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Mafia: il nodo politico
Pagina 2
Pagina 3

6 Il nodo è pertanto essenzialmente politico. La via obbligata per la rimozione delle cause che costituiscono la forza di una organizzazione criminale (ora anche militarmente ed economicamente potentissima perché detentrice dei proventi del traffico di droga) passa attraverso la restituzione della fiducia nella pubblica amministrazione.
Nessun impiego, anche massiccio, di risorse finanziarie produrrà benefici effetti se lo stato e le pubbliche istituzioni in genere non saranno posti in grado e non agiranno in modo da apparire imparziali detentori e distributori della fiducia  necessaria al libero e ordinato svolgimento della vita civile. Continuerà altrimenti il ricorso e non si spegnerà il consenso, espresso o latente, attorno a organizzazioni alternative in grado di assicurare egoistici vantaggi. Fiducia nello stato significa innanzi tutto fiducia in una efficiente amministrazione della giustizia, sia penale sia civile. Registriamo evidentemente con soddisfazione, l’introduzione del nuovo codice di procedura penale, sia perché sostituisce un insieme di norme di rito ormai sclerotiche e disorganiche, sia perché l’adozione del sistema accusatorio, che entrerà in vigore alla fine del 1989, costituisce fuori di ogni dubbio una conquista di civiltà giuridica. Tuttavia sia ben chiaro che il nuovo rito non potrà funzionare e la sua adozione creerà gravissimi e irresolvibili problemi se non sarà accompagnata da un adeguato potenziamento delle strutture e da una razionalizzazione del sistema. La magistratura associata ha da tempo posto questi problemi all’ordine del giorno e registra con particolare soddisfazione che sulla gravità di essi concordano le organizzazioni degli avvocati e i sindacati di categoria degli ausiliari di giustizia, unitamente ai quali è stata indetta “una giornata nazionale della giustizia” con assemblee che si svolgeranno in tutti i distretti sui seguenti argomenti: provvedimenti relativi al personale amministrativo; provvedimenti urgenti per il processo civile; patrocinio dei non abbienti; revisione delle circoscrizioni; edilizia giudiziaria; programma di informatizzazione giudiziaria. Trattasi di un nucleo limitato di problemi, la cui risoluzione costituisce tuttavia un minimum indispensabile per ridare credibilità a una amministrazione della giustizia cui nelle condizioni attuali più nessuno fa affidamento, col rischio, specie in Sicilia, che si perpetui e consolidi il ricorso ad un sistema alternativo criminale di risoluzione delle controversie. Fiducia nelle istituzioni significa soprattutto affidabilità delle amministrazioni locali, quelle cioè con le quali il contatto del cittadino è immediato e diretto e che attualmente risultano incapaci di gestire la cosa pubblica senza aggrovigliarsi negli interessi particolaristici e nelle lotte di fazioni partitiche. La loro riforma non è più procrastinabile, poiché altrimenti, come emerge dalle allarmate denunce del presidente della regione, resteranno i veicoli principali delle pressioni mafiose e delle lobbies affaristiche loro contigue. Passano anche attraverso queste vie obbligate le direttrici di lotta alla criminalità mafiosa. Una sfida che lo stato deve vincere perché è in grado di farlo e perché questo aspettano le nuove generazioni, che tutte ormai si dimostrano, anche clamorosamente, desiderose di vivere in un mondo migliore del nostro. Esse ci richiedono questi impegni e questi sacrifici.
Articolo pubblicato sul n°1 aprile 2000



 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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