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La solitudine di un Siciliano Scomodo | La solitudine di un Siciliano Scomodo |
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di Claudio Fava - 5 ottobre 2008 Non c'è niente di peggio che costruire facili didascalie tra il tempo in cui abbiamo vissuto e l'istante in cui ce ne siamo andati: soprattutto se quella morte ce la siamo andata a cercare noi, con un ultimo atto di consapevole volontà. Adolfo Parmaliana, compagno e militante siciliano, la sua morte l'ha trovata in fondo a un viadotto, dopo un salto di 35 metri. Ha scelto di andarsene così, quasi cinquantenne, senza dare troppe spiegazioni.Ma lasciando i segni di una vita e di una militanza vissute con incredibile intensità. Vivere intensamente, nella Sicilia malata di questo tempo, vuol dire
assumersi il peso d’una terra che ha smarrito se stessa, la propria
corda civile, il senso elementare delle regole. Quel peso, Parmaliana
se l’era preso facendo politica nel suo paese, nel suo vecchio partito,
tra la sua gente. E provando con disperata perseveranza a indicare i
luoghi e i momenti in cui la politica si faceva affare, miseria,
clientela: anche nel suo partito. Per questo non stava simpatico. Anzi,
diciamolo pure: un uomo come Adolfo era destinato alla solitudine e al
fastidio di tanti. Me lo ricordo, in certe feste dell’Unità, con la sua
cartellina di cuoio sotto il braccio e un repertorio lucidissimo di
cose non digerite, non accettate, che aveva bisogno di raccontare, di
condividere, di spiegare agli altri. Mi ricordo le sue telefonate, le
sue lettere dentro le quali leggevi anche la fatica di chi temeva di
parlare solo per sé. Adolfo aveva onestamente paura di questo: che
nella sua terra, nel suo partito non ci fosse più spazio per le cose
che custodiva dentro la quella vecchia borsa di cuoio.Ora, io non so perchè Adolfo si sia ucciso. E non mi interessa, con le liturgie consolatorie del giorno dopo, annoverare anche lui tra le vittime di Cosa Nostra. Non è questo il punto. Il punto sono le parole che per anni Adolfo ha offerto agli altri e se l’è viste rotolare tra i piedi. Il punto è l’abitudine dei siciliani a ingoiare tutto, a digerire tutto e a considerare, alla fine della giostra, uno come Parmaliana un irriducibile rompicoglioni. Non so se Adolfo se ne sia reso conto e abbia deciso di farla finita per questo. So che faremmo bene a ricordarlo non come un morto di mafia ma come un vivo che si batté contro i nostri sguardi d’abitudine, contro le nostre agende troppo cariche d’appuntamenti per potergli dare ascolto, contro i tempi di una politica che è solo ribalta, applauso, finzione: mai verità. Anche di questo è morto Adolfo Parmaliana. Tratto da: l'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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