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Giulietto Chiesa
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di Giulietto Chiesa - Megachip - 6 ottobre 2008 Per dire che sarà difficile trovare un filo conduttore politico preciso per la "riabilitazione" dello zar Nicola II, decisa ieri dalla Corte Suprema delle Federazione Russa. E' la Russia imperiale che rinasce sotto i nostri occhi, mentre l'America del turbocapitalismo affonda? Se fosse così non si capirebbe perchè mai la tesi della Procura di Stato sia stata contraria alla decisione e l'abbia combattuta legalmente fino all'ultimo. La decisione non pare dunque venire dal Cremlino di oggi, assai meno impegnato a rimettere sui loro piedistalli i santini del passato di quanto non lo fosse Boris Eltsin. Da dove viene dunque questa decisione piuttosto sorprendente? E si può trovare un ispiratore cui farla risalire? E poi di che "riabilitazione" si tratta? La tesi della Procura è stata che nessun organi di stato, fosse pure sovietico, prese la decisione di sterminare la famiglia imperiale al completo, e quindi, non si sarebbe dovuto applicare la legge sulal riabilitazione dei perseguitati politici. Piuttosto - così argomentava la Procura - l'assassinio della famiglia imperiale, atto moralmente esecrabile specialmente perchè aveva incluso non solo il responsabile della guerra e del disastro della Russia, ma l'intera sua famiglia, inclusi i figli e le figlie minori, la moglie, perfino il medico di famiglia e i servitori rimasti, doveva essere considerato un atto criminale, per quanto efferato, non un atto politico. Tesi debole, invero, perchè chi ordinò l'eccidio nella casa di Ekaterinburg (destino volle che Boris Eltsin fosse in seguito il primo segretario della regione che venne ribattezzata, in epoca sovietico, di Sverdlovsk) aveva ben chiaro uno scopo politico: liquidare non solo Nicola II ma anche tutti gli eredi, estirpare la famiglia per evitare che, se la guerra civile fosse andata male per le guardie rosse, il ritorno dei "bianchi" al potere non potesse fare riferimento in alcun modo alla dinastia dei Romanov. Niente di più "politico" che un ragionamento del genere. Dunque, sotto questo profilo, la Corte Suprema sembra avere agito razionalmente e in base allo spirito della legge. Del resto, dare ragione alla tesi della Procura avrebbe significato l'impossibilità di riabilitare le migliaia di repressi nei lager, fatti morire senza alcun processo, semplicemente periti per i disagi, spariti nel vortice della macchina concentrazionaria. Ma, una volta sciolto questo nodo, ne vengono al pettine molti altri. Nicola II era davvero innocente per i milioni di morti patiti dalla Russia nella guerra contro le potenze centrali? Non fu lui a prendere, come monarca assoluto, quella decisione fatale che aprì la mattanza dei contadini russi? Non fu lui ad avere creato le condizioni che resero possibile, perfino difficilmente evitabile, la rivoluzione che fu poi - non subito - guidata dalla frazione di maggioranza del Partito Sociadlemocratico Russo, passata alla storia come il partito dei Bolscevichi? E si può mettere sullo stesso piano un oscuro lavoratore morto nella costruzione della diga sull'Angarà, colà mandato obbligatoriamente, quasi come uno schiavo, e un monarca assoluto investito di poteri statuali e religiosi, non sindacabile, cioè assolutamente responsabile dei suoi atti? monarca assoluto, Raibilitarlo significa di fatto dire che ha fatto tutto bene? Che lo si deve considerare come un martire dell'ortodossia? Che è giustamente stato innalzato agli altari come santo dalla Chiesa Ortodossa? Non pare. Sebbene le correnti più conservatrici del Patriarcato abbiano non poco soffiato da questa parte, il significato della sentenza ha tutta l'aria di essere una conclusione tecnica. Una volta tanto, senza troppi retroscena, in Russia un tribunale decide in base alla legge. Quella legge mette lo zar e la sua famiglia dalla parte dei repressi. Ma quella legge non esprime nessun giudizio sull'azione dello Zar come uomo di Stato. C'è dietro la nuova Russia, piena di riserve valutarie, che ha appena vinto una guerra, che può permettersi ora di rilanciare il suo ruolo di potenza mondiale, che ha risorse in quantità tale da metterla al sicuro dai contraccolpi che il resto del mondo pare destinato a subire? Francamente non sembra. Piuttosto, tornando a Mikhail Ghefter, sembra un riflesso profondo del passato, piuttosto una nostalgia inoffensiva di tempi lontani e non più proponibili. Dmitrij Medvedev e Vladimir Putin, i gemelli che costituiscono la nuova diarchia di ferro del Cremlino, hanno progetti assai più ambiziosi della riabilitazione dello Zar. Tratto da: www.megachip.info |
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Pietro Saitta - 9 novembre 2008
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