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La figlia di Bob Kennedy ''Cosa nostra ci minaccio''' | La figlia di Bob Kennedy ''Cosa nostra ci minaccio''' |
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di Antonella Romano - 5 ottobre 2008 «Fu la prima volta che sentii parlare della mafia. Era il 1961, avevo appena nove anni - racconta Kathleen Kennedy, ai margini della seconda edizione del Forum "Lo sviluppo dell´Africa: un´opportunità per l´Europa, l´Italia e la Sicilia", promosso a Taormina dalla Fondazione Banco di Sicilia e realizzato da The European House-Ambrosetti - In quegli anni mio padre, prima da consulente giuridico della commissione antiracket e poi da ministro della Giustizia, intraprendeva le prime iniziative contro la criminalità organizzata. Le famiglie mafiose erano molto intimorite da questa attività repressiva, portata avanti anche attraverso le aule dei tribunali. Fu allora che arrivarono a casa nostra alcune telefonate anonime in cui minacciavano di colpire me, di gettarmi acido sul viso. Per fortuna poi non accadde nulla». La Kennedy ricorda che uno dei maggiori esponenti della criminalità organizzata era negli anni Sessanta Jimmy Hoffa, leader del sindacato dei trasportatori The Teamsters, allora in mano alle cosche siculo-americane. «Probabilmente le minacce erano riconducibili a quel gruppo», aggiunge la figlia di Robert e nipote di John Kennedy. E oggi? «Che la mafia sia radicata in Sicilia - risponde - è scritto ormai anche nelle guide turistiche. Ma sappiamo anche che l´Università di Pittsburgh lavora con Palermo nell´Ismett, che nell´Isola ci sono ottimi centri medici di biotecnologie. Trovo che la Sicilia sia un paradiso, e penso di tornarci presto. Suggerirò a mia figlia Maeve, che sta per sposarsi, di venire qui in luna di miele». A proposito di criminalità organizzata, la signora Kennedy, che è stata la prima donna vice governatrice del Maryland, spiega perché la Sicilia può essere d´esempio per l´Africa. «Laggiù una delle prime sfide è la sconfitta della corruzione, che assorbe un quarto delle risorse finanziarie dell´intero continente. La Sicilia, che sa con quali strumenti si debella la mafia, può aiutare l´Africa a combattere allo stesso modo». Kathleen Kennedy, presidente di una fondazione col nome della famiglia che si occupa della cura dei malati di Aids in Africa, spiega i motivi per i quali, a suo giudizio, occorre interessarsi ai Paesi del Terzo mondo. «In Africa sono già arrivati i cinesi e gli arabi. Ritengo che anche l´Europa e gli Stati Uniti debbano occuparsi del continente nero. Dopo avere sfruttato i suoi giacimenti, i suoi tesori, le sue energie, i suoi combustibili, abbiamo oggi grosse responsabilità e il dovere di aiutare l´Africa, a partire dalla lotta a malattie diffuse come l´Aids». Un ruolo che la Sicilia, «per la sua vicinanza geografica - dice la signora Kennedy - e il suo ruolo di ponte», è chiamata a svolgere. «La Fondazione Banco di Sicilia - osserva - si è messa in contatto con gli ambasciatori africani. Vedo la presenza di diversi rappresentanti delle istituzioni di Paesi africani qui a Taormina. Segno che i progetti che partono da questo Forum non sono solo idee teoriche. Anzi siamo già abbastanza avanti». Kathleen Kennedy non si sottrae a una valutazione della sfida in corso in America per le presidenziali. «Obama - dice - è meraviglioso, rappresenta i diritti civili, ha tutte le potenzialità per diventare l´erede della mia famiglia, un nuovo Kennedy». Ma le sarebbe piaciuta anche l´idea di una donna alla Casa Bianca: «Quando la mia famiglia si schierò a favore di Obama, io sostenevo Hillary Clinton. Ora anch´io sono per Obama. Solo eleggendo lui presidente l´America può cambiare e non essere più soltanto il Paese che ha eletto Bush. Questo mi sembra un grande motivo per vincere la sfida». La Repubblica Edizione Palermo |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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