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Antimafia Duemila

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Operazione Fehida: parla uno degli indagati PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi – 6 ottobre 2008
Reggio Calabria.
I clan di San Luca avevano trattato per l’acquisto di armi, in particolare Kalashnikov, che dovevano essere utilizzati dalla cosca Pelle-Vottari contro i Nirta-Strangio.




Marco Marmo, uno dei sei calabresi uccisi nella strage di Duisburg,  del clan Pelle - Vottari avrebbe contattato alcuni esponenti  della mala laziale. Poi la trattativa non si concluse per una questione di prezzo. Gli inquirenti hanno ricostruito i contatti di Marmo con il gruppo criminale attivo nel Lazio proprio nel periodo più caldo della faida di San Luca. I laziali erano in contatto con alcuni fornitori albanesi di armi da guerra ed erano in grado di fornirle a chi faceva l’offerta migliore. Nella lista c’erano anche alcuni esponenti dei clan di San Luca.
A gestire il traffico di armi sarebbe stato Giancarlo Antonioli che si rese irreperibile subito dopo la strage e che è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare per detenzione e porto di armi da guerra, aggravata dall’aver voluto favorire un’associazione mafiosa. Stessa accusa anche per Giuseppe Elia, Rita Paone, Francesco Napoli e l’albanese Elvir Marmarac. Antonioli è stato arrestato lo scorso 7 agosto e ha ammesso dinanzi ai magistrati che lo interrogavano che nella zona del Lazio vi erano personaggi legati al traffico di armi, attribuendo la massima responsabilità a Rita Paone e ad altri due personaggi che ha indicato come Pino e Mario. L'Antonioli ha detto anche di aver assistito ad un diverbio sorto fra i tre per alcuni accordi non mantenuti sul traffico di armi e di non aver avuto niente a che fare con personaggi calabresi tanto da non sapere neppure dove si trovi San Luca. Il giudice dell’udienza preliminare ha revocato ad Antonioli il provvedimento restrittivo sostituendolo con gli arresti domiciliari.

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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