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Una bomba a orologeria nell'artico | Una bomba a orologeria nell'artico |
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27 settembre 2008 Non sono così idiota da non capire che l'importanza e la gravità della crisi finanziaria globale o – su scala minore – della crisi di Alitalia, il "benaltrismo" fa andare il sangue alla testa e sono sempre restio a classificare in ordine rigorosamente gerarchico le emergenze. Però a volte la lettura concomitante di due notizie genera strani cortocircuiti. Così apprendo che, di fronte al terremoto finanziario, l'amministratore delegato della Francia ha lanciato l'idea di un vertice mondiale: il senso di urgenza che si respira è forte, le conseguenze della crisi in effetti sarebbero pesantissime per tutti, e mi spingo a dire soprattutto per i molti che stanno alla base della piramide. Subito dopo, cambiando lingua, scopro sull'Independent un articolo su un'altra specie di terremoto, che mi pare – eufemisticamente parlando – almeno altrettanto grave ma per cui nessun capo di stato ha espresso l'esigenza di convocare un summit internazionale urgente, foss'anche solo per dirci che non è vero. L'articolo si intitola "The methane time bomb", "La bomba a orologeria del Metano". Né, bisogna dire, l'allarmismo ha contagiato i nostri media. Verrebbe da dire che in questo caso hanno conservato un aplomb britannico (a differenza del britannico giornale che ha invece dato grande risalto alla questione): qui da noi le tracce di questa notizia sono decisamente scarse. Ma veniamo alla notizia. Sulla base di osservazioni e dati incrociati, si adombra la possibilità che il metano, imprigionato finora in enormi depositi sottomarini, stia salendo in superficie man mano che la calotta ghiacciata del Mare Artico si scioglie. Il metano, ricordano è un gas serra venti volte più potente dell'anidride carbonica. Il suo massiccio rilascio nell'atmosfera ne accelererebbe esponenzialmente la velocità di surriscaldamento, generando uno scenario molto peggiore delle peggiori previsioni. Traduco qui il pezzo (pur con tutte le possibili imprecisioni dovute al maccheronismo del mio inglese, credo di avere salvaguardato il senso dell'articolo; ovviamente rimando alla lettura dell'originale): «Gli scienziati hanno scoperto una prima prova del rilascio nell'atmosfera, da sotto il fondo marino artico, di milioni di tonnellate di gas serra 20 volte più potente dell'anidride carbonica. (…) I risultati preliminari suggeriscono che massicci depositi di metano sottomarino stanno cominciando a gorgogliare in superficie, man mano che la regione dell'Artico diventa più calda e il suo ghiaccio si ritira. I depositi sotterranei di metano sono importanti perché gli scienziati ritengono che, in passato, il loro rilascio improvviso abbia causato un rapido aumento delle temperature globali, cambiamenti drammatici del clima e persino l'estinzione di massa di intere specie. A bordo di una nave da ricerca che ha percorso in tutta la sua lunghezza la costa settentrionale della Russia, gli scienziati hanno scoperto intense concentrazioni di metano – talvolta fino a 100 volte i livelli normali – in diverse aree che coprono per migliaia di chilometri quadrati la piattaforma continentale siberiana. Negli ultimi giorni, i ricercatori hanno osservato zone marine schiumare, con bolle di gas in risalita attraverso le "ciminiere di metano" ("methane chimney") dal fondale oceanico. Essi ritengono che lo strato di permafrost sottomarino, che ha agito come un "coperchio" evitando la fuga del gas, si sia sciolto, permettendo così al metano di salire dai depositi sotterranei formatisi prima dell'ultima era glaciale. Da qui il loro allarme: è verosimile che tutto ciò sia legato al rapido riscaldamento che la regione ha sperimentato negli ultimi anni. Come gas serra, il metano è circa 20 volte più potente del biossido di carbonio, e molti scienziati temono che il suo rilascio possa accelerare il riscaldamento globale in un gigantesco feedback: l'aumento del metano atmosferico provocherebbe temperature più elevate e dunque una conseguente ulteriore fusione del permafrost, con la liberazione di quantitativi ancora superiori di metano. Si calcola che la quantità di metano immagazzinato sotto l'Artico sia superiore alla quantità totale di carbonio contenuta nelle riserve mondiali di carbone, per cui vi è un grandissimo interesse per la stabilità di questi depositi, dal momento che la regione si riscalda a un ritmo più veloce che in altri luoghi della Terra. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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