| Quel fenomeno della Goldman Sachs... |
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Altri nomi alla spicciolata di massimi dirigenti Goldman nelle loro cariche pubbliche: Robert Zoellick, vicesegretario di Stato e ora presidente della Banca Mondiale dopo l'allontanamento di Paul Wolfowitz; Joshua Bolten, capo di gabinetto della Casa Bianca; Gary Gensler, sottosegretario al Tesoro; Jon Corzine governatore del New Jersey… e ci fermiamo qui, anche se potremmo continuare a lungo, perché il concetto, mi sembra, è piuttosto chiaro.
Ma questa situazione non riguarda, aimé, solo gli Stati Uniti. La Goldman Sachs è una compagnia globale e agisce in modo globale magari cooptando paese per paese i dirigenti che ritiene più idonei e più utili.
Facciamo alcuni nomi per l'Italia, tanto per restare a casa nostra. E vediamo che non ci siamo fatti mancare nulla. Mario Draghi è stato prima direttore del Tesoro italiano, poi dirigente Goldman, e quindi è tornato alla funzione pubblica come attuale Governatore alla Banca d'Italia. Un invidiabile cursus honorum in cui il passaggio alla Goldman è parso come una sorta di investitura definitiva.
Mario Monti, uomo di cui sentiremo sicuramente parlare nel prossimo futuro, già presidente della Bocconi e Commissario europeo alla Concorrenza, è attualmente nell'International Advisory Board di Goldman Sachs, sicuramente in rampa di lancio per importanti incarichi nei prossimi governi italiani di larghe intese…
Un altro nome, vediamo se ne avete mai sentito parlare: Romano Prodi. Qui il discorso è interessante e illuminante sulle metodologie della finanza internazionale. All'inizio degli anni '90 il professore bolognese era a capo dell'IRI che stava privatizzando. C'erano grandi affari da realizzare e tanti bocconi gustosi su cui mettere le mani. Ovviamente Goldman Sachs era in prima linea come advisor di molte compagnie in queste acquisizioni, ma la concorrenza da battere era tanta. Ed allora come si fa? Ce lo spiega il quotidiano britannico Daily Telegraph che pubblica un documento ufficiale della Goldman Sachs uscito da una inchiesta giudiziaria per un caso di corruzione che vedeva coinvolta la stessa compagnia. Scrive il Telegraph citando questo documento: "La conoscenza dell'Iri e del suo management da parte della Goldman Sachs "può essere di estrema importanza in una trattativa. Da marzo 1990 il nostro primo consulente in Italia è il professor Romano Prodi… [il quale] è stato nel libro paga Goldman Sachs dal 1990 al 1993, e poi di nuovo nel 1997, dopo la sua prima prova come premier". Ecco come agisce la finanza mondiale. Ci servono informazioni di prima mano sull'IRI? Nessun problema, ne prendiamo il presidente e lo mettiamo sul nostro libro paga come consulente. E sembra, dice il Telegraph, che con questa consulenza Prodi abbia guadagnato 1,4 milioni di sterline. Non male.
Ma non si dica che facciamo propaganda anti-governativa, non è nostra intenzione anche se ormai sembra che questo non sia altro che il più grande governo morente… e quindi faccio subito un altro nome dell'opposizione (!?) per par condicio: ovvero Gianni Letta che passa direttamente dalla poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi a membro dell'International Advisory Board di Goldman Sachs, ovvero quel consiglio consultivo internazionale in cui siedono tra i più influenti e importanti uomini della finanza a livello mondiale. Il nome di Letta è interessante sotto questo punto di vista. Non è né un economista di rango né un finanziere. Cosa ci fa allora Gianni Letta nell'Advisory Board di Goldman? È presto detto: Letta rappresenta esattamente quel tipo di persona in grado di muoversi nei salotti del potere sotto varie vesti, uomo tra l'altro trasversale, un punto di riferimento per chiunque voglia avere conoscenza e informazioni nel sottobosco politico/economico italiano. Insomma, una pedina fondamentale per chi voglia costituire una sorta di comitato d'affari attraverso cui imbastire tutta una rete, una intelaiatura di conoscenze e rapporti, da cui trarre fondamentali informazioni spesso molto più utili, negli affari, di analisi finanziarie.
Fatto questo excursus torniamo al secondo elemento da cui eravamo partiti, ovvero la creazione e gestione di prodotti finanziari. Per capire questo elemento dobbiamo fare riferimento ad un passaggio storico della compagnia, ovvero alla crisi di Wall Street del '29 che vide la Goldman Sachs pericolosamente esposta negli investimenti nella economia reale e quindi subire il rischio del fallimento. L'azienda riesce a scampare alla crisi e impara in fretta dagli errori. Comincia qui una svolta fondamentale: mai più la compagnia deve rischiare in proprio, facciamo rischiare gli altri! Ecco che nasce l'idea della finanziarizzazione dell'economia e la traslazione del rischio dei finanziamenti. Negli anni '30 comincia la gestione dei primi fondi di investimento (sono i risparmiatori a sottoscrivere le quote dei fondi, sono loro che rischiano i soldi, la Goldman li gestisce), e nascono i primi bond municipali (ovvero obbligazioni garantite da enti pubblici).
Negli anni '50, sotto la guida dello storico presidente Gus Levy ecco un'ulteriore svolta. La Banca sviluppa tecniche di investimento sempre più avanzate e nel '56 nasce la divisione Investment Banking, ovvero la Goldman Sachs è la prima banca al mondo a creare un mercato per i prodotti finanziari in cui, attraverso la vendita dei titoli alla massa dei risparmiatori, il rischio viene trasferito e polverizzato presso i milioni di acquirenti. È l'alba dell'attuale mercato finanziario in cui i derivati non rappresentano altro che l'approdo, sempre più sofisticato e diversificato, di quegli strumenti creati e sviluppati dalla Goldman Sachs.
Arriviamo ai giorni nostri. È di estremo interesse verificare come la Goldman Sachs si sia mossa durante la crisi dei mutui subprime della scorsa estate, una crisi che non è stata indolore per molti attori della finanza mondiale. Abbiamo tutti visto le file dei correntisti davanti alla britannica Northern Rock, perdite hanno avuto anche colossi di Wall Street come Morgan Stanley, Deutsche Bank, la stessa Merrill Lynch che è addirittura finita sotto inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, ed ha così preferito silurare il suo presidente ed affidarsi, come si diceva, alla guida di un ex Goldman, John Thain. Stessa fine per il presidente di Citigroup (per numeri la banca più grande del mondo) costretto a lasciare dopo che erano stati scoperti buchi per miliardi di dollari.
Anche Goldman Sachs ha avuto perdite, in realtà limitate ai suoi fondi obbligazionari più a rischio legati ai mutui subprime (Global Alpha e Global Equity) con tracolli in pochi giorni del 20% e 30% (e trattandosi di fondi di investimento, le perdite in realtà sono state dei clienti più che della compagnia stessa). Ma ecco che nella depressione generale, dalla Banca esce un comunicato laconico quanto gongolante che dice "le perdite sono state più che compensate da guadagni ottenuti shortando prodotti basati sui mutui". Cosa significa?
Non sono un tecnico e cercherò di spiegarvelo nel modo più semplice possibile, così come io stesso l'ho capito, spero di non farvi rabbrividire ("me lo spieghi come se fossi un bambino di sei anni" diceva Denzel Washington nel film Philadelphia!). |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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