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Quel fenomeno della Goldman Sachs... PDF Stampa E-mail
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Quel fenomeno della Goldman Sachs...
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di Simone Santini
Relazione sugli interventi di Simone Santini in seno alle conferenze/dibattito sul tema "Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?" tenutesi ad Ancona il 27 ottobre 2007 e a Fano (PU) il 14 dicembre 2007, organizzati dal Centro Libero Analisi e Ricerche (CLAR).




Buonasera a tutti. Mio compito è cercare di illustrare come i meccanismi e le strutture di cui abbiamo sentito parlare finora, si incarnino poi in aziende e persone con nomi e cognomi ben precisi in grado di avere ripercussioni sulle nostre vite di tutti i giorni.
Per fare questo abbiamo ritenuto che il metodo più esplicativo fosse analizzare quella che è la Banca d'Affari più celebre al mondo (o forse dovrei dire la più famigerata), il cui nome riempie titoli e pagine dei media, specializzati e non, ovvero sto parlando della multinazionale finanziaria Goldman Sachs.
Una precisazione preliminare. Goldman Sachs non è una banca commerciale ma un istituto di credito, ovvero non dobbiamo immaginarci sportelli bancari in cui aprire un conto corrente. La Goldman lavora su un altro livello, contiguo ma non assimilabile ad una normale banca commerciale. Soprattutto sono due i rami di attività: offre servizi, ovvero consulenze di alto livello; ed effettua speculazioni ad elevato rischio.
Questa compagnia ha una storia di circa un secolo e mezzo, essendo stata fondata a Wall Street nel 1869 da Marcus Goldman e suo genero Samuel Sachs, due ebrei americani di origine tedesca. Da allora la banca ne ha fatta di strada: oggi Goldman Sachs è un autentico impero finanziario. La sede centrale è sempre a New York dalla sua fondazione, ma ormai filiali si trovano nei punti nevralgici della globalizzazione, da Londra a Francoforte, da Tokio ad Hong Kong.
Vediamo più da vicino le attività della compagnia, con un brevissimo sunto: amministrazione di fondi di investimento e previdenziali; attività di mercato nei prodotti finanziari derivati e azioni ad alto rischio; gestione della quotazione in borsa di grandi aziende: due esempi per capire a che livello - negli anni '50 la Goldman è advisor per la quotazione in borsa della Ford, a quel momento l'azienda automobilistica più importante al mondo, mentre negli anni '80 gestisce la quotazione di Microsoft, leader indiscussa del settore informatico; altra attività in cui la compagnia è specializzata è quella di consulenza nelle fusioni e acquisizioni aziendali; e poi ovviamente rischia anche in proprio con investimenti su materie prime e partecipazioni in aziende.
Ma facciamo anche alcune cifre, senza tediarci troppo, per capire il fenomeno di cui stiamo parlando. Goldman Sachs ha 26.500 impiegati nel mondo. Nel 2006 ha fatturato 37,26 miliardi di dollari, come dire una finanziaria e mezza (e piuttosto robusta) dello Stato italiano; sempre relativamente al 2006 ha avuto utili per 9,5 miliardi di dollari: è come se con i propri ricavati netti ogni anno la compagnia potesse distribuire agli italiani due o tre tesoretti di Padoa Schioppa! Un altro dato estremamente significativo è il margine di redditività, ovvero il rapporto tra fatturato e utili, che si attesta attorno al 25%. Un margine altissimo che non ha confronto in nessun altro settore industriale (un esempio, la Fiat in questi ultimi anni di grande crescita ha avuto un tasso di redditività che è la metà) e che è possibile solo in quello finanziario. E continuando nell'analisi capiremo bene il motivo.
Ma in che modo la Goldman Sachs è diventata quella potenza che è oggi? Analizzando la storia della compagnia mi è sembrato di poter rilevare due caratteristiche assolutamente vincenti: da un lato è stata e continua ad essere una fucina per la formazione di classe dirigente negli Stati Uniti e non solo; dall'altra è costantemente all'avanguardia nella concezione di nuovi prodotti finanziari, come i famigerati derivati, che sono la punta di diamante dell'attività finanziaria. Queste due caratteristiche, in seno alla compagnia, sembrano fornirsi reciprocamente linfa in modo da formare una sorta di circolo virtuoso; per facilità espositiva illustrerò separatamente le due questioni, ma teniamo sempre conto di questo fattore fondamentale.
Partiamo dal primo elemento. Fornisco subito un dato: agli inizi del '900 Goldman Sachs era la prima banca a Wall Street come reclutatrice di neolaureati tra le sue fila. Insomma la compagnia si pone come una sorta di missione istitutiva quella di cercare nuove menti, intelligenze, da forgiare in quel grande laboratorio sul campo che sono le sue attività, al punto da creare così una sorta di prototipo di homo financiarius (passatemi il neologismo), ovvero di un uomo/goldman plasmato secondo i dettami, le necessità, quasi ad immagine e somiglianza, della compagnia stessa.
Ma non si limita a questo. Gli uomini/goldman, una volta giunti ai vertici dell'azienda, non si fermano lì. Esiste un travaso continuo, diretto, tra funzione privata e funzione pubblica. Così gli uomini/goldman vanno ad occupare i gangli nevralgici di uno Stato (come ad esempio gli Stati Uniti) soprattutto nel settore politico (a vari livelli), economico, e accademico. Facciamo alcuni esempi limitandoci ai più eclatanti, altrimenti la lista sarebbe davvero lunghissima.
Lo scorso anno il presidente di Goldman Sachs, Henry Paulson, esce dalla compagnia ricco di stipendi e bonus di decine e decine di milioni di dollari per gli strepitosi successi ottenuti… ma non va in pensione, bensì è "assunto" come ministro del Tesoro da George W. Bush e dunque messo sulla poltrona cruciale da cui vigilare sull'andamento dell'economia americana.
Non è una coincidenza, né un caso di vicinanza politica tra l'attuale Amministrazione repubblicana e i vertici della banca, poiché durante la presidenza del democratico Clinton, negli anni '90, un altro alto dirigente della Goldman Sachs era arrivato a ricoprire la carica di ministro del Tesoro: Robert Rubin. E questo, ritengo, ci debba far riflettere sulla natura della tanto decantata democrazia americana in cui i presidenti magari cambiano (e nemmeno tanto visto che ormai sembrano passare di padre in figlio, da marito a moglie…) ma quei gruppi di potere capaci di influenzare, se non determinare, le politiche fondamentali del paese rimangono inalterati nel corso dei decenni o forse addirittura dei secoli.
Ma continuiamo con la lista degli uomini/goldman passati alla funzione pubblica. William Dudley diventa presidente della Federal Reserve di New York, ovvero il principale azionista della Federal Reserve, la Banca centrale statunitense. E qui un chiarimento è obbligatorio: la Federal Reserve americana, così come molte altre Banche centrali (ad es. la Banca d'Inghilterra, la Banca centrale europea, la stessa Banca d'Italia) sono ormai banche "private" poiché i loro azionisti sono altri istituti di credito, tutti privati. E il maggiore azionista della Federal Reserve americana è appunto la Federal Reserve di New York.
John Thain da presidente Goldman nel 2003 a capo della New York Stock Exchange (ovvero la Borsa statunitense) e poi, è notizia di questi giorni, torna alla funzione privata a capo della Merrill Lynch, un'altra importante e famosa banca d'affari.
Philip D. Murphy da responsabile Goldman per l'Asia a responsabile per la raccolta fondi della campagna elettorale del partito democratico, ovvero il partito di "opposizione" dell'attuale Amministrazione, in un ruolo fondamentale visto che spesso in America le elezioni si vincono a suon di milioni di dollari.

 
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