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Rassegna Stampa
Le confessioni di Rocco Varacalli | Le confessioni di Rocco Varacalli |
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di Riccardo Castagneri - 26
settembre 2008
Antonio Stefanelli, padre di Nino, conoscendo bene la spietatezza di Pasqualino Marando, contattò un imprenditore stimato dalle famiglie, Giuseppe Leuzzi. Il mediatore organizzò un incontro nella villa dei Marando, dove Antonio e Nino Stefanelli arrivarono con due guardaspalle. Uno non entrò, doveva controllare la situazione all’esterno, fu l’unico a salvarsi. Gli altri tre vennero massacrati ed i loro corpi fatti sparire. Ma questo non bastò a placare l’ira di Pasqualino Morando, la faida doveva continuare. Questo è lo scenario presentato agli inquirenti ed alla Dia di Torino, da Rocco Varacalli, uno dei rari pentiti di ‘Ndrangheta. “Marando stesso mi confidò – racconta Varacalli- che l’ultimo a morire fu Nino Stefanelli. Prima riferì i nomi delle persone che avevano avuto a che fare con l’omicidio di Francesco. Nomi trascritti su un foglietto custodito da Rocco Marando, un altro fratello di Pasqualino”. Varacalli disegna anche la nuova mappa delle mafie del territorio piemontese. Nel 2003 Pasquale Marando si è letteralmente volatilizzato, nessuno sa che fine abbia fatto. Il pentito afferma che sia stato ucciso dai parenti, che però ne hanno alimentato il mito, per poter meglio gestire i tanti traffici della famiglia, retta da un uomo di fiducia, Francesco Costanzo. Un mese fa a Moncalieri, hinterland torinese, è stato arrestato per associazione mafiosa, Beppe Belfiore, pupillo del boss Mario Ursino. Ma gli inquirenti sono preoccupati da segnali inquietanti, ad esempio picciotti che chiedono il pizzo senza l’autorizzazione della famiglia. Giovani boss emergenti o cani sciolti? Il territorio comunque appare vacante ed anche Cosa Nostra ricomincia a guardare con interesse a Torino, come dimostrato i pizzini ritrovati nel covo dei Lo Piccolo. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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