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Affari, boss, politici: la ragnatela dietro il suicidio del prof antimafia | Affari, boss, politici: la ragnatela dietro il suicidio del prof antimafia |
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di Domenico Valter Rizzo - 5 ottobre 2008 mafia, politica, istituzioni e anche pezzi di magistratura sulla costa tirrenica messinese. Una battaglia condotta con pochi amici fidati e nella più completa indifferenza, se non nell’aperta ostilità della politica e di buona parte dei cittadini di Terme Vigliatore. Una battaglia conclusa con il suicidio, non un atto disperato, ma un gesto estremo di protesta che riporta alla mente i bonzi di Saigon. Pensava di averla spuntata Parmaliana quando nel dicembre del 2005 il presidente della Repubblica aveva firmato il decreto i scioglimento del Comune di Terme Vigliatore per infiltrazione mafiosa. Erano state le sue continue denunce, i dossier documentati a far scoppiare il caso. Pensava che alla fine sarebbe arrivata la giustizia, invece dopo lo scioglimento non è successo nulla. Neanche un avviso di garanzia per gli amministratori. Gran parte di loro sono stati trionfalmente rieletti e oggi guidano di nuovo l’amministrazione comunale. L’ex sindaco cacciato dai commissari, Gennaro Nicolò, oggi è assessore, il suo vice Domenico Munafò, è il Presidente del Consiglio Comunale. Bartolo Cipriani è passato da "sindaco ombra" a sindaco effettivo. Insomma, nulla è cambiato. Un rinvio a giudizio però è arrivato. Lo ha chiesto la Procura di Barcellona per Adolfo Parmaliana, accusato da uno degli amministratori collusi dl reato di diffamazione. Eppure il capitano Domenico Cristaldi, che comandava la compagnia dei carabinieri di Barcellona, il suo dovere lo aveva fatto già prima dello scioglimento. Aveva stilato due lunghe informative e le aveva inviate alla magistratura. Ma a Palazzo di giustizia già la prima informativa aveva suscitato un vespaio. A raccontarlo è proprio il capitano, nel secondo rapporto, illustrando quello che definisce «il clima di preoccupazione creatosi per il timore di uno «scoperchiamento della pentola» già a seguito dell’anticipazione informale dell’informativa preliminare che solo in data 05.05.2005 è stato possibile depositare tra "mille" resistenze». «Nella mattinata del 02.05.2005 lo scrivente ha avuto un incontro con il dr. De Feis, il quale gli ha partecipato che il Procuratore Capo dr. Rocco Sisci aveva poco prima avvisato il dr. Canali dei contenuti dell’indagine, nonostante gli elementi compromettenti emersi a carico di quest’ultimo». L’informativa dei carabinieri era stata chiamata Tsunami, e faceva una completa radiografia dei rapporti tra gli amministratori e esponeti della criminalità organizzata, ma parlava anche di alcune discutibili frequentazioni di magistrati come quelle appunto del sostituto procuratore Olindo Canali. Tra i suoi amici uno in particolare ha suscitato l’interesse dei militari: si chiama Salvatore Rugolo è il figlio di uno dei più potenti boss mafiosi della zona, ucciso il 20 febbraio del 1987 e cognato del capo riconosciuto della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Gullotti, all’ergastolo per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano. Un rapporto mai celato, tanto che i carabinieri - si legge nell’informativa - li incontrano mentre pranzano tranquillamente in una trattoria. Ma le indagini dei carabinieri chiamano in causa anche un personaggio di altissimo livello. E’ il procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata. Nel dossier Tsumani si parla dei suoi ripetuti interventi per stoppare le indagini dell’arma, paventato il ricorso anche ad un «non meglio identificato colonnello...». Ma si parla anche delle sue frequentazione pericolose. Tutte informazioni che non hanno scalfito la sua figura, tanto da portarlo, nonostante una pesantissima interrogazione parlamentare del senatore Beppe Lumia, al vertice della Procura generale di Messina. Tra gli altri fatti annotati dai carabinieri e riportati da Lumia i rapporti di cordiale frequentazione di Cassata con il boss Gullotti e quelli con Rosario Cattafi entrambi frequentatori ossequiati dell’associazione Corda Frates, il cui principale animatore era proprio Cassata. L’informativa Tsunami per quasi tre anni ha fatto avanti ed indietro tra a procura di Barcellona e la Dda di Messina fino a quando non è stata trasferita a Reggio Calabria, proprio a causa del coinvolgimento nelle indagini di due magistrati, Canali e Cassata. A Reggio sembra sia in attesa di archiviazione. In archivio non dovrebbe finire invece la lettera con la quale Adolfo Parmaliana ha spiegato il suo tragico gesto. La Procura di Patti (competente per territorio) ha sequestrato il documento. «Chiedo ufficialmente che sia restituito alla famiglia e reso pubblico al più presto possibile - dichiara il senatore Lumia alla fine dei funerali di Parmaliana - ma faccio anche appello al procuratore della Repubblica di Messina, Guido Lo Forte affinché segua personalmente gli sviluppi di questa inquietante vicenda. Per quanto mi riguarda chiederò che la Commissione antimafia venga al più presto possibile a Terme Vigliatore». A Lo Forte si rivolgono con un appello anche i famigliari delle vittime di mafia. Al funerale di Parmaliana c’erano quasi duemila persone e due soli politici: Beppe Lumia e Sonia Alfano. Il funerale si è svolto nella Chiesa del quartiere. La stessa dove la settimana scorsa si era celebrata la festa del patrono. Fuochi d’artificio e la premiazione del torneo parrocchiale di calcetto intitolato alla memoria di Mimmo Tramontata, boss mafioso in servizio permanete effettivo, morto ammazzato tre anni fa. Tratto da: l'UNITA' L’INTERVISTA Il fratello: «Qui i Ds lo avevano abbandonato» «Mio fratello è un martire della legalità, ha dato la sua vita per sconfiggere parte di istituzioni che deformavano la realtà e non permettevano l'affermazione della verità». Non ha dubbi Biagio Parmaliana, il fratello del professore universitario suicida a Terme Vigliatore. «Da ultimo queste istituzioni ormai infastidite dalla sua iniziativa si erano rivolte apertamente contro di lui». Si sentiva isolato? «Era assolutamente isolato nelle istituzioni ma anche nella politica. Il suo partito, i Ds, lo aveva da tempo abbandonato e spesso avversato apertamente. Solo l'ex presidente dell'antimafia, il senatore Lumia gli è stato vicino e anche l'eurodeputato Claudio Fava con il quale ha avuto un positivo carteggio. In un primo momento anche Fava appariva dubbioso, forse perché apparati del partito lo avevano male informato, ma poi capì chi era mio fratello». Anche nelle istituzioni e la magistratura? «Posso dire che non ha risposto a quella richiesta di legalità che lui reclamava. Anzi posso dire vi è stato un attacco quasi personale nei suoi confronti». Qui sembra vi sia un intreccio stretto tra politica, criminalità e persino pezzi di istituzioni. «Lui ha dato la sua vita per scoperchiare questo sistema di potere. Un gesto estremo e assoluto per accendere finalmente i riflettori su questo sistema. Per avere i particolari dovremo leggere quello che ci ha lasciato scritto. Per quanto mi riguarda devo dire che il Distretto ha ottimi magistrati, ma vi sono anche di sicuro soggetti che non possono certo fregiarsi di questo titolo». d.v.r Tratto da: l'UNITA' Comunicato stampa del 4 ottobre 2008 Il movimento Città Aperta si unisce a quanti non intendono dimenticare il Prof. Adolfo Parmaliana. Ne ricorda, in particolare, il costante impegno civico e il forte senso di legalità, manifestato in numerosi interventi pubblici e in decisive prese di posizione. Confida, inoltre, che l'arrivo del Procuratore De Luca a Barcellona e del Procuratore Lo Forte a Messina, possa ridare slancio alle inchieste giudiziare generate dalle sue denunce, sulle quali il gesto estremo del Professore ha di certo acceso i riflettori, e che incrementi notevolmente l'attività delle procure territoriali, chiamate ad operare in un ambiente complesso. Barcellona P.G. ed il suo hinterland rappresentano, infatti, un territorio a forte rischio per la presenza di una diffusa e radicata illegalità. In particolare, negli ultimi anni la Procura della Repubblica di Barcellona P.G. si è trovata a lungo a lavorare con un organico assottigliato al di là di ogni limite, generando una insostenibile paralisi dell’apparato giudiziario, con gravissime ripercussioni per la giustizia, che vanno dai ritardi nell’accertamento della verità all’impunità per prescrizione del reato. Il recente “svecchiamento” dell’apparato nel suo complesso non può quindi che costituire una nota positiva nell’ottica di una ragionevole e salutare rotazione delle risorse umane disponibili. Ora, come ebbe modo già di annotare la Commissione Parlamentare Antimafia nella relazione “di maggioranza”, «se è chiaro che l’intelligenza e la comprensione investigativa diretta del fenomeno mafioso è attribuita, per regola procedurale ed organizzativa, alla procura distrettuale e non alle singole procure ordinarie circoscrizionali, appare evidente per le argomentazioni sopra esposte che le procure sul territorio debbano tutte attenzionare ogni articolazione pratica e viva delle organizzazioni mafiose, perché il fenomeno abbia comprensione e valutazione unitari; se ciò non avviene, non può costruirsi un serio impianto di contrasto al fenomeno». |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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