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Antimafia Duemila

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Magistrati in pericolo. Lettera a Messineo PDF Stampa E-mail
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Magistrati in pericolo. Lettera a Messineo
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francesco-messino-web.jpg

22 settembre 2008
Egr. dott. Messineo,l'atto intimidatorio subito dal dott. Antonino Di Matteo lo scorso 14 settembre lascia intravedere dietro di sé un aspetto del tutto inquietante per quanto riguarda le modalità d'esecuzione e l'obiettivo da colpire.

In merito all'accaduto, la particolarità riguarda proprio il lancio del razzo di segnalazione da parte di colui che ha violato la proprietà del dott. Di Matteo.
Le motivazioni che hanno portato a un simile gesto non trovano al momento una spiegazione esaustiva, si resta solamente nell'ambito delle ipotesi o delle interpretazioni.
Ipotesi che lasciano comunque poco spazio all'immaginazione.
Le delicate inchieste antimafia condotte da diversi anni dal dott. Antonino Di Matteo lo hanno palesemente esposto, e lo espongono, a seri rischi per la sua incolumità e quella della sua famiglia, a partire dalle indagini per la strage di Via d'Amelio fino ad arrivare all'attuale processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dove tra l'altro viene affrontata la cosiddetta “trattativa” tra Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni.
A fronte di tutto ciò è fondamentale che lo Stato dia un segnale forte, garantendo il potenziamento della sicurezza del dott. Di Matteo e di tutti quei magistrati che lavorano in prima linea contro le organizzazioni mafiose.
La sottovalutazione del reale pericolo rappresentato da Cosa Nostra e da tutte le mafie crea i gravissimi presupposti di isolamento per tutti coloro che si stanno battendo contro di esse.
E questo è un rischio che nessuno si può più permettere.
E' un dato di fatto che dopo la cattura di Provenzano e di altri capi come i Lo Piccolo la mafia si sta riorganizzando.
Una riorganizzazione che può anche prevedere il ritorno ad una strategia delle armi.
Dentro l'organizzazione mafiosa, ma anche verso l'esterno.
Non è un caso che solo qualche mese fa, nello stesso territorio dove si è verificato l'atto intimidatorio nei confronti del dott. Di Matteo, era stato progettato l'omicidio di un fedelissimo di Provenzano come Pietro Lo Iacono.
Si tratta di veri e propri segnali che non possono essere ignorati dalle Istituzioni su cui grava la responsabilità di aumentare il livello di sicurezza nei confronti dei magistrati.
La sicurezza dei magistrati antimafia è di fatto una priorità che non può essere disattesa.
Ne va del futuro del nostro Paese.
In virtù della Sua autorità ci rivolgiamo a Lei dott. Messineo affinché possa inoltrare formale richiesta agli organi competenti, per fare in modo che si adoperino nel minor tempo e nel miglior modo possibile.

In fede

Giorgio Bongiovanni Direttore Responsabile ANTIMAFIADuemila e tutta la Redazione

Salvatore Borsellino

Rita Borsellino

Manfredi Borsellino

Maria Falcone

Alex Zanotelli

Benny Calasanzio Borsellino

Giovanna Maggiani Chelli Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

Sonia Alfano presidente Associazione nazionale familiari vittime di mafia

Comitato Addiopizzo

Associazione antiracket Libero Futuro

Letizia Battaglia

Marco Travaglio

Carlo Vulpio Corriere della Sera

Ernesto Oliva giornalista Rai

Avv. Mimma Tamburello

Gianni Barbacetto

Riccardo Orioles

Giuseppe Lo Bianco

Gianluigi De Stefano

Lirio Abbate

Joan Queralt scrittore (Barcellona – Spagna)

Micromega

Umberto Lucentini

Vanna Lora

Leoluca Orlando

Pippo Cipriani ex sindaco di Corleone

Marco Bertelli

Paola Esposito

Luigi Politano - rivistaonline.com -Nessuno TV

Franco Zecchin

Fondazione Caponnetto

Fulvio Viviano

Gianni Di Malta

Margherita Asta


Don Franco Monterubbianesi - Fondatore della Comunità di Capodarco

Claudio Fava

Giulietto Chiesa

Luca Tescaroli 


Salvo Vitale, presidente Associazione Culturale Peppino Impastato-Casa Memoria - Cinisi (Pa)

Nando dalla Chiesa

Pino Scaccia
giornalista Tg1

Milvia Spadi
giornalista Giornale Radio Rai

Angelina e Gino Manca

Juan Alberto Rambaldo -
Giudice Civile di Santa Fe (Argentina)

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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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