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Marco Travaglio
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di Marco Travaglio - 9 settembre 2008 Ora per slinguazzargli la mano, ora per fargli la riverenza mostrando la capa ribitumata di fresco, ora per donargli preziose icone russe raffiguranti le sante Evelina Manna vergine e Antonella Troise martire (il Vaticano aveva fatto riservatamente sapere che il Santo Padre non ne può più di orologi del Milan). Sempre con quel sorrisetto prestampato, tipo parèsi. Ratzinger, per scrollarselo di dosso, ha attaccato con un appello vagamente grillesco al rinnovamento della classe politica, tracciando un identikit che è l’esatto contrario del Cainano: «Serve una nuova generazione di politici cattolici». Al Tappone, com’è noto, non è un politico, ma un affarista; non è cattolico (anche se simula), essendosi iscritto alla massoneria deviata nel 1978, tessera P2 numero 1816; e non è nuovo, ma di seconda o terza mano, essendo al mondo da 72 anni e in parlamento da 14. In più era affiancato dalla mummia del Similaun, Oetzi insomma, al secolo Gianni Letta fresco di imbalsamazione. Ma lui non se n’è dato per inteso e ha finto di condividere in pieno l’appello papesco: «Sono pronto a mettere in lista per le regioni e al governo le nuove leve di credenti che ci verranno indicati», ha annunciato, modesto come sempre (in realtà ha già provveduto da par suo, nominando portavoce di Forza Italia l’anticlericale Daniele Capezzone e promuovendo ministri le Carfagne e le Brambille, oltre ai leghisti Castelli e Calderoli, celebri per essersi sposati con rito celtico dinanzi al druido inneggiando a Odino). Allora il Papa se l’è presa con «gli idoli del guadagno e del successo», sperando che il politico più ricco del mondo capisse l’antifona. Niente da fare: Al Tappone, che si era appena proclamato «sardo ad honorem» per giustificare la sua presenza lì e parlava con le U in fondo per camuffarsi meglio, l’ha ringraziato «per l’incoraggiamento alla nostra azione di governo». A quel punto, nel disperato tentativo di scollarselo di dosso, il Pontefice ha pronunciato l’espressione «rigore morale», che per «il premier più inquisito del mondo» (come lo chiama Famiglia cristiana) dovrebbe funzionare come l’aglio per i vampiri. Macchè. Il Cainano continuava ad assentire e ad applaudire, ripassando mentalmente il rigore morale di Previti e Dell’Utri. Ratzinger intanto, visibilmente spazientito, esortava alle «virtù della fedeltà, dignità, riservatezza, sobrietà e senso del dovere». Più chiaro di così. Ma quello niente, seguitava a spellarsi le mani proclamandosi devotissimo alla Madonna di Bonaria, mai sentita prima («ne ho ordinata una per la cappella di Arcore»). Allora il Santo Padre sfoderava il carico da undici: «Le famiglie sono minacciate da troppi divorzi». Come a dire: quello ha due mogli e il suo partito fa collezione di divorziati, stavolta capirà. Fatica sprecata, come pure gli accenni al dramma «della precarietà del lavoro» e allo «sviluppo sostenibile» nel rispetto dell’ambiente, buttati in faccia all’autore della legge 30 che fabbrica precari a vita e all’ometto che tenta da vent’anni di cementificare la Costa Smeralda in combutta con personaggini del calibro di Flavio Carboni e ha riempito villa Certosa di abusi edilizi, poi condonati da sé medesimo. Tutto inutile: Al Tappone faceva lo gnorri e tirava fuori il comunismo che «vuole ridurre la Chiesa al silenzio». Un po’ come avviene in Cina, dove il suo ministro Frattini non ha speso una sillaba in difesa dei diritti umani. Un po’ come fanno i suoi compari minacciando Famiglia cristiana quando osa criticare il governo. Così, per l’ennesima volta, è andata in scena la «sòla» del massone ma cattolico, divorziato ma difensore della famiglia, monopolista ma liberista, corruttore ma con grande moralità, miliardario ma apostolo dei poveri. Intanto, mentre il sardo-brianzolo si esibiva al seguito del Papa e una folta processione di deputati capitanata da Schifani visitava il museo della Shoah a favore di telecamera, i camerati Alemanno e La Russa riabilitavano il fascismo e la repubblica di Salò. Tutto a gonfie vele, dunque. Restano piccole frizioni sul braccialetto elettronico, che alla fine salterà per evitare che venga applicato alle quattro alte cariche dello Stato; e sul maestro unico, ma qui il premier è stato categorico: meglio il Gran Maestro unico. Ora d'Aria L'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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