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Cina, lotta allo smog: auto ferme a rotazione PDF Stampa E-mail

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30 settembre 2008
Pechino.
Emergenza ambiente Dopo l'Olimpiade il livello degli agenti inquinanti nell'aria è tornato a salire. Via al piano dall'11 ottobre





Pechino adotta misure drastiche fino ad aprile. I negozi aprono e chiudono un'ora dopo.
Il meccanismo escogitato è una novità a livello mondiale ma rischia di provocare un'onda di pesanti malumori.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Troppo traffico. Troppi veleni. La Cina è costretta ad adottare misure drastiche per tentare di abbattere il muro di smog che soffoca la capitale. Chiusa l'esperienza olimpica, nel corso della quale erano state sperimentate fino al 21 settembre le targhe alterne, i valori di polveri sottili e di derivati del carbone sono tornati al di sopra della soglia di allarme. E nonostante le rassicuranti parole delle autorità che continuano a giurare sull'assenza di pericoli e sul miglioramento della situazione, la verità appare chiara leggendo la circolare diramata dalla Municipalità che all'improvviso impone a partire dall'11 ottobre fino alla conclusione di aprile uno stravolgimento nelle regole della vita quotidiana.
Sotto accusa lo status symbol per eccellenza della prosperità urbana: l'auto. È bastato che cessasse l'effetto dei divieti imposti in occasione dei Giochi con lo scopo di ripulire l'aria e l'esercito delle quattro ruote ha mandato in tilt il sistema dei collegamenti. E l'emergenza è ritornata. Pechino ha bisogno di una cura ad hoc.
I tempi sono ristrettissimi. Cambiano le disposizioni sulla circolazione privata e pubblica, così come gli orari di apertura e chiusura dei negozi. Le tariffe dei parcheggi saranno aumentate per scoraggiare il ricorso alla macchina. E persino gli uffici sono stati invitati a riconsiderare l'organizzazione degli orari.inquinamento-in-cina-web.jpg
È una rivoluzione che rischia di provocare un'onda di pesanti malumori. Nel giro di un paio d'ore dopo la pubblicazione del provvedimento i maggiori siti di discussione online sono stati ingolfati da migliaia di commenti irritati. Il paradosso è che c'è chi minaccia di aggirare l'ostacolo comprandosi un secondo mezzo.
Che alla fine il giro di vite si traduca in un incentivo per l'industria del settore? Comunque sia, la decisione è senza precedenti: a rotazione tutte le auto private e pubbliche (sono quasi due milioni a Pechino) dovranno stare ferme un giorno alla settimana dalle sei del mattino alle nove della sera. Il meccanismo escogitato è una novità a livello mondiale. Il lunedì toccherà alle targhe che finiscono con i numeri 1 e 6, il martedì con i numeri 2 e 7, il mercoledì 3 e 8, il giovedì 4 e 9, il venerdì con il 5 e lo zero. E non è finita. Il blocco riguarderà anche il 30% delle vetture utilizzate dalla amministrazione statale (esclusi i mezzi del partito comuni-sta), mentre il restante 70% non si muoverà nei weekend. La ricaduta si abbatterà sulla rete del commercio e sul settore terziario. Tutti i negozi, i supermercati e i centri che ospitano i brand del lusso avranno l'obbligo di ritardare alle dieci del mattino l'apertura (anziché le nove) e abbassare le saracinesche con un posticipo di un'ora. L'obiettivo è quello di scaglionare il traffico e di evitare il congestionamento nelle ore di punte.
La Cina, in questi giorni, è sotto l'effetto delle festa: si celebra l'anniversario della Repubblica. Per una settimana — la golden week — uffici e fabbriche operano a ritmo ridotto. La notizia, nella capitale, non è stata ancora diffusa con la necessaria capillarità.
Le autorità municipali, spaventate dal primo impatto e dalle reazioni che ne sono seguite, hanno scelto la linea soft per non turbare il clima di rilassatezza generale. L'11 ottobre, però, la rotazione comincerà. E il termometro della insoddisfazione già sale.
Ma è l'ultima «medicina» per un malato gravissimo, sull'orlo dell'asfissia da inquinamento: il cielo di Pechino.
F. C.

Tratto da: Corriere della Sera
 
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