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Marco Travaglio
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di Marco Travaglio - 13 settembre 2008
Tizio è pro, tizio è contro. Così la gente
(esclusi gli esperti, e dunque la ministra Carfagna) ne sa esattamente
quanto prima. Nessuno pone l’unica domanda che aiuta a capire: la nuova
legge è utile o no? Prima di scomodare filosofi, sociologi, vip,
sottovip ed ex o aspiranti frequentatori di bordelli, sarebbe il caso
di domandarsi se le norme annunciate servano o meno allo scopo che si
prefiggono: stroncare la prostituzione di strada. Per qualcuno,
l’espressione “arresto delle prostitute e dei clienti” suona bene, per
altri suona male. Ma il problema è: davvero prostitute e clienti
finiranno in carcere e dunque saranno dissuasi dal praticare le
rispettive attività? La risposta, naturalmente, è no. Il carcere, come
spesso avviene con queste gride manzoniane, resterà sulla carta (e meno
male, visto che Angelino Jolie ha appena lanciato l’allarme sulle
carceri sovraffollate). In Italia, com’è noto, la condizionale sospende
le condanne fino ai 2 anni. E, anche se viene negata, le pene fino a 3
anni si scontano di solito al servizio sociale. Cioè fuori. Ora, la
pena prevista per squillo e clienti va da 5 a 15 giorni di arresto. Il
che significa che, per totalizzare più di 3 anni, bisogna farsi
prendere sul marciapiede più di 72 volte, semprechè il giudice applichi
il massimo della pena e che l’imputata/o confessi. Altrimenti sarà
difficilissimo dimostrare che la signora era lì per prostituirsi e non
di passaggio per caso; e sarà impossibile provare che il tizio sorpreso
a parlare con lei stava contrattando sesso a pagamento e non, invece,
chiedendo un’innocente informazione stradale. Il nuovo reato è a prova
impossibile. Risultato, in un paese con 70 mila squillo da strada e
oltre un milione di clienti: i tribunali saranno intasati da migliaia
di nuovi processi (se ne sentiva il bisogno), che si concluderanno
perlopiù con pene virtuali o con un nulla di fatto. Salvo lo
sputtanamento -è il caso di dirlo- del cliente, che avrà la reputazione
e la famiglia rovinate, e magari si sparerà per la vergogna. Si dirà:
ma per gli sfruttatori la pena sale a 4-8 anni. Già. Ma il problema è
prenderli. Oggi si intercetta il telefono della prostituta e si può
risalire al pappone. Ma ancora per poco. La nuova legge sulle
intercettazioni licenziata a luglio in fretta e furia dal Consiglio dei
ministri vieta di intercettare per reati puniti fino a 10 anni. Inclusi
sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Non è meraviglioso?
Dietro l’annuncio, il nulla. Ma chi lo racconta? In Italia si può
annunciare qualunque bufala nell’ assoluta certezza che nessuno la
smonterà. Pensiamo al fantomatico reato di immigrazione clandestina:
tutti si son convinti sia stato istituito col pacchetto sicurezza, ma
in realtà non esiste. Quello contenuto nel pacchetto, anzi nel pacco, è
il reato di ingresso illegale in Italia. Che non punisce chi si trova
in Italia senza permesso (e meno male, altrimenti gli attuali 60 mila
detenuti potrebbero pure triplicare), ma chi viene sorpreso a entrarci:
siccome è raro che un clandestino, nell’istante in cui entra, incontri
un poliziotto che lo coglie sul fatto, tutti i nuovi entrati potranno
raccontare di esser arrivati prima che entrare diventasse reato, e
verranno tutti assolti. Una superbufala che fa il paio col reato di
“mancata esibizione del documento d’identità senza giustificato motivo”
creato dalla legge Turco-Napolitano e rimasto nella Bossi-Fini:
l’immigrato irregolare che non esibiva il documento agli agenti veniva
trascinato in tribunale e lì, alla domanda se avesse un giustificato
motivo per non esibirlo, rispondeva: “Sì: non ho il documento”. E,
secondo una tesi giuridica tutt’altro che avventata, veniva assolto
(poi la Cassazione ha messo ordine in quelle leggi scritte coi piedi).
Altra norma-spot: multe salatissime per gli accattoni. Ma se uno chiede
l’elemosina, vuol dire che è povero in canna. E allora, di grazia, chi
la paga la sua multa? Multare gli accattoni è come accecare i non
vedenti, tappare la bocca ai muti, evirare gli eunuchi, prendere le
impronte ai monchi. Tutto accade quotidianamente sotto i nostri occhi.
Ma non lo vediamo più.
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Scorie e papellidi Giorgio Bongiovanni Guardare l’Italia oggi è un po’ come guardare un Giano bifronte. Un paesaggio naturale da togliere il fiato dall’alto delle montagne giù per le colline fino al mare. Un patrimonio artistico unico al mondo, con bellezze eterne, prodotto dell’ingegno creativo di Maestri inimitabili. Culla del pensiero, della filosofia e delle arti, terra di Dante, di Leonardo, di Giordano Bruno e di un numero ineguagliato di intelletti stupefacenti. Ma allo stesso modo un paesaggio naturale deturpato, depredato, inquinato che si ribella con la violenza del suolo e dell’acqua alla sua devastazione. |
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