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La Casta delle Liberta' | La Casta delle Liberta' |
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di Peter Gomez - 5 ottobre 2008 Loro lo vogliono al processo e non interessano loro né i rifiuti di Napoli né Alitalia». Poi mette le mani avanti. E assicura che un'eventuale sentenza di condanna di David Mills (il dibattimento contro l'avvocato inglese prosegue) non avrà effetti «né politici, né giuridici» sul suo presunto corruttore Silvio Berlusconi. La prima affermazione di Ghedini è sbagliata. La seconda, purtroppo, è esatta. Ricorrere alla corte costituzionale contro una legge non vuol dire ribellarsi alla volontà del Parlamento o degli italiani che hanno dato a uno dei due schieramenti un'ampia maggioranza. Nelle democrazie di tutto il mondo, ogni giorno, le varie corte costituzionali vagliano la legittimità delle norme varate dal potere legislativo. Anche in Italia accade spesso, tanto che la nostra Consulta è perennemente al lavoro. Diceva Montesquieu: «Perché non ci sia abuso di potere, occorre che il potere arresti il potere». Essere una democrazia, insomma, non significa solo dare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri governanti. Chi governa, invece, deve sapere che anche per lui esistono dei limiti invalicabili. Delle decisioni che non possono essere prese qualunque sia stato il proprio risultato elettorale o la popolarità di cui si gode. Se non è così la democrazia si trasforma velocemente in dittatura della maggioranza. E questo non migliora la vita dei cittadini, ma la peggiora. Non a caso in Europa buona parte dei regimi autoritari del '900 (Unione Sovietica, Germania e Italia) hanno ricevuto per molti anni un forte e diffuso sostegno popolare e sulle ali di quel sostegno hanno preso delle scelte disastrose. Qualsiasi potere (esecutivo, legislativo o giudiziario) se non è sottoposto a controlli finisce per sbagliare di più, non di meno. Pensate solo a che cosa sarebbe accaduto se già 4 anni fa Berlusconi avesse allora approvato le leggi sulle intercettazioni telefoniche che oggi propone. Giampiero Fiorani, Stefano Ricucci, Giovanni Consorte e gli altri furbetti del quartierino avrebbero messo le mani sulle banche che stavano scalando. E per farlo avrebbero continuato a truccare i bilanci, a nascondere perdite enormi, a indebitarsi con altri istituti di credito. Oggi insomma il sistema bancario italiano sarebbe molto più debole davanti alla crisi finanziaria internazionale. E con tutta probabilità anche nel nostro paese si assisterebbe a una serie di bancarotte a catena. Non per niente in queste ore lo stesso Berlusconi tuona contro la «mancanza di etica» nel mondo della finanza, mentre gli altri capi di Governo del G4 chiedono punizioni severe per i banchieri che in questi anni hanno sbagliato. Ghedini che, in virtù della nomina a parlamentare e dello straordinario successo economico-professionale ottenuto dopo aver assunto la difesa del Cavaliere, dimentica questi semplici principi liberali cui pur aveva aderito in gioventù, non ha però torto quando si dimostra ottimista sul futuro dell'imputato Berlusconi. A questo punto, qualunque sarà il verdetto della Corte sul lodo Alfano, o se anche il referendum indetto per la sua abrogazione avrà successo, il Cavaliere può legittimamente ritenere di aver chiuso la propria partita con la giustizia milanese. Con lo stralcio della posizione del presunto corruttore (il premier) da quella del presunto corrotto (Mills) il tribunale presieduto da Nicoletta Gandus, è diventato incompatibile: non potrà cioè più pronunciarsi sulla colpevolezza o l'innocenza di Berlusconi perché ha già sentenziato sul suo coimputato. Il dibattimento contro il presidente del Consiglio, se e quando ripartirà, dovrà ricominciare da capo davanti a un nuovo collegio. E prima del terzo grado di giudizio scatterà la prescrizione. D'altra parte la forte campagna di delegittimazione scattata mesi fa contro il presidente Gandus (un giudice ricusato dal Cavaliere perché accusata di essere «un nemico politico») farà il resto. Anche l'eventuale condanna di Mills per aver ricevuto 600mila dollari da Berlusconi, verrà vista da molti elettori e commentatori solo come la prova delle ragioni del premier. Ovviamente tutto questo non sarebbe possibile se l'informazione in Italia, a partire da quella televisiva, facesse il suo dovere e raccontasse con la dovuta attenzione i reali contenuti del dibattimento. Ma questo, lo sappiamo già, non avviene e non avverrà mai in un paese in cui tutte le principali reti televisive hanno come editori di riferimento dei politici (da una parte Berlusconi, dall'altra il parlamento). Restano, è vero, altri spazi: sulla carta stampata, sui libri, su internet, un paio di trasmissioni sul piccolo schermo. Ma a chiuderli ci penseranno le leggi bavaglio che la Casta delle Libertà e il suo leader hanno già proposto. Se venissero votate oggi sarebbero tutte approvate. Tra gli applausi scroscianti di Camera e Senato. Tratto da: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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