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Il segreto di McCain | Il segreto di McCain |
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di
Maurizio
Chierici - 29 settembre 2008
Non si sa se fucilati, morti per sfinimento o dispersi dopo un’evasione. Millecento, millecinquecento, il Pentagono prende in considerazione 51 prigionieri svaniti chissà come, sepolti chissà dove. Le carte del Pentagono sanno cosa è successo, ma nessuna informazione è arrivata alle famiglie. Documenti secretati, perché? Soprattutto: come mai quando il Congresso ha deciso all’unanimità di declassificare informazioni superate da altre tragedie, il via libera si è impantanato nella commissione del Senato presieduta da McCain il quale con determinazione «a volte violenta» ha imposto il silenzio su una guerra talmente lontana da non provocare nessun danno «alla sicurezza del Paese», come il rivale di Obama ripeteva fino a qualche anno fa Naturalmente Hanoi non dà una mano. Per i vietnamiti tutti i prigionieri Usa sono tornati a casa. Ma mogli e figli guardano il posto vuoto a tavola. Allora, cosa è successo? Deputati democratici e repubblicani avevano chiesto al Pentagono di rispondere all’invocazione dei familiari con un provvedimento che prevedeva sanzioni pesanti per gli alti funzionari restii a collaborare. Quei famosi seppellitori dei servizi segreti, protagonisti dei racconti di Le Carré. McCain ha bloccato tutto concludendo l’arringa con un discorso patriottico: «guardiamo avanti. Il passato è il passato. Gli Stati Uniti hanno un futuro prospero garantito dalla trasparenza della nostra democrazia». Chiuso il lucchetto. Per timore che qualcuno insistesse nel frugare, ha centellinato una legge sull’accesso ai documenti talmente complicata da permessi incrociati e regolamenti museruola da impedire l’apertura degli archivi. McCain aveva messo in piedi una lobby trasversale dove confluivano senatori dell’ala conservatrice democratica. Ed è riuscito a guadagnare la presidenza della commissione. Commissione che incalzata da familiari e veterani del Vietnam, risponde aprendo un’inchiesta per capire quali «interessi nascosti inspirano la perseveranza dei richiedenti». I quali non si limitavano a voler sapere, ma riscrivevano la biografia del prigioniero McCain con insinuazioni non piacevoli. Il confronto Obama-McCain dell’altra sera ha messo a confronto due secoli: il secolo alle spalle e il secolo appena cominciato. Passato contro futuro. Il futuro può solo rivangare le ambiguità strazianti delle guerre di Bush, ma non gli scheletri della guerra perduta, ferita ancora aperta nell’orgoglio nazionale. L’imbuto del terremoto mutui, banche e finanze ha negato spazio a queste punte di spillo che infastidivano McCain durante le primarie repubblicane. Per rimpicciolire gli avversari di partito, non aveva smesso di sventolare le ventitrè medaglie che lo proclamano eroe. Avendo partecipato a venticinque azioni di guerra, quasi una medaglia ogni volo. E alla contrarietà che agitava Obama sull’operazione Iraq, rispondeva sorridendo: «So com’è terribile la guerra. Ne porto le cicatrici, ma so anche quando è urgente farla. La guerra in Iraq era un’urgenza». Dichiarazione che ha resuscitato la rabbia di chi non ha notizie. E i veterani e le famiglie del Pwo-Mita sono ripartiti con la stessa domanda: di cosa ha paura McCain quando nasconde quel passato? Nipote di un ammiraglio, viceré Usa sul canale di Panama, figlio dell’ammiraglio che in Vietnam comandava in mare le truppe che il generale Westmoreland guidava nella foresta, prima o poi, riscivolerà nelle glorie del medagliere e la polemica potrebbe tornare sui giornali e nelle Tv.
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

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Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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