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Sono bianco, meno male PDF Stampa E-mail
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Sono bianco, meno male
Pagina 2

maurizio-chierici2.jpg

di Maurizio Chierici- 6 ottobre 2008
SONO CONTENTO di essere nato in Europa, la nostra Europa di prima, quando i rumeni non erano europei come noi. Ormai non devono scappare per ascoltare i dischi di Madonna o immergersi nella civiltà del bere e ballare fino allo sballo del mattino, oppure spiare dalla poltrona le isole dei famosi, felici con i nostri piaceri.



Sono contento di essere nato in una città benestante del Nord di un paese del Sud, respiro l’aria delle fabbriche approfittando della loro concretezza per liberarmi dalle zavorre di un secolo fa: comprensione, condivisione, fantasia, sentimenti inutili nei lampi dei telefonini che parlano con internet. E sono contento d’essere bianco, passaporto indispensabile se non voglio perdere la speranza. Con altri colori esistono otto possibilità su dieci di finire nei guai. Sospettati, temuti, emarginati. Purtroppo, diversi da noi.
Quando scende il buio è un sollievo andare per strada indossando la pelle chiara. Posso alzare la mano verso un taxi senza il sospetto di una rapina. O fare quattro passi nel parco senza finire in manette, denudato, frugato, maltrattato, insultato. Negro, è il loro nome nel registro dei giustizieri. Posso suonare il campanello di qualsiasi casa a qualsiasi ora e scusarmi per aver sbagliato porta: nessuno chiamerà la polizia. Sono contento di non essere nato in Pakistan, Colombia, Cecenia, Iraq, Afghanistan, Zaire. Quando dormo, e passi guardinghi si avvicinano alla porta accanto, al massimo sono ladri e non squadre della morte. E contento di non essere un indio dell’Amazzonia peruviana: se non brucio assieme alla foresta e se non mi uccidono per scavare oro, quando arrivo in Italia con la piccola moglie e i piccoli figli, li accoglie l’ironia di chi guarda come allo zoo: bestie rare. A volte la libertà diventa meno decorosa dell’obbedienza alle mani dure. Sono contento di essere battezzato. I nuovi fascisti non si allarmano quando prego e i Borghezio della razza padroncina non ridono se rifiuto il prosciutto ogni venerdì di quaresima. Sono contento di non essere costretto ad attraversare il mare, via dalla fame e dalla guerra, per finire nei campi di raccolta dove impacchettano e rimandano a casa. Sono contento di appartenere ad una cultura dal cinismo sincero. Godo della situazione senza scrupoli lasciandomi trascinare dalla nostra storia di occidentali, maschi, bianchi, adulti, garantiti da frontiere proibite ai disperati, con polizie rinforzate dai parà che i vigili urbani dei sindaci sceriffi appassionatamente provano ad imitare. Malgrado il lamento delle borse faccio ancora parte dei padroni del mondo e sono autorizzato ad adeguarmi al costume corrente: lasciar scorrere il dolore dei neri, dei gialli, dei marron senza prendere carico delle loro sofferenze, osservando col distacco un po’ umido dell’impresario di pompe funebri. In fondo non siamo noi gli assassini. Ci sarebbero vie d’uscita: solidarietà o il compromesso di far finta che gli altri siano uguali a noi. Faticose; lasciamole ai fanatici. Meglio chiudersi nelle patrie dei dialetti che la nostra pelle conserva con orgoglio. Perché una patria bianca esalta mille possibilità. Se Bush fosse nato in Georgia potrebbe decidere se ai georgiani è permesso vivere in pace?
Anni fa un testimone doveva raccontare la non speranza che sfiniva popoli lontani dai paesi del benessere, adesso i problemi sono arrivati sui nostri marciapiedi e bisogna pur vivere con le braccia che ci servono tenendone a distanza le pretese. Finito il lavoro, vogliono diventare corpi con fame sete, malattie, scuola per i figli e stanze almeno decenti. Insopportabili. Fuori dai giardini Italia l’infelicità si moltiplica spingendo nelle nostre strade persone non bene educate, almeno come noi l’intendiamo.

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
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    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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