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di Marco Travaglio - 4 ottobre 2008

Non era difficile prevedere l’uso criminoso che avrebbe fatto Al Tappone del Csm, dopo i precedenti creati dal centrosinistra con la guerra a Clementina Forleo e a Luigi De Magistris.






Punire addirittura col trasferimento due magistrati sgraditi al potere,non per aver commesso abusi o sconcezze, ma per aver espresso in tv le loro opinioni (peraltro tutt’altro che inedite: «Chi indaga sui potenti è condannato agli attacchi e l’isolamento»), ha spianato la strada al Cainano che ora pretende lo stesso trattamento per i giudici sgraditi a lui. L’altroieri il peggior Csm della storia repubblicana ha aperto - con procedura d’urgenza, come se non avesse nulla di più urgente da fare - un fascicolo per trasferire due magistrati che hanno osato criticare Angelino Jolie e il suo «lodo» incostituzionale, su richiesta dei membri laici del Pdl Michele Saponara (già parlamentare di FI, già avvocato di Previti) e Gianfranco Anedda (già parlamentare di An): Adriano Sansa, presidente del tribunale dei minori di Genova e collaboratore di Famiglia Cristiana; e Fabio De Pasquale, pm a Milano che, tra l’altro, sostiene l’accusa nei processi Mediaset e Mills.
Di quali nefandezze si sono macchiati i due reprobi? Sansa, nell’ultima assemblea dell’Anm ligure sulle controriforme della giustizia, ha definito Berlusconi «premier piduista circondato da persone che servono lui e non lo Stato» e Alfano «un suo fedelissimo». De Pasquale, chiedendo al Tribunale di sollevare eccezione di incostituzionalità sulla legge Alfano, l’ha definita «criminogena»: l’impunità garantita alle cariche dello Stato potrebbe indurne prima o poi qualcuna («non in questa legislatura, ma in futuro») a commettere reati, proprio per l’assenza di rischi). Secondo Saponara e Anedda, compagni di partito del capogruppo Gasparri che ha definito «cloaca» il Csm, quelle frasi «vanno ben al di là dei giudizi critici consentiti dalla libertà di espressione e denigrano organi costituzionali». Ora, a parte il fatto che Alfano e la sua legge non sono organi costituzionali, definire piduista chi per sua stessa ammissione fu iscritto per tre anni alla P2 (tessera 1816, «apprendista muratore»), non è denigrazione o critica: è cronaca. Così come ricordare che il Pdl è al servizio del premier, visto che nessuno dei suoi ha mai osato nemmeno criticare qualche legge ad personam: lo stesso Al Tappone se n’è recentemente felicitato dicendo che «con questo governo mi pare di esser tornato in azienda», dove il padrone è lui.
Sostenere poi che la legge Alfano è criminogena non è critica: è analisi giuridica (chi sa di poter violare tutte le leggi dello Stato senza pericoli sarà più portato a violarle di chi rischia la galera). Per giunta insindacabile, perché il pm e l’avvocato in udienza godono della più ampia libertà di parola. Ma il duo Saponara-Anedda non si contenta di due scalpi: ne vuole quattro. Pretende pure il trasferimento di Anna Canepa e Giancarlo Girolami, presidenti delle sezioni ligure e piemontese dell’Anm. Motivo: «col loro assordante silenzio han dimostrato di condividere il discorso di Sansa». Per questi garantisti all’ italiana, chi ascolta una frase che non condivide deve subito prendere la parola per dissociarsi, altrimenti è come se l’avesse pronunciata lui. Un nuovo tipo di infrazione, riservata alle toghe scomode: il silenzio-assenso.
Ora, Anna Canepa all’intervento di Sansa a Genova era almeno presente. Ma Girolami si trovava a Torino per un’analoga assemblea e pare che non metta piede a Genova da mesi. Dunque, anche volendo, non avrebbe potuto dissentire: non c’era. Ma per i due garantisti berlusconidi anche il «silenzio-assenza» è reato grave: Girolami, da Torino, avrebbe dovuto mettersi in comunicazione telepatica o medianica con Genova, captare il discorso di Sansa e, sempre con l’aiuto di una medium e di un tavolino a tre gambe, dissentire in diretta.
Purtroppo non l’ha fatto, ergo anche il suo assordante silenzio-assenza va punito col trasferimento. Già, ma dove? Se Sansa e Canepa sono incompatibili con Genova, Girolami con Torino e De Pasquale con Milano per aver criticato Angelino o taciuto sulle critiche ad Angelino, in quale sede saranno compatibili? Non solo: tutti i 9 mila magistrati italiani han taciuto su quelle critiche, dunque vanno trasferiti in blocco. Ma saranno incompatibili anche con le nuove sedi, all’infinito, fino alla definitiva abolizione della magistratura. Tanto ci siamo quasi.

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    In questo numero:
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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