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di Laura Margottini - 26 settembre 2008
Colloquio
con sir David King. Mentre
gli uomini continuano a inquinare, la natura fa il suo corso. In
Antartide compare la terra. E nell'Artico si sciolgono gli strati
profondi. Il disastro è dietro l'angolo: parola di un grande
scienziato
Il
conto alla rovescia verso l'apocalisse è già iniziato: la mette giù
dura sir David King, che non è proprio un ecologista militante.
Direttore della Smith School of Enterprise and the Environment
dell'Università di Oxford, presidente della British Association for
the Advancement of Science, ma soprattutto consigliere scientifico di
Tony Blair dal 2000 al 2007, sir David è lo scienziato che ha
convinto il governo britannico ad avviare politiche concrete a favore
dei tagli alle emissioni. E oggi pubblica in Italia 'Una questione
scottante', scritto insieme alla giornalista Gabrielle Walker per i
tipi della Codice Edizioni per dire che stiamo sbagliando rotta
mentre "le soluzioni tecnologiche e politiche per evitare il
disastro ci sono". E per avvertirci: nessuno oggi sa dire cosa
accadrà: dobbiamo abituarci all'imprevedibile. Gli abbiamo chiesto
perché.
Professor
King, cosa accadrà?
"Già
dal prossimo secolo potremmo assistere a un radicale cambiamento
della geografia del pianeta. C'è in gioco un'enorme quantità di
ghiaccio che potrebbe sciogliersi e causare l'innalzamento del
livello dei mari dell'ordine di 4-5 metri. Attualmente l'80 per cento
della popolazione mondiale vive in prossimità delle coste.
Moltissime città, come Londra, verrebbero travolte, con poche
possibilità di contenere le inondazioni. Così in una manciata di
decenni, mentre la popolazione aumenterà vertiginosamente, fino a
toccare i nove miliardi di persone, la massa di terre emerse potrebbe
diminuire. E questo porterebbe al secondo, terribile scenario:
l'intensificarsi dei conflitti".
Qual
è lo scenario che preoccupa di più gli scienziati in questo
momento?
"Uno,
tra molti scenari possibili, è particolarmente inquietante: il
disgelo del permafrost, lo strato di suolo che resta ghiacciato
d'estate e d'inverno e che agisce come un freezer, intrappolando il
carbonio in forma di muschi, licheni, foglie e di qualunque altra
cosa sia stata un tempo viva. Lungo i bordi di questo tessuto
ghiacciato, che va dall'Alaska e dal Canada del nord fino alle parti
più settentrionali d'Europa e della Siberia, il disgelo è già
iniziato. Se il processo continuasse, potrebbe causare l'emissione
nell'atmosfera dei gas serra immagazzinati. Anche solo una piccola
fuoriuscita di gas dal terreno, potrebbe raddoppiare o triplicare in
un colpo solo l'attuale livello di emissioni, e allora tutte le
scommesse sul clima sarebbero chiuse. È una delle incognite che
spaventa di più".
Cosa
impedisce di prevedere tutte le possibili conseguenze del
riscaldamento globale?
"I
modelli matematici che i computer utilizzano per fare previsioni sono
modelli lineari, cioè non possono tener conto di alcuni fenomeni
complessi, come l'imprevedibilità delle temperature. La
paleo-climatologia, la scienza che studia i cambiamenti climatici
delle ere geologiche passate, ci insegna che le temperature in certi
casi possono cambiare repentinamente, anche nel giro di un decennio.
Circa 55 milioni di anni fa, un evento sconosciuto ha scatenato
l'emissione di massicce quantità di carbonio, che hanno causato un
riscaldamento di 8 gradi in pochissimi anni. Quindi, giocare con le
emissioni potrebbe avere effetti sconosciuti. Oggi le incertezze sono
molte: non sappiamo quando le foreste tropicali potrebbero iniziare a
morire, quando i gas serra cominceranno a fuoruscire dai ghiacci che
fondono, o se la corrente del Golfo potrebbe venire interrotta dalle
masse di acqua gelida rilasciate dai ghiacciai, provocando così
l'abbassamento delle temperature del nord Europa e un aumento nelle
zone equatoriali".
Quanto
tempo abbiamo per riuscire a ridurre le emissioni?
"I
gas serra dovranno essere dimezzati entro il 2050. Attualmente però,
il ritmo delle emissioni sta riprendendo ad aumentare in maniera
allarmante. Se non facciamo nulla, entro la fine del secolo, le
emissioni potrebbero essere il 250 per cento del livello odierno. Se
poi decidessimo di bruciare tutti i combustibili fossili che ancora
abbiamo, potremmo tornare ai livelli di 55 milioni di anni fa, quando
l'Antartide era una foresta sub tropicale".
Quali
sono le conseguenze ormai inevitabili, indipendentemente da cosa
faremo per limitare le emissioni?
"Nel
migliore dei casi, ci sarà comunque un aumento medio delle
temperature tra i 2 e i 5 gradi nei prossimi decenni. Ciò significa
che paesi come l'Italia dovranno aspettarsi un aumento di tre gradi
almeno. E non sarà facile adattarsi alle nuove condizioni
climatiche".
Su
quali tecnologie a bassa emissione conviene ora puntare?
"Abbiamo
bisogno di ogni strumento low-carbon attualmente disponibile, dalle
energie rinnovabili al nucleare. Quest'ultima è una tecnologia già
pronta e può drasticamente ridurre le emissioni. Se iniziamo a
costruire le centrali adesso, a partire dal 2025 il nucleare potrà
soddisfare dal 30 al 40 per cento della nostra domanda energetica,
per 40 anni. Tra mezzo secolo la ricerca sulle energie rinnovabili,
come il vento e il solare, avrà fatto passi da gigante e saremo in
grado di abbandonare completamente anche il nucleare".
In
Italia, la ricetta energetica per il futuro proposta dal governo
prevede per il 25 per cento l'utilizzo dell'energia nucleare, per il
25 energie rinnovabili e il 50 di combustibili fossili, in
particolare il carbone. Come giudica questa proposta?
"Il
prezzo dell'anidride carbonica emessa nell'atmosfera è attualmente
28 euro a tonnellata, salirà in breve a 50. A giugno di quest'anno,
il G8 ha stabilito che per la metà del secolo dovremmo aver ridotto
le emissioni globali del 50 per cento. L'Italia dovrà mantenere
l'impegno o sborsare una fortuna". n 2070,
Odissea sulla Terra
Cosa
succederà se non riduciamo le emissioni di gas serra? Ecco i mondi
possibili che i dati scientifici suggeriscono.
Terra
2030 L'International Panel for Climate Change indica che, se non si
riduce il livello delle emissioni, la capacità degli ecosistemi su
terra ferma di assorbire anidride carbonica arriverà ad un punto di
saturazione intorno al 2030. Per il 2070, si potrebbe assistere
all'effetto paradosso per cui le stesse piante e il suolo potrebbero
divenire fonte di anidride carbonica, contribuendo così ad
accelerare il riscaldamento.
Inondazioni
antartiche. La regione di Pine Island/Thwaties, nella parte
occidentale dell'Antardide, racchiude tre dei ghiacciai più grandi
del continente che hanno iniziato a sciogliersi. E sono
particolarmente pericolosi poiché si affacciano direttamente sul
mare, senza piattaforme di ghiaccio che facciano da contenimento. La
probabilità che in futuro collassino è incerta, ma se ciò dovesse
avvenire, il livello dei mari si alzerebbe di un metro e mezzo.
Groenlandia
dream Lo scioglimento di alcune zone della Groenlandia sta creando
laghi giganteschi in superficie, le cui acque si infiltrano nei
crepacci, alimentando cascate interne che raggiungono e lubrificano
la superficie rocciosa su cui il ghiacciaio si appoggia. Gli
scienziati non possono attualmente calcolare quanto questo meccanismo
potrebbe accelerare lo scioglimento della Groenlandia che
provocherebbe un innalzamento dei mari di sette metri.
Coralli
bianchi Un eccessivo riscaldamento dei mari potrebbe distruggere
completamente le barriere coralline. Le acque troppo calde sono
infatti responsabili dello sbiancamento dei coralli, cioè della
morte delle minuscole alghe che crescono all'interno delle cavità
dei coralli e che forniscono loro il nutrimento. Nel 1998, il
fenomeno si è verificato nella barriera della Polinesia francese, si
è propagato per tutto l'Oceano Indiano, sbiancando il 90 per cento
delle Maldive, per poi raggiungere l'Africa e i Caraibi. Il fenomeno
è in parte reversibile, ma se le temperature degli oceani
continuassero a salire, condannerebbero i coralli alla morte
definitiva.
Effetto
permafrost Il permafrost dell'Artico ha iniziato a disgelarsi. Nel
Canada settentrionale gli abeti hanno cominciato a barcollare poiché
il terreno gli crolla sotto i piedi. In Alaska, il ghiaccio che un
tempo teneva insieme il suolo si è sciolto e ha cominciato a
scorrere via. Il terreno dell'Artico in putrefazione potrebbe
rilasciare nell'atmosfera ingenti quantità di gas serra, attualmente
racchiusi nel permafrost.
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