La Rivista
Marco Travaglio
Autorizzazione a delinquere | Autorizzazione a delinquere |
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di Marco Travaglio - 26 settembre 2008
Infatti, due
giorni fa, il Senato della Repubblica ha respinto la richiesta dei
giudici di Roma di autorizzare gli arresti domiciliari per il
neosenatore del Pdl Nicola Di Girolamo, accusato di aver falsamente
dichiarato di risiedere in Belgio per candidarsi e farsi eleggere nel
collegio degli italiani all’estero, mentre in realtà non s’è mai mosso
dall’Italia. Gravi i reati contestati: false dichiarazioni, falso
ideologico, abuso d’ufficio. Gravissime le conseguenze della sua
condotta: Di Girolamo, se fossero provate le accuse, sarebbe un
senatore abusivo che ha truffato i suoi elettori e non dovrebbe sedere
a Palazzo Madama un minuto di più. Consci della sua pesantissima
posizione, i colleghi di casta, anzi di cosca, han pensato bene di
coprirlo e salvarlo con la consueta maggioranza trasversale
Pd-Pdl-Lega-Udc e la solita eccezione dell’Italia dei Valori («Ancora
una volta il Parlamento difende la Casta», ha commentato il dipietrista
Luigi Ligotti). Un plebiscito a favore dell’arrestando: 204 no ai
giudici, 43 sì (Idv più alcuni cani sciolti). Così Di Girolamo resta
non solo a piede libero, ma pure in Senato. Tutto è bene quel che
finisce bene. Intanto - rivela Liana Milella su Repubblica - il Lodo
Alfano ha figliato un pargoletto. Si chiama Lodo Consolo, con l’accento
sulla prima «o», dal nome del senatore avvocato di An, e mira a
proteggere non solo le quattro alte cariche dello Stato, ma anche i
ministri. I quali potranno delinquere a piacimento, anche quando i loro
delitti non c’entrano nulla con le funzioni ministeriali. Per questi
ultimi, infatti, già oggi il Tribunale dei ministri, per procedere,
necessita del permesso del Parlamento. Con la nuova legge (inserita con
corsia preferenziale in commissione Giustizia dall’on. Enrico Costa,
figlio del più noto Raffaele, il castiga-Casta), il Parlamento potrà
bloccare i processi anche per reati comuni, extrafunzionali, commessi
privatamente da chi in quel momento è pure ministro. Il noto
giureconsulto Consolo, qualche anno fa, fu inquisito e condannato in
tribunale (in appello fu assolto) per aver spacciato per proprie alcune
monografie altrui per incrementare i titoli necessari a ottenere la
cattedra di ordinario all’Università di Cagliari. Ma non è per sé che
ha partorito il Lodo-bis extralarge. È per un suo cliente, che
guardacaso fa il ministro, guardacaso è imputato e guardacaso per un
reato di favoreggiamento che non c’entra nulla con le funzioni
ministeriali (avrebbe avvertito alcuni indagati di un’inchiesta con
intercettazioni in corso su un caso di abusi edilizi all’Elba). Dunque
non necessita, almeno finora, di alcuna autorizzazione a procedere
(anche se Matteoli s’è rivolto alla Consulta). Col Lodo, anzi con
l’Auto-Lodo, il processo si bloccherà e riposerà in pace in saecula
saeculorum. Anche il ministro Bossi, già pluripregiudicato, potrà
liberarsi di un paio di processi ancora in corso, per aver invitato una
signora a «gettare nel cesso il Tricolore» e organizzato una banda
paramilitare, le Camicie Verdi. Idem il ministro al Plasmon, Raffaele
Fitto, imputato in Puglia per le presunte mazzette sanitarie. E così
pure il ministro Roberto Calderoli, indagato per ricettazione a Milano
per aver preso soldi dalla Popolare di odi del furbetto Fiorani. Si
vedrà se il Lodo vale anche per i viceministri e i sottosegretari (e,
perché no, anche ai mille parlamentari, ai governatori, sindaci e
presidenti di provincia, con relativi consiglieri e assessori, senza
dimenticare circoscrizioni e comunità montane): nel qual caso salverà
pure Aldo Brancher, indagato per ricettazione delle stecche targate
Fiorani. Nel qual caso, la corsa ad arraffare uno dei nuovi posti di
ministro e di sottosegretario messi in palio dal Cainano si farà
sovraffollata, visto che Lega e Pdl ospitano una quarantina tra
indagati e imputati. Ma è probabile che la nuova norma salvi anche
Clemente Mastella, indagato a S. Maria Capua Vetere (ora a Napoli)
quand’era ministro della Giustizia per faccende che nulla avevano a che
vedere con la carica. Dopodiché, quando vedrete avvicinarsi un
ministro, mettete in salvo il portafogli.
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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