6 ottobre 2008
L'etica dei palloni gonfiati
Riporto il video la trascrizione dell'intervento di Marco Travaglio.
L'etica dei palloni gonfiati
Riporto la trascrizione del testo dell'intervento di Marco Travaglio.
"Buongiorno a tutti.
La parola d'ordine l'ha lanciata il Cavaliere l'altro giorno. La cito testualmente perché sono parole delicate: "Dobbiamo assolutamente riportare l'etica nel mondo della finanza".
Segnatevela, tenetela a mente. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, 4 ottobre 2008: "Riportare l'etica nel mondo della finanza". Forse è stata la ricorrenza di San Francesco che l'ha indotto a questi pensieri così distanti dal suo mondo. O forse è la vicinanza con la figlia Barbara, che proprio in quei giorni aveva lanciato un convegno sul tema "etica nella finanza" all'università. E si era portata anche la madre, perché magari uno non ci credeva che chi organizzava un convegno sull'etica nella finanza potesse essere la figlia di Berlusconi.
"Etica nella finanza", questo è l'insegnamento che ci ha voluto lanciare il premier. L'ha lanciato perfino in mondovisione dal vertice europeo da dove si tenta di salvare il salvabile di questo dirottato e diroccato capitalismo ormai uscito fuori da qualsiasi regola, anche dalle sue, che non sono molte.
E quindi dobbiamo discutere di etica nella finanza, a partire dal nostro presidente del Consiglio, che ce la raccomanda. Ne ha parlato lui, ne ha parlato la figlia al convegno dei giovani rampanti milanesi – sapete che la figlia del Cavaliere fa parte di un cenacolo di giovani pensatori e di giovani ricchi, ma etici, dei quali fanno parte anche il figlio di La Russa e credo uno dei figli di Ligresti (se è così il figlio di Ligresti ha imparato l'etica dal padre, mentre questo era in carcere, approfittando di quel breve periodo in cui il padre non ha potuto influenzarlo negativamente.
Sapete che nel '92-'93, ai tempi di Mani Pulite, quando la legge era uguale per tutti almeno a Milano, Salvatore Ligresti era un habitué del carcere di San Vittore e del carcere di Opera infatti ha poi patteggiato più di due anni di corruzione, nel senso che pagava Craxi e i partiti per farsi gli affari suoi e quindi naturalmente ha poi fatto carriera e adesso abbiamo i figli che ci spiegano l'etica, assieme alla figlia di Berlusconi). E poi abbiamo Tronchetti Provera. Tronchetti Provera ieri sera, nel programma di Fabio Fazio ha dato una grande lezione di etica nell'impresa spiegando che appunto tutto questo casino intorno allo scandalo Telecom è finito nel nulla, era una invenzione dei giornali. Scusate se controllo, ma vorrei essere preciso. Visto che quando qualcuno va in televisione a raccontare la verità tutti si scusano e tutti chiedono il contraddittorio.Quando invece uno va a raccontare delle balle, come nel caso di Tronchetti Provera, nessuno si scusa e nessuno chiede un contraddittorio.
Eppure qualche giornalista che fosse in grado di raccontare le verità a fianco delle bugie di Tronchetti Provera ieri sera a "Che tempo che fa" non ci sarebbe stato male, proprio nell'ambito dell'etica e della trasparenza che tutti ci insegnano a partire da Tronchetti Provera, che ha ricevuto anche i complimenti della Littizzetto per essere un gran bell'uomo. Bene, Tronchetti Provera, il quale diceva di non essere a conoscenza praticamente di nulla, come se non fosse successo nulla, ha portato la sua azienda, anzi ex-azienda perché poi è scappato giusto in tempo, in una situazione piuttosto imbarazzante, perché la Telecom, nel processo a Tavaroli e agli altri spioni della Telecom – il capo della security della Telecom, Tavaroli, non i fornitori, Tronchetti Provera diceva ieri sera che hanno fatto tutto i fornitori della security, no!
L'imputato principale è il capo della security della Telecom, scelto da lui, e della Pirelli, scelto da lui. Confermato in una azienda, scelto nell'altra. I fornitori lavoravano per Tavaroli, il quale lavorava per Tronchetti Provera. Tronchetti ha detto: "è emerso che noi non c'entravamo niente". Assolutamente falso. La Telecom è imputata insieme alla Pirelli come società nel processo per lo spionaggio illecito fatto dalle rispettive security. Non è vero che Tavaroli non si capisce bene per chi lavorasse quando faceva questi dossier. Secondo i magistrati di Milano, Tavaroli faceva questi dossier per la Telecom e per la Pirelli di Tronchetti Provera.
Nessuno è andato a dire che quei dossier li commissionasse direttamente Tronchetti Provera e nessuno è andato a dire che Tronchetti Provera visionasse quei dossier. Ma quei dossier erano fatti nell'interesse di Telecom e Pirelli, che erano guidate da Marco Tronchetti Provera.
Tant'è che secondo la famosa legge 231, quella che prevede la responsabilità non solo delle persone fisiche, ma anche delle persone giuridiche, nel processo a Tavaroli sui 9.000 dossier sui dipendenti, giornalisti, politici, manager concorrenti, vedrà imputate le due società che all'epoca dei fatti erano dirette da Tronchetti Provera.
Adesso noi dobbiamo cambiargli il nome a Tronchetti Provera, dovremo chiamarlo Tronchetti Dov'era. Perché Tronchetti non ne sa niente. Non ne ha mai saputo niente. Non è l'unico caso. Sapete che Tronchetti Provera ha dei precedenti.
Abbiamo Romiti che guidava la FIAT che pagava i partiti, pagava tangenti in Italia e all'estero, ma non sapeva niente, facevano tutti i suoi manager.
Poi nessuno è stato cacciato, quando l'hanno preso con le mani nel sacco, anzi l'hanno promosso. Visto che funzionava è arrivato anche Berlusconi, che ha detto: io non so niente, sono i miei dipendenti che fanno tutto; i miei avvocati che comprano i giudici, i miei manager che comprano la Guardia di Finanza, mio fratello che si compra questo e quello, ma io non ne so niente.
E passano tutti per dei grandi imprenditori, per dei cervelli superiori. Pensate, sono circondati da ladri e non se ne sono mai accorti. Anzi, i ladri li hanno scelti loro, e quando se ne sono accorti e hanno scoperto che erano ladri, invece di metterli alla porta li hanno promossi.
Romiti li promuoveva in azienda, Berlusconi in Parlamento e al governo. Tronchetti Provera dice: "l'abbiamo mandato via noi quando l'abbiamo scoperto". Assolutamente no. Tavaroli è stato mandato via quando sono cominciate a trapelare le prime indiscrezioni. È stato mandato in Romania e poi è stato ripreso in azienda. Hanno dovuto aspettare praticamente la vigilia dell'arresto per liberarsene. E comunque se fosse vero che Tronchetti Provera non sapeva ciò che faceva Tavaroli nell'ufficio a fianco, sarebbe un po' grave per la sua immagine di imprenditore.
Perché ogni anno Telecom dava a Tavaroli e alla sua banda dai 50 ai 60 milioni di euro, soldi della Telecom, però nessuno gli chiedeva come li spendeva, come li rendicontava.
Lui era lì che accumulava dossier, gli davano 50-60 milioni e nessuno gli chiedeva che cosa ne facesse di tutto quel bendidìo. I giudici hanno stabilito che gli servivano per costituire una associazione a delinquere che spiava migliaia di persone illegalmente, dicono i giudici, "nell'interesse della società". Nell'interesse della Telecom, di Tronchetti Provera, che non ne sapeva niente e che va in giro a vantarsi dicendo "ma io non ne sapevo niente!".
Ma cosa c'è da vantarsi? Ma vai a nasconderti! Faresti migliore figura a dire: "lo sapevo, ma avevo paura".
Perché almeno sarebbe una versione più credibile. Almeno dimostreresti di avere un cervello. Se invece continui a dire "faceva tutto lui, gli davamo 50-60 milioni e non sapevamo come li usava", ma che manager sei, ma che imprenditore sei, ma sei un pirla!
Lui se ne vanta, quindi contento lui...
Però sia chiaro: anche lui vuole la massima trasparenza e la massima etica nel mondo degli affari, ci mancherebbe altro. Infatti è appena diventato vicepresidente di Mediobanca, presieduta da un signore che ha più processi che capelli in testa: il famoso Cesare Geronzi.
Cesare Geronzi è quello che ha portato la banca di Roma alla fusione con Unicredit di Profumo, ha avuto la presidenza di Mediobanca. Alla presidenza di Mediobanca ha cominciato a fare il diavolo a quattro perché vuole comandare soltanto lui quindi ha cercato di mandare via dei manager indipendenti.
Si è intronato come padrone unico, e nei ritagli di tempo ha un processo per il fallimento del gruppo Italcase Bagaglino dove è già stato condannato in primo grado.
Pensate, un banchiere condannato per bancarotta!
Poi ha alcuni processetti collaterali, tipo due o tre per l'affare Parmalat, uno per l'affare Cirio e un paio di imputazioni per usura, una delle quali è già caduta e l'altra vedremo.
Pensate: un banchiere imputato per usura e per alcune bancarotte, le più celebri al mondo, prima di Lehman Brothers cioè Parmalat e Cirio. Non ne ha persa una! Due su due. Presidente di Mediobanca, del comitato di controllo, del comitato di sorveglianza ecc.
Bene, i vicepresidenti di questo gentiluomo d'altri tempi, anche lui ovviamente scatenato per l'etica degli affari - figuriamoci, Geronzi e l'etica negli affari - da una parte Marina Berlusconi, per conto del Cavaliere, e dall'altra parte Marco Tronchetti Provera.
Questi sono un po' i controllori di Geronzi, pensate in che mani è finita Mediobanca!
Mediobanca è quella dove c'era Cuccia... adesso c'è questa triade: Geronzi, Tronchetti Provera, Marina Berlusconi, tutti per l'etica negli affari, ci mancherebbe altro!
Marina poi ha anche un modello in famiglia come il Cavaliere...
Tronchetti è anche entrato nella cordata CAI, la cordata a cui stiamo regalando la parte sana di Alitalia mentre la parte malata la paghiamo noi. E Tronchetti si ritrova li dentro con Emma Marcegaglia, anche lei l'altro giorno: "Basta con questa finanza allegra! Etica negli affari!".
Anche lei ha in famiglia degli ottimi modelli... anche qui ho preso qualche appunto: il gruppo Marcegaglia, che non è un gruppo omonimo è proprio suo e della sua famiglia, fondato dal padre, Steno Marcegaglia, e gestito dal padre, dal fratello e dalla sorellina, ha patteggiato quest'anno per corruzione, al Tribunale di Milano, per una tangente che il gruppo Marcegaglia nel 2003 aveva pagato a un manager dell'Eni. La branca era Eni Power, in cambio di un appalto.
Il patteggiamento prevede una pena pecuniaria di 500.000 euro, un miliardo di vecchie lire.
Più gliene hanno confiscati 250.000. Non è una decisione del giudice cattivo e loro si difendono eroicamente dicendo che non è vero: l'hanno patteggiata loro, quella pena!
Marcegaglia Spa: pena pecuniaria 500.000 euro, confiscati 250.000 euro.
Un'altra società controllata dal gruppo Marcegaglia, la NECCT SPA ha avuto un'altra pena pecuniaria di 500.000 euro e addirittura 5 milioni di confisca, 10 miliardi di vecchie lire. Patteggiati eh!
Non bastando, poi, ci sono anche le pene per il dirigente: il vice presidente, Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, che ha patteggiato undici mesi di galera.
In questo numero:
Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
i magistrati indagano.
Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.
Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica
strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora
– per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica
che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una
rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New
York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite
di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca -
principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq
e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal
sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli
scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di
aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di
Iran e Corea del Nord. LEGGI TUTTO...
Terzo Millennio
In questo numero:
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.
di Monica Centofante - 4 novembre 2008
9 miliardi di Euro. Tanto è costata agli italiani, a seguito del
referendum abrogativo del 1987, la decisione di spegnere
definitivamente le centrali nucleari nel nostro Paese.
Tuttavia ancora oggi, a distanza di oltre 20 anni, i rifiuti
radioattivi sono custoditi non in condizioni di massima sicurezza e gli
impianti non ancora completamente smantellati.
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Lo chiamavano ''sviluppo'': il complicato rapporto di Gela con l'Eni
e le prospettive di risanamento
di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008 Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
“La Sicilia come il Texas”, è quello che molti pensano. Mezzo secolo dopo il conto del sogno è servito: malformazioni, malattie
da industrializzazione, risorse idriche devastate e sottratte ai
territori, criminalità organizzata. LEGGI TUTTO ...
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