanno trovato non è confortante.«I mammiferi stanno diminuendo più velocemente di quanto ci aspettassimo» ha dichiarato Jan Schipper che ha guidato il team di scienziati.
La situazione peggiore la troviamo in Asia, dove molti animali soffrono per la pesante deforestazione cui è sottoposto il territorio. L’80% dei primati che vivono nelle foreste asiatiche, tra cui l’orang utan, rischia di sparire. Ma anche gli altri continenti non godono di ottima salute. In Europa, ad esempio, il 27% delle specie è in declino e del 33% non si hanno informazioni sufficienti per potersi pronunciare.
La «lista rossa» comprende molte specie e, rispetto al 1996, l’anno a cui risale l’ultimo rapporto dell’Uicn, il numero si è notevolmente allargato. Vi troviamo, ad esempio, il diavolo della Tasmania, la foca del Caspio e la Lince iberica di cui ormai esistono meno di 100 esemplari in tutto il mondo. Dal 1500 si calcola che siano 76 le specie di mammiferi estinte. Ma il loro numero potrebbe aumentare in modo critico nei prossimi anni. In particolare sofferenza sono i mammiferi marini, dalle balene alle foche. Nel mare il numero delle specie a rischio di estinzione sale addirittura a una su tre. C’è da dire, inoltre, che di molte specie animali si sa troppo poco per poter fare una valutazione sullo stato di salute della popolazione.
La situazione dei mammiferi si innesta infine su un quadro drammatico anche per le altre specie animali e vegetali. Secondo gli scienziati, il 38% delle oltre 44 mila specie prese in esame sono gravemente minacciate. Tra le cause, oltre alla distruzione dell’habitat e la caccia, c’è anche il riscaldamento globale che minaccia soprattutto gli animali delle zone artiche.
È vero che le specie si sono sempre estinte, ma ci sono periodi nella storia del nostro Pianeta, in cui il tasso di estinzione è stato molto più alto della media. Si parla in questo caso di «estinzioni di massa» e si calcola che sulla Terra ne siano avvenute cinque. L’ultima risale al Cretaceo, 65 milioni di anni fa, quando, si stima, sparì dalla faccia della Terra il 76% di tutte le specie viventi, compresi i dinosauri. Qualcuno è convinto che ci troviamo all’inizio di uno di questi periodi. Sarebbe la sesta estinzione di massa, ma la prima provocata dall’essere umano.
Tuttavia, non ci sono solo cattive nuove nel rapporto. Ad esempio, scopriamo che il 5% delle specie stanno aumentando il numero dei loro esemplari grazie agli sforzi fatti da noi esseri umani per la loro conservazione. C’è spazio per un po’ di fiducia nelle nostre capacità di porre rimedio ai danni che facciamo.

Tratto da
: L'UNITA'
 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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