Dossier
Giovanni Falcone
Conversazioni sulla mafia | Conversazioni sulla mafia |
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Pagina 2 di 2 Altre similari associazioni, operanti in altre zone del territorio statuale ed anche all'estero, aventi analoghe caratteristiche, possono dirsi di "tipo mafioso" ed assumono varie denominazioni, quali principalmente "ndrangheta" e "camorra". Essendo la mafia organizzazione criminale, come ho precedentemente detto, cresce attorno ad essa, come l'acqua attorno al pesce, una miriade di persone, coinvolte comunque negli interessi dell'organizzazione pur non facendone istituzionalmente parte; costoro, che nella migliore delle ipotesi sono coloro che alimentano la convinzione delle possibilità di "convivenza" con la mafia, costituiscono la vera forza dell'organizzazione. Qualcuno, certamente sprovveduto e certamente in buona fede, fino a poco tempo fa continuava a vagheggiare romanticamente una vecchia mafia che dispensava giustizia quando lo Stato era assente e nessuno difendeva il debole dal sopruso del forte. Per non continuare a far vivere suggestive immagini destituite di verità, va detto con la massima forza e chiarezza che, in ordine alle caratteristiche criminali-associative, non vi è alcuna differenza tra la cosiddetta vecchia mafia e la nuova. Vi è stato invece un enorme dilatarsi degli interessi e dei profitti (soprattutto a causa della monopolizzazione del grande traffico di droga) e, quindi, un maggior uso della violenza per assicurarne il conseguimento; violenza che si è più frequentemente rivolta anche contro i rappresentanti delle pubbliche istituzioni, che hanno tentato di affrontare più radicalmente il fenomeno. Io stesso ho sperimentato la forza arrogante del potere mafioso, assistendo per lunghi anni ad una vera e propria strage di colleghi, collaboratori ed amici, proditoriamente uccisi dal piombo mafioso. La subdola e sottile capacità di penetrazione della mafia l'ho accertata da un canto attraverso le indagini che ho condotte. Ne ho sentito personalmente gli effetti nei tentativi anche inconsci fatti da persone conoscenti appartenenti agli ambienti più vari per infondermi sfiducia sulla reale utilità del mio lavoro. Non sono in pochi a sostenere che lo Stato è colpevole, sia pure per mera assenza o disattenzione grave. La vera colpa principale dello Stato è stata quella di aver visto sempre la "mafia", salvo per brevissimi periodi storici e con accentuati quanto rapidi riflussi, come un problema regionale, non avente come tale gravità sufficiente da sollecitare uno sforzo sia preventivo che repressivo. Altra colpa è quella di aver pensato che essa era un problema della sola magistratura e che, una volta assicurato a questa mezzi e strutture, il problema era da considerarsi chiuso. I fatti hanno dimostrato che non è così. Attualmente infatti (e stiamo, a mio parere, proprio attraversando un'altra perniciosa fase di riflusso) vi è la tendenza degli organi statuali centrali e di certa opinione pubblica ad identificare il problema della lotta alla mafia con quello concernente lo svolgimento del cosiddetto "maxiprocesso", dimenticando, intanto, che il momento giudiziario non è l'unico né il più importante (perché ha la limitata funzione di scoprire e punire delitti già commessi) e che, per altro, certamente non tutta la mafia è dentro l'aula-bunker e va sostenuta e incoraggiata con sforzi continui e costanti (senza emergenze o normalizzazioni) l'attività di indagine e quella di controllo del territorio ove opera Cosa Nostra. A chi da sempre sostiene che la mafia è attecchita e prospera solamente in Sicilia per la grande presenza di una forte disoccupazione quindi dalla facilità di reperire manovalanza criminale, può obiettarsi - dati alla mano - che non vi è un rapporto costante tra il prosperare degli affari di Cosa Nostra e l'espandersi o il permanere di larghe fasce di emarginazione sociale. Ne è prova l'attecchire delle "famiglie" mafiose (o della loro attività) in centri di grossa concentrazione di ricchezza, quali ad esempio la Lombardia ed il Piemonte. E' vero comunque che la manovalanza impiegata nelle azioni omicide, nelle estorsioni, nel traffico di droga, etc., viene più facilmente reperita nelle fasce più emarginate della popolazione ed una azione di profondi interventi sociali non può non avere in questo campo che risultati positivi. La vera terra bruciata però può farsi soltanto attaccando il cuore di Cosa Nostra, cioè le sue attività economiche e gli illeciti profitti conseguiti. E' questo lo spirito della legge Rognoni-La Torre per il cui funzionamento tuttavia occorre trovare modi e sistemi per rendere indagini bancarie e patrimoniali più sollecite e penetranti. In Sicilia, pur con le remore dovute a fattori storici anche estranei all'attività di Cosa Nostra, esiste certamente anche ora un'attività economica onesta che non si riallaccia ad interessi mafiosi. Non c'è dubbio tuttavia che la presenza massiccia di capitali provenienti da attività illecite e gestiti dalle famiglie mafiose, tendenzialmente operanti anche in attività paralecite, in regime di monopolio, finisce per condizionare gran parte delle attività economiche, sia per il più facile reperimento di capitali da parte del mafioso-imprenditore, che già di per sé provoca una marginalizzazione dell'impresa non mafiosa, sia perché anche nelle attività apparentemente lecite il mafioso è portatore di una carica di violenza, utilizzata anche per l'emarginazione della concorrenza. Un passo in avanti compiuto dalle forze sane dello Stato va individuato nella già dimostrata tangibilità del mito dell'omertà: è decisamente già un fattore positivo. Occorre però liberarsi del tutto da certi atteggiamenti subculturali e dalla filosofia del "farsi i fatti propri". Ma occorre anche qualcosa di più: sostenere con movimenti di opinione e con le più opportune iniziative l'opera dell'apparato repressivo dello Stato e vigilare perché il "riflusso" non riassorba ciò che di positivo si è ottenuto. Occorre aver chiaro il concetto che compito della magistratura e finalità, quindi, dei processi è quello di accertare la consumazione di reati ed applicare le relative pene. Dalle indagini, comunque, emergono spesso episodi di "contiguità" tra personaggi politici, potentati economici e sociali e ambienti mafiosi. Tali episodi raramente integrano gli estremi di reato e danno quindi luogo ad incriminazioni. Tuttavia in presenza di essi è dovere della classe politica o degli ambienti sociali ed economici fare pulizia al loro interno, non trincerandosi dietro la mancata iniziativa giudiziaria. Non credo comunque nelle misure eccezionali o addirittura extralegalitarie assunte dallo Stato sia pure a fin di bene. Lo sforzo statuale, ripeto, deve essere continuo e costante, ma nell'ambito delle leggi generali e nel rispetto delle garanzie del cittadino.
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Il coraggio di Paolo Borsellino
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Uno studio sulla finanza mondiale
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