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Cina, lotta allo smog: auto ferme a rotazione | Cina, lotta allo smog: auto ferme a rotazione |
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Pechino adotta misure drastiche fino ad aprile. I negozi aprono e chiudono un'ora dopo. Il meccanismo escogitato è una novità a livello mondiale ma rischia di provocare un'onda di pesanti malumori. DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Troppo traffico. Troppi veleni. La Cina è costretta ad adottare misure drastiche per tentare di abbattere il muro di smog che soffoca la capitale. Chiusa l'esperienza olimpica, nel corso della quale erano state sperimentate fino al 21 settembre le targhe alterne, i valori di polveri sottili e di derivati del carbone sono tornati al di sopra della soglia di allarme. E nonostante le rassicuranti parole delle autorità che continuano a giurare sull'assenza di pericoli e sul miglioramento della situazione, la verità appare chiara leggendo la circolare diramata dalla Municipalità che all'improvviso impone a partire dall'11 ottobre fino alla conclusione di aprile uno stravolgimento nelle regole della vita quotidiana. Sotto accusa lo status symbol per eccellenza della prosperità urbana: l'auto. È bastato che cessasse l'effetto dei divieti imposti in occasione dei Giochi con lo scopo di ripulire l'aria e l'esercito delle quattro ruote ha mandato in tilt il sistema dei collegamenti. E l'emergenza è ritornata. Pechino ha bisogno di una cura ad hoc. I tempi sono ristrettissimi. Cambiano le disposizioni sulla circolazione privata e pubblica, così come gli orari di apertura e chiusura dei negozi. Le tariffe dei parcheggi saranno aumentate per scoraggiare il ricorso alla macchina. E persino gli uffici sono stati invitati a riconsiderare l'organizzazione degli orari. ![]() È una rivoluzione che rischia di provocare un'onda di pesanti malumori. Nel giro di un paio d'ore dopo la pubblicazione del provvedimento i maggiori siti di discussione online sono stati ingolfati da migliaia di commenti irritati. Il paradosso è che c'è chi minaccia di aggirare l'ostacolo comprandosi un secondo mezzo. Che alla fine il giro di vite si traduca in un incentivo per l'industria del settore? Comunque sia, la decisione è senza precedenti: a rotazione tutte le auto private e pubbliche (sono quasi due milioni a Pechino) dovranno stare ferme un giorno alla settimana dalle sei del mattino alle nove della sera. Il meccanismo escogitato è una novità a livello mondiale. Il lunedì toccherà alle targhe che finiscono con i numeri 1 e 6, il martedì con i numeri 2 e 7, il mercoledì 3 e 8, il giovedì 4 e 9, il venerdì con il 5 e lo zero. E non è finita. Il blocco riguarderà anche il 30% delle vetture utilizzate dalla amministrazione statale (esclusi i mezzi del partito comuni-sta), mentre il restante 70% non si muoverà nei weekend. La ricaduta si abbatterà sulla rete del commercio e sul settore terziario. Tutti i negozi, i supermercati e i centri che ospitano i brand del lusso avranno l'obbligo di ritardare alle dieci del mattino l'apertura (anziché le nove) e abbassare le saracinesche con un posticipo di un'ora. L'obiettivo è quello di scaglionare il traffico e di evitare il congestionamento nelle ore di punte. La Cina, in questi giorni, è sotto l'effetto delle festa: si celebra l'anniversario della Repubblica. Per una settimana — la golden week — uffici e fabbriche operano a ritmo ridotto. La notizia, nella capitale, non è stata ancora diffusa con la necessaria capillarità. Le autorità municipali, spaventate dal primo impatto e dalle reazioni che ne sono seguite, hanno scelto la linea soft per non turbare il clima di rilassatezza generale. L'11 ottobre, però, la rotazione comincerà. E il termometro della insoddisfazione già sale. Ma è l'ultima «medicina» per un malato gravissimo, sull'orlo dell'asfissia da inquinamento: il cielo di Pechino. F. C. Tratto da: Corriere della Sera |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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