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Latte e formaggio avariati ecco la rotta dello scandalo PDF Stampa E-mail
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Latte e formaggio avariati ecco la rotta dello scandalo
Pagina 2

formaggio-avariato-web.jpg


di Paolo Berizzi - 27 settembre  2008

Gli avamposti militari, le palme spettinate dal vento. Il porto che tutto ingoia, che si interfaccia con quello di Algeciras, sull´altra sponda dello stretto. Poche miglia di Mediterraneo e danzano come mulinelli i miliardi della «cheese connection».





Qui s´incrociano le rotte mondiali di una delle più grosse frodi alimentari che l´Europa abbia mai conosciuto. Migliaia di tonnellate di formaggio e derivati lattiero caseari importati illegalmente dall´Asia. Dalla Russia (e Bielorussia, Ucraina, Georgia, Moldavia), dall´India, dalla Cina. Centinaia di container pieni di merce prodotte da fattorie e aziende di paesi "non conformi": che non possono cioè esportare in Europa poiché non allineati ai livelli standard - igienico-sanitari e di lavorazione - imposti dalla Ue. E però questi container arrivano, ugualmente. Cinquecento tonnellate ogni settimana. Soltanto nei porti di Ceuta e Algeciras. Duemila al mese. Ventiquattromila all´anno. Derrate di cui prima era praticamente impossibile rintracciare l´origine e il percorso. Troppi passaggi e cambi di mano, troppe "triangolazioni". Ora gli investigatori dell´Olaf (l´Ufficio europeo per la lotta alle frodi) in sinergia con alcune polizie del Vecchio continente hanno avviato una dura offensiva contro i pirati mondiali della sofisticazione e dell´adulterazione lattiero casearia. Stanno scoprendo che ai vertici della filiera ci sono anche e soprattutto italiani. Imprenditori milionari. Legati a clan criminali (ai casalesi della camorra casertana e alle famiglie attive nella Campania avellinese e nell´hinterland napoletano), o businessman indipendenti. Ma non meno spudorati.
L´obiettivo delle indagini è stroncare la tratta all´origine. Se ne stanno ricostruendo le complesse ramificazioni. Come funziona il giro. Su quali rotte viaggia. Chi lo gestisce. «Buona parte dei prodotti acquistati dagli stabilimenti europei, soprattutto italiani, spagnoli e inglesi, provengono da Russia, Cina e India - spiega da Bruxelles uno degli esperti anti frode - . Formaggi, caseina (le proteine del formaggio, ndr), latte, latte in polvere, prodotti semilavorati: difficile, oggi, se non impossibile, garantire sulla loro qualità. I trafficanti acquistano a 5, dai paesi di produzione, e rivendono a 10, a Ceuta, a Tunisi o a Algeri. Cambiano le etichette, scrivono che il formaggio arriva dalla Nuova Zelanda e invece arriva da Pechino o da Minsk (Bielorussia). Lo fanno in più passaggi, potendo contare, certo, su autorità portuali particolarmente corrompibili. Il tutto a danno della salute dei consumatori».
Una tonnellata di formaggio in Russia costa 2 mila euro; quando arriva a Ceuta il suo prezzo lievita a 4 mila. Per 1000 kg di caseina cinese bastano 3500 euro; se tu azienda italiana o spagnola la acquisti quando "transita" dal Nord Africa di euro devi sborsarne 7 mila. Ma poi la rivendi di nuovo al doppio. Libero mercato? No. Frode. Multiforme, subacquea. I canali di approvvigionamento e le corsie di trasporto sono sparse su tre continenti. Asia. Africa. Europa. Arrivano in Italia, dopo incredibili "sponde" extraeuropee, i formaggi "low cost", e le nostre industrie sanno bene come utilizzarli. Fa niente se - come documentano i recenti sequestri - sono scaduti o avariati. Basta mischiarli con il prodotto fresco. Come facevano le aziende "riciclone" di Cremona e Piacenza smascherate dalla Guardia di Finanza. Ritiravano formaggio avariato (destinato alla zootecnia) da grandi marchi nazionali e internazionali. Lo "ripulivano" e lo immettevano nel circuito alimentare. A volte rivendendolo agli stessi fornitori tra cui figurano marchi come Galbani, Granarolo, Biraghi, Medeghini, Ferrari. Non è un caso che gli investigatori stanno accertando avviati legami commerciali tra i titolari di queste aziende (Domenico Russo, della Tradel di Casalbuttano, e Alberto Aiani, della Delia di Monticelli d´Ongina che è collegata a due aziende di Barcellona, già arrestato il primo, denunciato il secondo) e un terzo imprenditore, italianissimo, a capo di un´industria che ha sede proprio a Ceuta. Qui si sono posati i riflettori della polizia olandese e dei carabinieri delle politiche agricole.

 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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